Contro un platano durante l'ultima consegna, Domenico muore a 43 anni

Giovedì 12 Dicembre 2019 di Fabrizio Cibin
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CEGGIA/SAN DONÁ - L'auto che invade la corsia opposta, sbatte contro il platano sulla fiancata e poi finisce capottata nel fossato. È il tragico incidente avvenuto nella tarda serata di martedì a Pra' di Levada, costata la vita a Domenico Piccolo, di 43 anni. Titolare di un negozio di frutta e verdura, stava facendo le ultime consegne.
Nato in Belgio, trasferitosi con la famiglia a Mammola, piccolo comune vicino a Reggio Calabria, da anni abitava nel Veneto Orientale. Con la compagna Eleonora Ambrosin e la figlia dodicenne di lei, risiedeva a Fossà di San Donà.
 
La sua professione lo aveva visto per anni nell'ambito del commercio di frutta e verdura; negli ultimi tempi aveva gestito un'attività a Pramaggiore, nel Portogruarese, finchè poco più di un anno fa, grazie proprio ad Eleonora (che lavora alla Biennegrafica di Musile), era entrato in contatto con la famiglia Striuli, che per 54 anni aveva gestito il negozio di frutta e verdura in pieno centro a Musile, chiuso da quattro anni. Il negozio, avviato l'11 novembre dello scorso anno, nel giorno di San Martino, lo aveva chiamato Il Pomid'Oro. 
TELEFONATA NELLA NOTTE
Silvia era stata una sua dipendente: «Sempre disponibile con tutti, non mancava di fare anche delle consegne a domicilio, come stava facendo anche martedì sera». Alle 20 aveva chiuso il negozio, caricata la merce sulla sua Volkswagen Golf e stava dirigendo verso Ceggia, a Pra' di Levada. La sua corsa si è però conclusa proprio lì. Erano quasi le 22. Per cause che dovranno essere accertate dai carabinieri della compagnia di San Donà, giunti sul posto con la pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile, l'auto ha improvvisamente invaso la corsia opposta, ha colpito con violenza un platano con la fiancata destra e si è rovesciata nel fossato. I vigili del fuoco di San Donà hanno dovuto usare cesoie e divaricatori per estrarre il corpo rimasto incastrato nell'auto deformata. Ma per lui non c'è stato nulla da fare: il personale del Suem 118 ha dovuto dichiararne la morte. «Verso le 3.30 ho trovato la telefonata di un numero che non conoscevo - ricorda ancora Silvia - e non ho risposto. Era Eleonora, la compagna, che voleva avvisarmi di quanto era successo. Qualche ora dopo mi ha richiamato e mi ha raccontato tutto. Mi è caduto il mondo addosso. Non so più che parole usare, non so più cosa dire ad Eleonora, che si sta comunque dimostrando una persona forte. Domenico era una persona unica, molto buona, disposto a sacrificarsi per dare a chi aveva bisogno». Intanto qualcuno ha voluto portare una azalea, messa sulla porta del negozio ed una grande foto, davanti alla quale in tanti si sono fermati attoniti e affranti. La data dei funerali non è stata ancora fissata. 
Fabrizio Cibin

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