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Luglio 1902, 120 anni fa crollò il campanile di San Marco: ricostruzione rapida, macerie smaltite al Lido

Sabato 9 Luglio 2022
Il campanile durante il crollo e le macerie
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VENEZIA - Un rumore sordo, una nuvola densa che circonda la piazza e il vuoto che improvvisamente cambia lo skyline del salotto più bello del mondo. Il "paron di casa" si siede, crolla, lasciando il posto a un cumulo di macerie. È il 14 luglio del 1902, esattamente 120 anni fa, quando i veneziani assistono a una scena che ha dell’incredibile: il crollo del campanile di San Marco, la torre sulla cui cuspide svetta l’arcangelo Gabriele, che sembra quasi vegliare sulla città. Pochi secondi e - come ricorda una nota di "Venezia 1600" - il campanile si siede su se stesso, risparmiando miracolosamente i monumenti vicini e senza fare alcuna vittima. Sono le 9,52 del 14 luglio 1902, almeno secondo quanto riporta sulla cartolina del crollo l'editore Antonio De Paoli, che però sbaglia la data, stampando un 1903.  «Per ogni dove mescolaronsi, precipitando, le colonne marmoree della cella campanaria, assieme ai cornicioni, alle sculture dell’attico ed alla pesante armatura della cuspide. I massi ristettero all’angolo della Basilica, ed attuti il colpo la colonna che fu svelta; squarciarono, verso mezzogiorno, la testata della Libreria marciana». Così l’archeologo Giacomo Boni descrive la scena che compare ai suoi occhi, davanti allo stupore della gente che in un attimo aveva perso il proprio punto di riferimento.  

Quegli imprudenti lavori murari

Il campanile si accartoccia su se stesso, si insacca e piega verso l’angolo nord est, per imprudenti lavori murari, come verrà poi studiato e analizzato. La torre originaria viene infatti rialzata e modificata ma senza irrobustirne le base e seguendo criteri e tecniche diverse, proprie di uno e dell’altro secolo. Il campanile, oggi alto quasi 100 metri, viene costruito per la prima volta nel XII secolo, dove prima sorgeva probabilmente una torre di avvistamento, e viene poi riedificato tra il 1511 e il 1514. Le indagini successive al crollo rivelano difetti strutturali e trascuratezze di lavorazione, difetti di qualità e di impiego dei materiali che facilitano l’azione distruggitrice del tempo. 

 

La ricostruzione: inaugurazione il 25 aprile 1912

Com’era e dov’era. Lo decreta il Comune di Venezia, che già a distanza di pochi mesi, il 25 aprile del 1903, colloca la prima pietra e sempre il 25 aprile, giorno di San Marco, del 1912, inaugurerà il nuovo campanile. La costruzione, ricopiata fedelmente nel suo aspetto esteriore, viene reintegrata di alcune parti distrutte: vengono cioè posti su due lati del dado sopra la cella, alternati con le Giustizie, i due Leoni andanti in pietra d’Istria in sostituzione di quelli scalpellati alla caduta della Repubblica e, sulla sommità, viene ricomposta con gli originali frammenti la statua in rame sbalzato dell’Arcangelo Gabriele, quasi interamente rifatta, ricopiando l’antico modello del 1822. 

Smaltimento al largo del Lido

Le macerie del campanile vengono inabissate a tre miglia al largo del Lido. A lanciare in acqua il primo degli oltre 1.200.000 mattoni è una bambina, Gigeta Alessandri, figlia del pittore Angelo che lavorava per lo scrittore John Ruskin. È un funerale, un viaggio lugubre, quello che parte da San Marco e che termina alla bocca di porto del Lido con i primi cento metri cubi di macerie a bordo di una chiatta: a quel mare Venezia dona una parte di sé, di quei laterizi che i veneziani avevano raccolto fra i resti delle città romane dell’estuario, un “triste carico, biancheggiante come ossa cremate” e la folla, assiepata sul Molo, assiste in religioso silenzio all’ultimo viaggio di ciò che resta di uno dei simboli della loro città. Ma la storia del campanile non finisce lì. Da alcuni anni il mare sta restituendo tanti mattoni del vecchio campanile e nel 2021 è stato inaugurato il progetto culturale ed educativo “El paron de casa” che vede al centro proprio lui, un monumento diventato simbolo permanente di rinascita. 

Ultimo aggiornamento: 16:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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