Covid. Il negazionista sul vaporetto a Venezia. Senza mascherina, scoppia la lite

Sabato 17 Ottobre 2020 di Tiziano Graziottin
Covid. Il negazionista sul vaporetto a Venezia. Senza mascherina, scoppia la lite
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VENEZIA - Sembrava un diverbio come tanti altri, uno di quei siparietti che non di rado hanno per protagonisti veneziani imbufaliti a bordo di qualche mezzo pubblico. Accade su un vaporetto, affollato ma non stracarico come pure capita di vedere, partito giovedì mattina alle 10.55 da Rialto Mercato e diretto a piazzale Roma.

Il comandante appena qualche minuto prima aveva fermato l'imbarcazione per richiamare un turista salito all'approdo di Ca' d'oro senza protezione alcuna sul viso. Mormorii, commenti, gesti di disapprovazione nel rituale abbastanza frequente di questi mesi pandemici, ma senza code spiacevoli. Di tutt'altro tenore quel che succede poco dopo. «Tira su la mascherina, per favore» chiede gentile ma ferma una signora a un passeggero. Il ragazzotto - sui 25 anni, parlata locale - bofonchia qualcosa ma dà corso apparentemente senza colpo ferire al gesto salvavita. Però la cosa lo urta e lo fa capire a stretto giro, prima quasi parlando tra sé e sé, poi alzando la voce per salire sul ring. Dove va a parare, si intuisce subito perché davanti ai passeggeri inizialmente ammutoliti si materializza una figura quasi mitologica, non fosse per le manifestazioni surreali che abbiamo visto a Roma: il negazionista. «Sì sì, tiro su la mascherina, intanto voi bevetevi tutto, bevetevi le palle che vi racconta il governo». Una signora cerca di riportarlo sui binari dell'educazione e del buon senso: «Anche se lei non ci crede queste sono le regole, che valgono per tutti, e lei dovrebbe rispettarle se non altro per le persone anziane e fragili che ha intorno».

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Negazionista Covid

Ma il giovanotto, tra l'altro evidentemente convinto di avere un fisico bestiale, la mette giù piatta: «Sono sanissimo, se vuole le faccio 40 flessioni qui sul vaporetto. Io tengo su la mascherina ma voi smettetela, questa è una farsa, state tutto il giorno a guardare la tivù e vi riempiono di bugie», fino alla chiusa in dialetto «moéghea co sta storia» (leggi "fatela finita"). Dovrà arretrare lui dopo un acceso scambio di opinioni a fronte delle tante voci che si levano («ma le hai viste le bare con i morti?») e agli inviti, perentori diciamo così, a chiudere l'intemerata; tra cui quello decisivo del corpulento marinaio del vaporetto (commento del medesimo: «Una follia, ci mancava anche il negazionista»).

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Il concitato litigio, fortunatamente rimasto solo su un livello verbale, è comunque una cartina al tornasole del clima di preoccupazione se non di vera e propria tensione che si respira a Venezia. Una città speciale anche in questo - portata com'è per sua natura all'incontro ravvicinato e all'assembramento - nella quale calli strette, zone episodicamente molto frequentate, vaporetti su cui spesso si viaggia accalcati, favoriscono gli oggi tanto temuti faccia a faccia. Basta per l'appunto una mascherina abbassata per generare controversie o peggio, come accaduto martedì pomeriggio in Strada Nova quando un giovane ha pagato cara la sua leggerezza, inseguito e preso a pugni da un papà che ha indossato i panni del giustiziere (e si è beccato una denuncia). «L'avevo al collo perché mi si erano appannati gli occhiali», dirà il malcapitato con un occhio nero e varie ecchimosi sul viso. Peraltro in quel momento e in quel luogo non era nemmeno tenuto a indossarla, la mascherina, ha successivamente precisato la Polizia locale. Com'è triste Venezia col virus dietro l'angolo.

 

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Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 12:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA