La Corte dei conti: «Gravi ripercussioni dalla mancata unificazione dei porti di Venezia e Chioggia»

Martedì 11 Maggio 2021
Il porto di Venezia

VENEZIA - «Il processo di unificazione dei porti di Venezia e Chioggia in un'unica Autorità non è stato ancora completato, con evidenti ripercussioni sulla programmazione strategica, sull'organizzazione dell'Ente e sui servizi gestiti».

Lo rileva la Corte dei Conti nella relazione sulla gestione finanziaria 2019 dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Settentrionale (MAS) comprendente i porti di Venezia e Chioggia. In particolare, i magistrati contabili segnalano che le funzioni per il porto locale di Chioggia sono ancora svolte dall'Azienda Speciale della camera di commercio di Venezia e Rovigo «Aspo». La relazione ricorda inoltre che «le azioni di sviluppo dell'Autorità e gli interventi per garantire il rispetto degli obiettivi prefissati, da individuarsi in coerenza con il Piano regolatore di sistema portuale (PRP) e nell'ambito del Piano operativo triennale (POT), sono strettamente collegati al più generale tema della salvaguardia della laguna di Venezia». La sezione ritiene inoltre «necessaria, in particolare, una nuova visione unitaria per i porti di Venezia e di Chioggia che razionalizzi gli oneri nel rispetto dei criteri di aggiudicazione dettati dal d.lgs. n. 50 del 2016», cioè in ottemperanza al codice appalti. Il referto ha, inoltre, messo in evidenza «perduranti ritardi nell'attuazione degli interventi relativi ai progetti di riqualificazione e innovazione dell'infrastruttura portuale, fra cui quelli di riconversione e riqualificazione economica dell'area industriale di Porto Marghera ed in particolare dell'area ex Alumix Sava Fusina».

La relazione rileva inoltre un calo del traffico portuale del 4,7% rispetto al 2018, da attribuire alla «negativa performance del porto di Venezia che vede diminuire i propri traffici (-5,9%), solo in parte compensato dalla crescita degli scambi che hanno interessato il Porto di Chioggia, pari al 28,9 % rispetto al precedente esercizio». Quanto ai risultati del bilancio, l'avanzo di amministrazione, al 31 dicembre 2019 ammonta a 11.472.470 euro (di cui indisponibili 5.739.156 euro). Le entrate si attestano a 56,95 milioni di euro (-59,23 % sul 2018) mentre le uscite a 63,92 milioni (-59,29 % sul 2018). «La rilevante diminuzione delle entrate in conto capitale e delle corrispondenti uscite - segnala la relazione - è riferibile essenzialmente all'assenza, nel 2019, di contributi da parte dello Stato per specifici finanziamenti, che invece nel 2018 erano pari a euro 74,86 mln, e ad una corrispondente ridotta attività di investimento». La gestione economica evidenzia un utile di 10,50 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2018 (in cui era stato di 13,50 milioni di euro). Patrimonio netto a quota 235,52 milioni di euro (+4,67%) sul 2018.

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