Il tribunale cancella la sospensione dell'ex Provveditore Cinzia Zincone

Martedì 6 Dicembre 2022 di Roberta Brunetti
Il tribunale cancella la sospensione dell'ex Provveditore Cinzia Zincone

VENEZIA - La sospensione dall'incarico dell'allora provveditore alle Opere pubbliche, Cinzia Zincone, è stata «illegittima». Lo ha stabilito il Tribunale del lavoro di Venezia che ieri ha annullato il provvedimento del settembre dell'anno scorso con cui il Ministero delle infrastrutture aveva disposto la sospensione per tre mesi e senza stipendio della sua dirigente. Una decisione che all'epoca fece clamore. L'ultimo atto di una battaglia interna sulla gestione dei lavori del Mose che aveva visto il provveditore Zincone contrapporsi al commissario sblocca-cantieri, Elisabetta Spitz, e al capo dipartimento del ministero, Ilaria Bramezza. Per Zincone - con una lunga carriera in Provveditorato alle spalle, prima della nomina a provveditore - fu una cacciata anticipata, giusto a tre mesi dal pensionamento. Una macchia per la dirigente che impugnò il provvedimento. Sono seguiti mesi di lavoro per gli avvocati e di attesa. Venerdì scorso l'udienza di discussione, combattuta, davanti al giudice Anna Menegazzo. Ieri il deposito della sentenza.


IL RICORSO
La sospensione di Zincone era arrivata in uno dei momenti più di difficili per i lavori del Mose, all'epoca fermi, per la crisi del Consorzio Venezia Nuova, con le imprese in difficoltà per i crediti non pagati. In questo quadro l'allora provveditore aveva versato ad una delle aziende - Clodia, affidataria degli interventi alla bocca di porto di Chioggia - una parte del credito: circa 800mila euro su 3,5 milioni. Fu questo pagamento a finire al centro del provvedimento disciplinare che costò i tre mesi di sospensione. Un atto di «carattere preferenziale - per il ministero in violazione della par condicio creditorum, rispetto agli altri creditori di Cvn». Nel loro ricorso i legali di Zincone - gli avvocati Giuliano Marchi, Alvise Benedetelli e Giada Palladini - avevano sostenuto la legittimità del pagamento che, in assenza di una procedura di fallimento in corso, era anzi un atto dovuto.


LA DECISIONE
Il giudice ha di fatto accolto questa tesi. «In ragione dell'inadempimento di Cvn rispetto a Clodia il pagamento diretto da parte del Provveditorato era dovuto» scrive Menegazzo, sottolineando come Clodia fosse in difficoltà ed essenziale per garantire il funzionamento del Mose. Quanto alle divergenze con il commissario Spitz, contraria ai pagamenti, il giudice sottolinea come Zincone non avesse obblighi di seguire le sue indicazioni «non avendo un ruolo sovraordinato rispetto al provveditore».
Il giudice ha invece respinto le richieste di danni avanzate dall'ex provveditore (150mila euro), compensando le spese e condannando il ministero a pagare gli stipendi sospesi a Zincone, nonché a ricostruirne la carriera ai fini del Tfr. «Siamo soddisfatti - il commento dell'avvocato Marchi - La nostra cliente lo meritava, è stata vittima di un'ingiustizia». Soddisfazione anche in Provveditorato, tra molti ex collaboratori di Zincone. Il ministero, da parte sua, sarebbe intenzionato a impugnare la sentenza. E la stessa Zincone starebbe valutando altre azioni. Il caso insomma non è ancora chiuso.
 

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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