Autonomia, ora qualcosa si muove
Via libera Nord-Sud al ddl Boccia
Ma resta il nodo della spesa storica
Zaia: il Veneto chiede le 23 materie

Giovedì 28 Novembre 2019 di Alvise Fontanella
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VENEZIA - Il governo riapre il "dossier" delle autonomie regionali. E lo allarga a tutte le Regioni, nessuna esclusa, con una operazione che, incassando il via libera del Sud, rimuove l'impasse politico che finora ha congelato l'iter delle autonomie. Il ministro Francesco Boccia ha presentato oggi, 28 Novembre, in Conferenza Stato-Regioni, a Roma, un disegno di legge quadro sulle autonomie regionali che ha ottenuto il via libera da parte di tutti i governatori delle Regioni. Era presente anche il governatore del Veneto, Luca Zaia. Il testo del disegno di legge è servito a rassicurare il Sud, ed è stato accolto anche dai governatori del Nord. 
 

IL VIA LIBERA
Il disegno di legge quadro Boccia, forte del consenso ricevuto dalle Regioni, va ora in Consiglio dei ministri e potrebbe approdare in Parlamento molto rapidamente, se sarà inserito, come conta di fare il ministro, nell'ambito della Finanziaria che deve essere approvata entro fine anno. 

IL DDL
Il testo della legge, per rassicurare il Sud, chiarisce che prima di concludere le trattative con le Regioni, come il Veneto, che hanno chiesto l'autonomia differenziata e maggiori poteri, si dovranno varare i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni garantite dallo Stato a tutti i cittadini, dovunque residenti. E per fare i Lep, la legge Boccia concede un anno di tempo. E' proprio questo il nodo che ha fatto incagliare le trattative con Veneto e Lombardia: cosa succede se questo termine trascorre senza che siano fatti i Lep? La legge Boccia lo risolve ricorrendo alla spesa storica: «Qualora entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa non siano adottati i Lep, le risorse alle Regioni sono assegnate sulla base delle risorse a carattere permanente iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente».

L'AMBIGUITA'
Una formulazione che ha messo d'accordo Nord e Sud proprio per la sua ambiguità, perché non scioglie il nodo fondamentale: quale spesa storica? La spesa storica "media nazionale" per ciascun tipo di servizio, oppure la spesa storica "effettiva locale" per ciascun tipo di servizio? Nel primo caso, infatti, le Regioni più efficienti incassano un premio, perché lo Stato pagherebbe a tutti un uguale finanziamento per un uguale servizio, e chi spende meglio e spreca meno avrebbe un vantaggio, che spingerebbe tutti a migliorarsi: è questa la richiesta di Veneto e Lombardia. Nel secondo caso invece (ed è inutile dire da quale parte d'Italia si spinga per questa soluzione) le Regioni che da decenni buttano i soldi dalla finestra vengono premiate, perché lo Stato continuerà a saldare loro il conto come ha fatto finora, perpetuando lo "spreco storico" e quindi pagando per lo stesso servizio somme maggiori a chi è inefficiente e somme inferiori ai virtuosi. Boccia lascia aperte entrambe le interpretazioni: lo scontro su questo punto è solo rinviato.

IL VENETO NON CAMBIA LINEA
«La legge-quadro sostanzialmente traccia le linee-macro, dopodiché ogni Regione firmerà l'intesa propria, e il Veneto conferma che chiederà le 23 materie». Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, all'uscita della Conferenza Stato-Regioni.




  Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA