Con i fasci littori sul muro di casa. Denunciato, il giudice lo assolve

Martedì 19 Novembre 2019
Con i fasci littori sul muro di casa. Denunciato, il giudice lo assolve
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GEMONA - Non è reato avere delle rappresentazioni del fascio littorio nel giardino di casa o alle pareti. Non è reato nemmeno esporre su una targa una frase pronunciata da Benito Mussolini. E non è reato perché l’esposizione di simboli o cimeli del Ventennio non presuppone alcuna volontà né intenzione di ricostituire o evocare in maniera diretta il Partito nazionale fascista. Quindi la legge Scelba del 1952, che disciplina l’apologia del fascismo, in questo caso si disinnesca. È quello che ha deciso ieri mattina il Tribunale di Udine, assolvendo l’imputato Paolo Garlant, 40 anni, residente a Gemona nella casa “incriminata”. Il giudice è stato chiaro: il fatto non costituisce reato. Garlant, collezionista e ricercatore di cimeli storici, ha nella sua proprietà due riproduzioni del fascio littorio, una targa con la scritta “È l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende” e altri oggetti rari.  Nel 2017 i carabinieri di Gemona, passando di fronte alla villetta, avevano notato le immagini evocative del Ventennio e presentato una denuncia. Garlant, dopo una breve fase di indagine, era stato rinviato a giudizio. Ieri l’udienza di fronte al Tribunale in composizione monocratica di Udine: assolto, nessun reato. «Finalmente - ha detto Garlant - la storia è stata tutelata nella sua forma più pura. Non avrei mai rimosso quegli oggetti e non l’ho fatto nemmeno quando ho ricevuto la denuncia da parte dei carabinieri». Una vittoria, quella del cittadino gemonese, che come si dice in questi casi “fa giurisprudenza”.
IL RETROSCENA
I cimeli oggetto della denuncia presentata dai carabinieri sono tutelati dalla Soprintendenza. Lo ha rivelato l’avvocato difensore, il bolognese Vincenzo De Gaetano: «Si tratta di oggetti tutelati dalle autorità come elementi storici. Non si possono togliere, sono stati rimossi solamente durante alcune ristrutturazioni e successivamente ripristinati. Un fascio littorio dei due presenti risale al 1929». 
Ma il valore storico degli oggetti non è bastato ad evitare il rinvio a giudizio. Ieri il Tribunale di Udine ha deciso per l’assoluzione. «La legge Scelba - ha commentato ancora il legale - disciplina l’apologia del fascismo e all’articolo 4 sanziona chiunque promuova oppure organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista. Ma l’apologia presuppone la messa in pratica di azioni o dichiarazioni volte alla ricostituzione del partito fascista, non l’esposizione di cimeli». 
Marco Agrusti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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