Aldo, il veterinario che cura gli elefanti resi orfani dai cacciatori d'avorio

Giovedì 6 Febbraio 2020 di Alessandra Vendrame
Il veterinario Aldo Giovannella insieme a uno degli elefanti orfani
3
MOGLIANO Vola da Treviso al Kenia il dottore dei piccoli “Dumbo”. Il veterinario italiano che porta cure mediche ai cuccioli di elefante rimasti orfani per mano dei cacciatori d’avorio. Il mal d’Africa nella vita del dottor Aldo Giovannella, 56 anni, romano d’origine, ma da 25 anni di casa con il suo ambulatorio veterinario a Mogliano, è capitato all’improvviso dieci anni fa. Quando di ritorno da un viaggio in Kenya ha deciso di sposare il progetto scientifico, della fondazione anglo keniota “David Sheldrick Wildlife Trust” nata nel 1977 nella volontà di dar battaglia al bracconaggio. Creata dall’inglese Daphne Sheldrick in memoria del marito - una delle prime guardie forestali in Kenia – ha qui realizzato per il reinserimento degli elefanti la bonifica dello “Tsavo National Park” che si estende per circa 22mila chilometri. 

IL CENTRO
Sempre in Kenia, a Nairobi, si trova invece il centro di recupero e riabilitazione della fondazione che accoglie i cuccioli di elefante africano e insieme anche i piccoli di rinoceronte nero. Sopravvissuti ma rimasti traumatizzati dopo aver visto morire in maniera brutale le loro madri per mano dei cacciatori d’avorio o dei bracconieri: «I cuccioli vengono accolti dopo un lungo viaggio in aereo e in jeep, arrivano disidratati, affamati ma soprattutto in lutto per aver assistito all’uccisione dell’intera famiglia – spiega il dottor Giovannella – Il cervello degli elefanti è molto simile a quello dell’uomo avendo anche loro un sistema di neuroni a specchio. La sensazione del tatto della proboscide è simile a quella delle nostre mani. Ed è attraverso lo sguardo gli occhi che i piccoli di elefante trasmettono il bisogno di empatia. Il processo del lutto dunque è lo stesso di quello dell’uomo. Per questo è necessario approcciarsi a loro con le stesse attenzioni che si rivolgono a un bambino». Dopo le prime cure gli elefantini orfani entrano gradualmente a far parte di una nuova famiglia, inizialmente umana. Sotto le cure dei “keepers” i loro “angeli custodi”. Loro il compito di nutrirli, proteggerli e insegnare le regole sociali. Durante il giorno i piccoli “Dumbo” vengono accompagnati all’esterno, nel bush, dove imparano ad alimentarsi e a socializzare con i compagni attraverso giochi e prove di forza.

LA NUOVA VITA
Raggiunta una maggiore autonomia e forza psico-fisica aumentano le loro uscite e le occasioni di incontrare nella savana mandrie di elefanti selvatici o ex orfani grazie ai quali riusciranno a staccarsi dal nucleo umano per reintegrarsi nella famiglia elefantesca. «Troveranno anche una madre elefantessa che li adotterà creando quel forte e unico legame familiare tipico degli elefanti. Il loro percorso si concluderà con il reinserimento nell’habitat naturale, ovviamente protetto, con la speranza che non incontrino mai più i bracconieri», spiega il dottore trevigiano che periodicamente vola in Kenia per curare gli elefantini. Diagnosi tempestive e cure sono rivolte in particolare ai cuccioli vittime di traumi con qualche disabilità fisica. Per loro è stata creata una speciale “nursery”, un’unità protetta, senza la quale non riuscirebbero a salvarsi dai predatori: «Più i cuccioli sono grandi e più il tempo di recupero del disturbo post traumatico causato dal lutto per l’uccisione brutale di un genitore è lungo – racconta così l’emozione di un’avvenuta guarigione il dottore dei cuccioli con la proboscide – L’elefante è un mammifero e anche noi siamo mammiferi. Molti comportamenti sociali umani espressi in modo diverso fanno comunque parte di un sistema universale di comunicazione. Per questo stare vicino a un elefante che soffre è come stare vicino a un tuo simile».  Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci