Bimba muta, la denuncia della mamma: «Parcheggiata in classe»

PER APPROFONDIRE: bimba muta, paese, scuola, treviso
Bimba muta, la denuncia della  mamma: «Parcheggiata in classe»

di Mauro Favaro

PAESE - «Mia figlia Lisa non parla. Comunica attraverso la lingua dei segni. Fino a qualche giorno fa a scuola poteva contare su un addetto all'assistenza che conosceva la Lis. Ma da lunedì non c'è più nessuno. L'Usl al momento non riesce a trovare un sostituto. Per questo mi sono proposta per andare io stessa, nel frattempo, a farle da interprete in classe. Così almeno garantiamo l'istruzione alla bambina, invece di lasciarla semplicemente parcheggiata tra i banchi. Ma la scuola e l'ufficio scolastico di Treviso mi hanno detto che non è possibile. Perché sono la madre». Raffaella Buziol, mamma di Lisa, bambina di 10 anni e mezzo che frequenta la quarta elementare alle Pravato, ancora non ci crede di essersi vista chiudere la porta in faccia. La piccola ha la disprassia, un disturbo della coordinazione motoria che causa il blocco dei muscoli facciali. La sua bocca non riesce ad articolare i suoni. Vede e sente, ma non riesce a parlare. Se non attraverso la Lingua dei segni. Ecco perché per la madre è fondamentale che al suo fianco ci sia qualcuno che la maneggi agevolmente. Ed è qui che nasce il problema. 
 L'insegnante di sostegno non conosce la Lis. E da lunedì non c'è più il mediatore che l'aveva seguita dall'inizio dell'anno scolastico. Ha scelto un'altra strada. «Non ci sarebbe alcuna difficoltà dice Raffaella se si riuscisse a trovare un sostituto». Però non si trova. «Il risultato è che al momento mia figlia è scoperta per 21 ore su 28 fa il punto la madre capisco che non è semplice trovare qualcuno di specializzato. Ci stiamo impegnando tutti. Ma appunto per questo nel frattempo potrei farle io da interprete in classe per italiano, storia e geografia». A scuola le hanno detto che Lisa potrebbe comunque comunicare in forma scritta. «Sarebbe come dire a un dislessico di scrivere», taglia corto Raffaella. 
SENZA ALTERNATIVEL'Usl, a dire il vero, le ha proposto altri addetti all'assistenza. Ma nessuno di questi conosce la lingua dei segni. Solo uno ha iniziato a formarsi. Però è ancora a un livello base. Negli anni scorsi è stata la stessa famiglia a coprire i buchi nel servizio pagando di tasca propria un assistente alla comunicazione, anche fino a 1.200 euro al mese. Oggi si è punto e a capo. 
«Questo nonostante il Tar ci abbia dato ragione in merito alla necessità che accanto a mia figlia ci sia qualcuno che conosce la Lis incalza Raffaella basterebbe che le fosse garantito lo stesso servizio che viene erogato ai sordi: 20 ore di assistente alla comunicazione a settimana. Invece non è così». 
LA POLEMICALa madre di Lisa ha già scritto a mezzo mondo (nel 2015 aveva raccontato la storia della figlia anche al tg Striscia la Notizia su Canale 5). A cominciare dalla Regione. Per ora, però, il problema non è stato risolto. Dal canto suo, l'Usl assicura che sta facendo il possibile per venirne a capo. «Né la scuola né la Provincia hanno operatori che conoscono la Lingua dei segni è il quadro fatto dal direttore generale Francesco Benazzi stiamo lavorando con la cooperativa Il Girasole per trovare un mediatore che possa garantire almeno 10 ore a settimana. Purtroppo non ci sono. Abbiamo già chiesto alla stessa cooperativa di formare un altro addetto in questo senso. Ma i tempi non sono brevi». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sabato 20 Ottobre 2018, 15:24






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Bimba muta, la denuncia della mamma: «Parcheggiata in classe»
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 9 commenti presenti
2018-10-22 21:00:01
STARE FUORI. Sento l’inadeguatezza di tutto ciò che dico, sotto l’irrequietezza di tutti i vostri occhi che avverto addosso e che io non posso. Non posso farcela da solo con questo vuoto che mi avete fatto intorno ché invece di accogliermi, mi avete rifiutato. Perché la mia testa non è omologata. Perché non parlo la vostra stessa lingua. Perché sono una donna che vive sui cartoni. Perché sono un uomo con la minigonna. Perché sono un bambino che viene da lontano. Avete diviso il mondo in dentro e fuori e voi siete rimasti dentro e poi mi avete messo fuori. Fuori, come quando piove e non c’è un riparo. Fuori, come quando si gela e non c’è una casa. Fuori, come quando hai bisogno e non c’è una mano. Fuori, come un bidone della spazzatura. Fuori, come quando provi a bussare e senti le voci dentro, ma non senti i passi di chi viene alla porta. Io non sorrido più e non parlo più, ché le vostre parole, sono proiettili che uccidono e ché i vostri occhi sono solo pronti a condannare e mai a posarsi e cercare di capire. Ma se solo voi abbassaste, anche poco, quel vostro sguardo e ascoltaste quello che ho da dirvi, potrei recuperare un po’ di sicurezza e così farvi conoscere tutti i colori di questa pazza vita, tutti i suoni della mia lingua madre, tutto quello che vedo da qui sotto, tutto il dolore che mi avete procurato e tutti i giochi che facevo al mio paese. Scoprireste che sono solo quello che vi manca, la distanza da colmare per conoscere il mondo e capirne tutta la bellezza.
2018-10-22 20:11:27
STARE FUORI. Sento l’inadeguatezza di tutto ciò che dico, sotto l’irrequietezza di tutti i vostri occhi che avverto addosso e che io non posso. Non posso farcela da solo con questo vuoto che mi avete fatto intorno ché invece di accogliermi, mi avete rifiutato. Perché la mia testa non è omologata. Perché non parlo la vostra stessa lingua. Perché sono una donna che vive sui cartoni. Perché sono un uomo con la minigonna. Perché sono un bambino che viene da lontano. Avete diviso il mondo in dentro e fuori e voi siete rimasti dentro e poi mi avete messo fuori. Fuori, come quando piove e non c’è un riparo. Fuori, come quando si gela e non c’è una casa. Fuori, come quando hai bisogno e non c’è una mano. Fuori, come un bidone della spazzatura. Fuori, come quando provi a bussare e senti le voci dentro, ma non senti i passi di chi viene alla porta. Io non sorrido più e non parlo più, ché le vostre parole, sono proiettili che uccidono e ché i vostri occhi sono solo pronti a condannare e mai a posarsi e cercare di capire. Ma se solo voi abbassaste, anche poco, quel vostro sguardo e ascoltaste quello che ho da dirvi, potrei recuperare un po’ di sicurezza e così farvi conoscere tutti i colori di questa pazza vita, tutti i suoni della mia lingua madre, tutto quello che vedo da qui sotto, tutto il dolore che mi avete procurato e tutti i giochi che facevo al mio paese. Scoprireste che sono solo quello che vi manca, la distanza da colmare per conoscere il mondo e capirne tutta la bellezza.
2018-10-20 19:18:21
Dico una stupidaggine, volevo usare un'altra parola ... Se se vuole la soluzione si trova, se non l'hanno trovata vuol dire che manca la volontà e questo è criminale. Da papà un abbraccio a questa coraggiosa mamma e alla sua pupa.
2018-10-20 18:30:48
Purtroppo siamo in italia. La i minuscola perché in fatto di gestire queste persone siamo gli ultimi del quarto mondo, e ancora ci s'interroga su come dove e perché. L'ignoranza non è dei bambini che conoscono poco della vita e del mondo, ma degli adulti, di chi guida e governa, che si credono esseri superiori perché hanno tutti i 5 sensi che funzionano, ma il sesto senso ha delle lacune impressionanti ed è il "buonsenso".
2018-10-20 17:06:42
Si potrebbe ipotizzare un permesso momentaneo per la madre, considerata la difficoltà a reperire personale qualificato. Almeno nella scuola bisognerebbe avere quell'elasticità necessaria a sopperire alla mancanza di personale qualificato superando anche giuste perplessità dal punto di vista didattico in merito alla presenza di un genitore con l'allieva,sopra a tutto dovrebbe prevalere l'interesse della bambina e fare in modo che possa partecipare in modo attivo alle lezioni.