Ad un anno dalla morte di Sartor i fratelli Stella rivendicano la loro innocenza: «Scagionati dai video» Foto

Venerdì 29 Maggio 2020
Ad un anno dalla morte di Sartor i fratelli Stella rivendicano la loro innocenza: «Scagionati dai video»
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FARRA DI SOLIGO - Trattati da assassini, coperti di menzogne e stritolati dal tritacarne social con insulti e messaggi di morte, i fratelli Alberto e Francesco Stella rompono il silenzio ad un anno dalla tragedia nella quale sono stati coinvolti, la morte di Alessandro Sartor, per gridare la loro innocenza. Oltre alla perizia del medico legale, il quale ha dichiarato che Sartor non è stato picchiato ed è morto a causa di un infarto dovuto ad una patologia, sono i fotogrammi delle videocamere di sorveglianza del locale a scagionare i fratelli Stella. «È stato un anno di dolore per tutta la nostra famiglia - afferma Alberto - Abbiamo affrontato prove difficili, la carcerazione da innocenti, non ci hanno lasciato parlare, siamo stati sbattuti in carcere e sottoposti alla gogna mediatica senza precedenti nel nostro territorio e all'odio sui social. Un danno psicologico che ci porteremo dentro per tutta la vita, ma quello che mi ferisce di più è che la famiglia di Sartor non sappia la verità». 
 

Cerca di sedare una rissa al bar: muore a 45 anni, fermati due fratelli

LA TRAGEDIA
La notte tra il 30 ed il 31 maggio 2019 in piazza a Tovena, di fronte al bar Al Bakaro, è morto Alessandro Sartor, 45 anni, operaio di Soller che quella sera stava dando una mano come barista proprio al Bakaro. Era una sera di festa, la piazza era vestita di rosa per il passaggio del giro d'Italia che quel giorno aveva attraversato le colline del Prosecco. Secondo le testimonianze raccolte, è emerso che Alberto e Francesco arrivarono al Bakaro in tarda serata, che intorno all'una, complice gli animi riscaldati dall'alcol, nacque una discussione tra il titolare del bar e Francesco per il costo elevato di un cocktail. Che Francesco venne allontanato dal locale anche con l'intervento di Sartor e che poi la discussione divenne rissa nella quale furono coinvolte altre persone e pure Alberto e che i due fratelli colpirono Sartor il quale cadde a terra, sbatté la testa e morì. E gli Stella fuggirono a bordo delle loro rispettive auto. «Le cose non sono andate come sono state raccontate riferisce Alberto -. Non abbiamo colpito Sartor e non siamo fuggiti. Sono racconti fatti di menzogne e ancora oggi affiorano i titoloni che ci tacciano di un reato che non abbiamo commesso». Entrambi i fratelli lo hanno detto sin dal primo momento. Alberto, il maggiore dei due che all'epoca dei fatti aveva 31 anni, ha verosimilmente pensato molto alle parole da dire e che si è tenuto dentro da molto tempo. Parla in modo rispettoso ma deciso, butta fuori la sofferenza, misurando le parole perché il processo è ancora aperto (c'è la richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero Daniela Brunetti) e non si chiuderà prima del 6 maggio 2021, data nella quale è stata fissata l'udienza, rimandata di un anno a causa dell'emergenza Coronavirus. Misura le parole ma non le emozioni. Non può dire tutto ciò che vorrebbe, fare i nomi di chi secondo lui ha mentito, ma non può più trattenere quello che per troppo tempo non ha potuto gridare al mondo. O meglio, lo ha detto ma non gli hanno creduto. Lui e Francesco, 26 anni, più timido e che lascia parlare il fratello, sono rimasti in carcere per quattro giorni con l'accusa di rissa e omicidio preterintenzionale. Ad accusarli sarebbe stata la testimonianza chiave di una testimone oculare che aveva dichiarato di aver visto Francesco colpire Sartor alla schiena. Le immagini della fotocamera, analizzate dal perito della Procura e poi anche da quello della difesa Massimiliano Spataro, raccontano un'altra storia.

 

GLI ELEMENTI
«Non vogliamo trarre alcuna conclusione - ha affermato Danilo Riponti, legale dei fratelli Stella -, il fascicolo è ancora aperto. Quest'oggi abbiamo voluto soltanto evidenziare alcuni elementi oggettivi. Risultanze che non sono valutazioni, ma elementi ricavati dal fascicolo. Tre passaggi fondamentali: uno afferente la testimone oculare che ha innescato l'attività d'indagine e che, come emerge dalle immagini, non ha potuto fisicamente vedere quello che ha dichiarato di aver visto; la specificità di Francesco che si era allontanato dalla piazza prima che accadesse il tragico evento e la circostanza in cui Alberto non si è dato alla fuga, anzi è stato tra i primi a soccorrere Alessandro, poi ha subito egli stesso un'aggressione, ben documentata nel video e dai danni subiti dalla sua auto e di conseguenza ha dovuto allontanarsi in auto, cosa che ha fatto con prudenza e senza manovre azzardate. Sono circostanze oggettive, evidenze documentali, immagini non discutibili. Tuttavia non è il momento di trarre conclusioni, che arriveranno a momento debito». «È stato un anno doloroso anche per la famiglia Sartor - dice Alberto - è giunta l'ora che anche loro sappiano la verità, perché finora hanno avuto persone vicine che hanno strumentalizzato la vicenda, con racconti inventati».

Ultimo aggiornamento: 19:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA