«Io, senza medico di base, costretto a rivolgermi al pronto soccorso: chiedo il rimborso del ticket»

Mercoledì 5 Ottobre 2022 di M.Fav
Ospedale Ca' Foncello di Treviso
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TREVISO - Quasi 90 telefonate alla guardia medica di Treviso. Tutte andate a vuoto: la linea era sempre occupata. Così si è arreso è ha portato suo figlio, 17 anni, direttamente al pronto soccorso del Ca' Foncello. Qui ha risolto il problema ottenendo la prescrizione di un antibiotico. Dopo tre ore di attesa, però, ha dovuto pagare il ticket di 25 euro. E adesso ha presentato reclamo all'Usl della Marca, inviandolo in copia anche alla Federconsumatori, per ottenere il rimborso.


È quanto accaduto sabato a un 51enne residente a Quinto. Senza poter più fare riferimento alla guardia medica di Paese, chiusa ormai un anno e mezzo fa a causa della mancanza di dottori, l'uomo ha provato a mettersi in contatto con l'ambulatorio della continuità assistenziale di Treviso, all'ingresso del Ca' Foncello. Ma non sono bastate 87 telefonate. «Il numero dava sempre occupato spiega senza nemmeno essere messi in attesa». Da qui la decisione di rivolgersi all'ospedale. «All'accettazione del pronto soccorso mi è stato fatto notare che la situazione poteva essere risolta chiamando la guardia medica. Peccato che non ci si possa presentare direttamente in guardia medica, se non previa telefonata spiega detto questo, non ho nulla contro il personale della stessa guardia medica. So che deve far fronte a una mole incredibile di richieste. Il punto è che ad oggi il servizio della continuità assistenziale di fatto non c'è. E di conseguenza le persone sono costrette a rivolgersi al pronto soccorso, dove ho dovuto attendere tre ore, occupando spazio rispetto ad altri utenti che sicuramente avevano più bisogno di me».
Ma non c'erano alternative per arrivare alla prescrizione dell'antibiotico, indispensabile per poterlo poi ritirare nelle farmacie di turno. I vertici dell'Usl sono i primi a conoscere il problema legato all'ormai cronica carenza di camici bianchi.

Nelle guardie mediche della provincia lavorano 134 professionisti. Sostanzialmente tutti con incarichi a termine. Ed evidentemente non bastano. Soprattutto nei periodo più impegnativi, come quello attuale. «Le richieste alla continuità assistenziale stanno aumentando in modo esponenziale a causa dell'incremento dei contagi da Covid e dei primi casi di influenza stagionale fa il punto il direttore generale Francesco Benazzi sabato, in particolare, a Treviso erano in servizio quattro medici. Due impegnati in visite a domicilio e altri due sommersi dalle telefonate. Stiamo cercando di trovare soluzioni alternative, ma non è semplice». Si dovrebbe partire dalla riapertura della guardia medica di Paese. Ma non ci sono ancora abbastanza camici bianchi. E così possono verificarsi dei cortocircuiti. «Ci dispiace per gli eventuali disagi conclude Benazzi stiamo facendo tutto ciò che è possibile. In ogni caso, alla luce del reclamo, non ci saranno problemi a rimborsare il costo del ticket del pronto soccorso alla persona che prima aveva provato a contattare la guardia medica».

 

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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