Mostra da record su Van Gogh. Goldin: «Treviso non l'ha voluta»

Martedì 14 Gennaio 2020 di Elena Filini
Bisogna arrivare nel cuore dell’Olanda, nel Brabante, dove Vincent van Gogh ha visto la luce, per respirare la sua aria e immergersi davvero nel suo mondo. Marco Goldin ha scelto di condividere questo viaggio a Otterlo, per raccontare la grande mostra su Vincent a Padova in occasione dei 25 anni di Linea d’ombra. Sarà probabilmente, come concentrazione di capolavori, una delle più grandi mai realizzate. Un regalo che avrebbe potuto arrivare direttamente a Treviso. «Il progetto Van Gogh era una delle quattro grandi mostre pensate per Treviso. Mi fu fatta una proposta e io ho lavorato mesi per mettere in piedi un cartellone quadriennale. Dalla fine della primavera fino all’autunno 2018 per la precisione».
Che cosa è successo poi?
«Quello che in città si racconta ormai da molti mesi: l’amministrazione trevigiana, che prima mi aveva chiesto un articolato programma di mostre, ha interrotto i contatti. Così mi sono trovato con un programma straordinario in mano e improvvisamente senza più un luogo dove farlo».
E’ in quel momento che vengono avviati i rapporti con Padova?
«Siccome tutti erano sicuri che avrei lavorato a Treviso per questo quadriennio nessuno mi aveva fino ad allora contattato. Quando si è diffusa la notizia che a Treviso non avrei più realizzato mostre, mi hanno cercato diverse amministrazioni. Scegliendo di legarmi a Padova con un progetto biennale, però, non ho portato un piano preconfezionato. Ho deciso di fare una cosa più estesa: prendere in esame il tempo di Van Gogh. La vita del pittore e le vite degli artisti che hanno intrecciato rapporti con lui. Ne è uscita una mostra con 125 opere di cui oltre 80 di Van Gogh equamente divise tra dipinti e disegni».
Ha definito “Van Gogh i colori della vita” una mostra sorprendente. Quali cose della vita del pittore ancora non conosciamo?
«Indaghiamo i primi anni, l’apprendistato, ma soprattutto questa esposizione sorprenderà per i legami tra Van Gogh e altre figure coeve, abbiamo voluto far uscire dal cono d’ombra pittori inaspettati, aprendo con un folgorante Francis Bacon e portando Courbet, Delacroix, Gauguin e i giapponesi Hiroshige e Kunisada».
A Vincent van Gogh sarà dedicata la grande mostra dall’ottobre 2020 all’aprile 2021. Poi a Padova, l’anno successivo, si vedrà un’esposizione molto importante dedicata ai cieli stellati, dal Seicento al Novecento avanzato.
«Si, confesso che sono stato stimolato dall’orgoglio: la mia città improvvisamente è scomparsa e allora, per Padova ho voluto allargare lo spettro a Van Gogh e il suo tempo. La mostra di quest’anno parte dal 1886, quando il pittore arriva in Francia. Ma non è una galleria di capolavori, la vedo piuttosto come un grande romanzo.Poi presenteremo questo viaggio unico nei cieli dipinti».
E’ per sottolineare l’importanza di questa mostra che ha voluto presentarla direttamente al Koller-Muller Museum?
«Ci sono due motivi. Questi sono i luoghi dell’infanzia di Van Gogh. Siamo ai confini col Brabante, qui Vincent è nato e qui si sono svolti i primi 5 anni di pittura prima del trasferimento in Francia. Poi il Kroller-Muller è il grande prestatore di questa mostra: da qui provengono tutti i disegni e 23 dipinti tra cui tele famosissime come “La Vigna verde”, il quadro che realizza aspettando Gauguin per metterlo nella stanza della Casa gialla ad Arles».
Tra gli ospiti in Olanda anche l’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo.
 «Giovanni Manildo, che è qui in veste di collaboratore della famiglia Baccini, è stata la persona che mi ha riportato a Treviso. Con lui ho un rapporto di amicizia e di stima, perchè non ho mai pensato che l’arte debba seguire la politica. Quello che invece capita sempre è che quando cambia l’amministrazione cambiano le scelte. E’ una cosa solo italiana, sono 36 anni che faccio mostre e ormai ci sono abituato. Però non ha senso»
La grande mostra su Rodin è coincisa con un incontro importante: quello con la famiglia Baccini, main sponsor di questa mostra.
«L’incontro con famiglie che amano davvero i quadri e che dimostrano sensibilità autentica per l’arte figurativa è uno dei risvolti più interessanti di questo lavoro. Ho collaborato 16 anni con la famiglia Lucchetta, poi ho incontrato Elisa Baccini e la sua famiglia. Con loro abbiamo fatto anche la mostra su Giacometti, che Elisa aveva pensato come omaggio a suo padre. Il rapporto che si crea non è basato sulla mera sponsorizzazione, ma è fatto di dialogo e di sensibilità».
Oggi è prematuro poter immaginare in qualche formula un futuro a Treviso per Marco Goldin?
«Questa amministrazione ha presentato un programma quadriennale che andrà fino al 2022/23. Mai dire mai, ma stiamo davvero parlando di un futuro oggi non programmabile. Quello che desidero io, adesso, è fare ciò che facevo anni fa. Una mostra l’anno: amata, curata, sviscerata, approfondita in ogni sua parte».
Insieme a questa esposizione Marco Goldin torna in libreria
«Si, per Solferino, uscirà il mio secondo romanzo, dedicato agli ultimi 70 giorni di vita di van Gogh. Si intitola “Canto di un pittore nei campi di grano»
Domenica Marco Goldin ha spento, nei luoghi di Vincent, 59 candeline. C’è qualcosa che è rimasto nel cuore, ancora da realizzare?
«Non ho particolari rimpianti, sono felice di essere riuscito a realizzare molti dei miei desideri, sotto il profilo lavorativo. Mi piacerebbe forse un ciclo di mostre su grandi figure della pittura del Novecento».
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