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Zaia: «Centrale nucleare in Veneto? Non ho pregiudizi. Energia, un piano per l'Italia»

"Le rinnovabili non bastano, i comitati sono sempre contro"

Domenica 17 Aprile 2022 di Alda Vanzan
Luca Zaia
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VENEZIA - Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, la guerra in Ucraina dura da 53 giorni e gli effetti anche nel nostro paese stanno diventando pesanti tra caro energia e non autosufficienza alimentare. Che idea si è fatto?
«Siamo di fronte a conseguenze disastrose di una economia di guerra che rischia di portarci a una recessione. Il rapporto è inversamente proporzionale: meno dura la guerra e più l'economia può ripartire, più dura la guerra e più c'è il rischio di finire in recessione. Ma quello che è cambiato è la percezione del conflitto».


Vuol dire che non si condanna più Putin?
«Lo abbiamo condannato e lo condanniamo senza se e senza ma. Ma cinquanta giorni fa avevamo la certezza che il mondo avrebbe tifato per la pace. Oggi abbiamo la certezza che, non solo tra i contendenti, ma anche fuori del teatro di guerra c'è chi sulla pace non sta investendo poi tanto, la volontà è di inasprire i toni. Il Papa ne esce da gigante per la pace, e lo dico da laico».


I segnali che arrivano dall'economia veneta sono contraddittori. Il turismo è ripreso, c'è voglia di ritorno alla normalità come si è visto al Vinitaly, ma ci sono anche difficoltà nelle produzioni tra caro energia e difficoltà a trovare personale.
«L'economia veneta è come l'uomo davanti a un violento temporale: si mette al riparo in casa, ma appena esce uno sprazzo di sole c'è l'invasione delle piazze. L'estate 2021 ha fatturato più del 2019. Il bilancio assunzioni/licenziamenti è positivo. Il Veneto è pronto a una grande ripartenza dopo due anni di pandemia, ma il problema è che la guerra ci ha spiazzato tutti. E si è capito che su autonomia energetica e autonomia alimentare il Paese è debole».


La sua proposta di rivedere il Piano nazionale di ripresa e resilienza non avuto seguiti.
«Il Pnrr è stato ben pensato ma nonostante sia relativamente giovane, è di un'èra glaciale fa. Il fattore guerra ha scombinato i mercati e le nostre vite. Pensare che quel piano sia ancora attuale vuol dire essere fuori dalla storia. Oggi la priorità non è abbellire i borghi, ma fare in modo che i cittadini di quei borghi riescano a pagare le bollette».


Come si può diventare autosufficienti se dipendiamo dal gas della Russia?
«Intanto uscendo dalla posizione ipocrita e gattopardesca che siamo sempre i numeri uno, perché non è così. Abbiamo una dipendenza energetica che è imbarazzante. Ma dico anche che non si può dividere il mondo in due, gli intelligentoni che hanno investito sulle energie rinnovabili e gli altri etichettati come devastatori. Le rinnovabili le vogliamo tutti, ma si deve sapere che non sono sufficienti. Dobbiamo decidere che mix di energia vogliamo. Questo è un paese che vive nell'ipocrisia di non avere il nucleare di ultima generazione, ma ce l'ha alle frontiere, tant'è che abbiamo le pasticche di iodio in magazzino per la vicinanza con la centrale di Krsko, in Slovenia».


Lei accetterebbe una centrale nucleare in Veneto?
«Io non soffro di feticismo energetico, non ho posizioni precostituite. Dico semplicemente che questo Paese deve mettere attorno al tavolo i massimi esperti e darsi un piano energetico nazionale. E poi vogliamo dire cosa succede quando si parla di rinnovabili? L'eolico ha i comitati contro, l'idroelettrico non ne parliamo, sul fotovoltaico pure. Chi protesta si preoccupa dell'impatto ambientale, ma anche dell'arricchimento di chi investe. Ma, allora, se i problemi sono questi, basterebbe far diventare le energie rinnovabili un bene pubblico, anche se di certo non si sopirebbero le rimostranze dei comitati».


L'olio di girasole è scomparso dagli scaffali dei supermercati e intanto ci sono limiti di produzione agricola dettati dall'Unione europea. Cosa va cambiato?
«Nel mio libro Adottare la terra del 2009 io queste cose le ho denunciate, ho parlato del conflitto tra combustibile e commestibile. Macron venti giorni fa ha detto che la Francia ha come priorità l'autonomia alimentare. Deve valere anche per l'Italia. Mi viene in mente la favola della formichina e della cicala che ci raccontavano da bambini: ho l'impressione che ci siamo allocati dalla parte delle cicale, ma l'estate non dura all'infinito».


Una volta del Veneto si diceva: gigante economico, nano politico. È ancora così?
«È un vecchio adagio, ma a me non risulta che siamo pieni di schei e senza visione. Io penso che i nostri imprenditori siano eccezionali e penso che l'Italia debba rendere onore a quei 180 miliardi di Pil, il 10% di quello nazionale, che vengono prodotti in Veneto. I nostri imprenditori hanno saputo creare un vero e proprio fenomeno economico che è un case history oggetto di studio».


A proposito di giganti economici, è in corso una sfida su Generali, una realtà economica importante che ha radici e un forte peso economico nel Veneto e nel Nordest.
«Non competono a me giudizi, le decisioni spettano all'assemblea dei soci e su questo ho il massimo rispetto».


Questa sfida vede impegnati importanti imprenditori veneti o che nel Nordest hanno forti interessi. Qual è il suo punto di vista?
«Tornando all'adagio del gigante economico e del nano politico, non posso non rilevare che degli imprenditori illuminati, in tempi non sospetti, quando altri guardavano altrove, investivano in questa grande società. Una società che sentiamo veneta fino in fondo: Generali ha abbandonato l'aquila bicipide per scegliere il nostro leone. Per noi è un onore pensare che ci siano imprenditori e un pezzo di Veneto che insieme investono e credono in questa società».


Covid-19, è iniziata la somministrazione della quarta dose: in prospettiva dovranno farla tutti?
«La quarta dose va garantita a ultraottantenni e fragili. Ormai è chiaro che, grazie alla profilassi, siamo passati dalla fase pandemica alla fase endemica. Ci sono ancora contagi, ma le occupazioni dei posti letto scendono. Il virus sta entrando in tutte le case, ma non spazza via le persone come prima: la comunità si sta tutta immunizzando. Cosa che a febbraio 2020 non era immaginabile».


Il simbolo della Pasqua è la colomba con il ramoscello di ulivo. Dove spera si posi?
«Nelle terre dell'Ucraina così da portare la pace in tutto il mondo. Ma lancio un messaggio ai grandi della Terra: il popolo non la pensa come loro se vogliono fare i guerrafondai, nella società del nostro Occidente l'opzione guerra non esiste più. È questo l'errore che stanno commettendo».

 

Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 13:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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