Teresa e Trifone, indagato militare
campano per l'omicidio: nessun alibi

Teresa e Trifone, indagato militare campano per l'omicidio: nessun alibi

di Cristina Antonutti

PORDENONE - A 6 mesi dal delitto dei fidanzati di Pordenone, finalmente c'è la prima svolta.

E' un commilitone campano di Trifone di 26 anni, G.R., residente a Pordenone, e non sarebbe ben chiaro il movente.

L'indagato sarebbe un ex coinquilino di Trifone Ragone. Vivevano insieme ad altri colleghi in un appartamento di Pordenone, prima che la vittima si trasferisse a convivere nel condominio di Via Chioggia, assieme a Teresa Costanza, pochi mesi dopo averla conosciuta. Il militare di 26 anni indagato non avrebbe un alibi per la sera e l'ora del delitto. L'uomo, che nel corso di questi sei mesi è stato ripetutamente sentito dagli investigatori, ha sempre affermato di trovarsi nella propria abitazione, da solo.

G.R. risiede in una delle strade centrali di Pordenone, arteria che dista, a piedi, una manciata di minuti dal Palazzetto dello Sport e dallo stesso laghetto dove i sommozzatori dell'Arma hanno rinvenuto il caricatore della pistola che potrebbe essere stata usata dal killer. Da quanto trapelato, la sua iscrizione nel registro degli indagati risalirebbe già a qualche giorno fa, ma è stata confermata solo stamani dalla Procura della Repubblica di Pordenone. L'uomo ha indicato un legale di fiducia e un perito che parteciperà ad alcuni rilievi irripetibili sul caricatore stesso.




Il caricatore ripescato nel laghetto del parco di San Valentino è compatibile con la vecchia Beretta 7,65 utilizzata per tendere l’agguato la sera del 17 marzo al caporal maggiore Trifone Ragone e alla sua fidanzata Teresa Costanza. La conferma è arrivata ieri.



Sul luogo del delitto l’unica traccia trovata restano i sei bossoli calibro 7,65. Quella sera il killer - che si è mosso nel buio parcheggio della palestra rapidamente e con una lucidità tale che in tanti hanno pensato a un professionista del crimine - è incredibilmente riuscito a uccidere senza lasciare tracce, farsi vedere dagli sportivi che stavano a pochi metri da lui, che hanno scambiato gli spari per petardi e non si sono accorti di presenze sospette.







Il caricatore ripescato nel laghetto è un modello monofilare che contiene più di sei colpi. Significa che l’assassino lo ha scaricato quasi completamente, che voleva essere sicuro di uccidere, cosa che ha fatto dimostrando sicurezza e abilità nel maneggiare la pistola. Una pistola Beretta realizzata prima della seconda Guerra mondiale, un ferro vecchio che in molti hanno definito la "pistola del nonno". Lo stesso procuratore Martani a suo tempo aveva sottolineato che l’arma avrebbe potuto anche incepparsi.



Serena Gasperini, legale della famiglia di Trifone spiega che «Il movente dovrà essere accertato, si ipotizza un alterco».



TUTTI GLI ARTICOLI SUL GIALLO

Venerdì 25 Settembre 2015, 07:51






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Teresa e Trifone, indagato militare
campano per l'omicidio: nessun alibi
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 29 commenti presenti
2015-09-26 12:22:13
Le inesattezze le dice tutti i giorni, compreso lei in giorni alterni..
2015-09-26 08:16:57
Probabilmente ha già confessato da giorni altrimenti nel laghetto non ci sarebbero mai andati visto che in 6 mesi non lo hanno fatto!!!
2015-09-26 07:57:23
Lo dica al governo!!! lo dica al legislatore, lo dica alla magistratura, lo dica alle forze politiche TUTTE. Inutile che tutti i santi giorni lancia sia insulti che offese contro il sud Italia, che sono tutti delinquenti, quando i fatti non stanno come lei dice. Per colpa di qualche migliaio di delinquenti, lei ABUSA in modo continuo .
2015-09-26 07:00:54
Ricordi di servizio militare di leva.I superiori ci gasavano dicendo che eravamo un reggimento d'elite :sempre allenati alle parate ai servizi d'onore.Sembravamo un balletto di centinaia all'unisono.Al "pied arm " altri facevano sentire una scarica di colpi prolungata, noi un unico colpo secco di calciolo e tacchi.Divisa sempre ordinata e stirata, anfibi lucidi il giusto, capelli e barbe da manuale. Tra di noi il servizio sicurezza ed informazioni interno fece arrestare e sparire dai ranghi...verso qualche carcere militare : 1 spacciatore, 1 che gestiva fuori caserma un giro di prostitute fatte venire dalla sua città con camper , due che tenevano la pistola privata non si sa se con matricola o meno..dicevano che c'erano abituati in qualità di pastori.In compenso c'erano ingegneri , medici , informatici che assolvevano l'obbligo dopo anni di rinvii per motivi di studio.Di noi sapevano parecchio ..sia dove si andava in libera uscita, sia cosa si faceva da borghesi .
2015-09-25 23:46:13
di sera uno deve accompagnarsi con persone per crearsi un alibi? Incredibile, ma ogni volta che succede un reato mi chiedo con chi ero quel giorno? spero che gli indizi siano supportate da prove concrete.