I profughi hanno paura dei cibi
freddi: per loro un buono kebab

Sabato 1 Agosto 2015 di Antonella Santarelli
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PORDENONE - «Se i profughi non vogliono mangiare la pastasciutta dategli il kebab. È inutile sprecare il cibo». Questo l’invito di Vincenzo Romor, assessore alla Politiche sociali, che parla con cognizione di causa, dopo aver visto gli immigrati accolti in città rifiutare i pasti freddi, che venivano somministrati loro la sera da parte di una cooperativa che si occupa di ristorazione. «I 12 profughi ospitati al Sacro Cuore - racconta - mentre a pranzo consumavano senza problemi i piatti caldi, la sera lasciavano i vassoi con il cibo intatti e non volevano mangiare. Allora mi sono preoccupato di capire per quale motivo lo facessero. Morale: sono convinti che i piatti freddi facciano male alla salute e siano pieni di batteri. Le loro famiglie nei Paesi d’origine li hanno abituati a bollire e a ribollire la carne e tutto il resto e, pertanto, sono cresciuti credendo che i piatti freddi e gli affettati non siano né igienici né salutari. Una volta preso atto di questa loro convinzione e accertato che non si trattava di un capriccio, abbiamo deciso di andare incontro alle loro tradizioni e di cambiare menu, ripiegando sul kebab. E ora usiamo lo stesso trattamento per tutti: la Carits consegna loro ogni giorno un "buono kebab" per acquistare la piadina ripiena di verdure e carne arrostita sul girarrosto».





Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 15:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA