​Cervelli in fuga, scappati oltre 20mila giovani friulani in dieci anni

Partono ingegneri, medici e laureati in economia e giurisprudenza. Solo il 15 per cento torna a casa

Martedì 11 Aprile 2023 di Loris Del Frate
Cervelli in fuga, in dieci anni "scappati" oltre 20mila giovani friulani

Se si conteggiano gli ultimi 10 anni i giovani laureati, diplomati o con un attestato di scuola professionale che se ne sono andati dalla Destra Tagliamento per cercare lavoro e sistemarsi all’estero sono stati circa 18 mila. Dalla provincia di Udine, invece si registrano partenze per oltre 19 mila. Infine da Trieste iscritti all’Aire negli ultimi 10 anni sono poco meno di 8 mila. Sono numeri impressionanti per una regione piccola come il Friuli Venezia Giulia che sta boccheggiando alla ricerca di personale in tutte le strutture.


DANNO ECONOMICO
La partenza di un giovane che non trova lavoro nel proprio Paese è un danno non solo sociale e non è solo un magone per la famiglia, è anche un danno economico.

Per formare un laureato, infatti, secondo Fondazione NordEst serve un investimento stimato pari a 165mila euro di spesa sostenuta dalle famiglie e di 126.936 euro di spesa pubblica. Soldi che se li godono o Paesi esteri che si vedono arrivare ragazzi già pronti da inserire nel mondo del lavoro a tutti i livelli. 


IL CONVEGNO
Il 15 aprile l’Eface farà un convegno a Pordenone per parlare della fuga dei nostri giovani negli ultimi 5 anni, cercando di inquadrare il fenomeno. Per farlo si farà aiutare tra tre esperti, anche loro andanti all’estero che spiegheranno motivazioni, tipo di lavoro e soprattutto quali soluzioni per far tornare indietro i nostri ragazzi.


LA CAUSE 
La mancanza di lavoro è una delle cause che “aiuta” la fuga, ma non è la prima. Già, perchè ora a pesare di più sono gli stipendi bassi, la precarietà, l’impossibilità di una vita stabile necessaria per mettere su una famiglia, fare dei figli. Ma non è ancora tutto. Già, perchè se il drammatico capitolo dell’emigrazione avrebbe dovuto essere chiuso da un pezzo, in realtà le opportunità migliori, sono ancora oltre i confini italiani. Un segnale chiarissimo arriva dalle stesse imprese estere che credono nei giovani laureati italiani molto di più degli imprenditori locali. Un segnale? Le aziende straniere sono venute a fare “shopping” di laureati in Friuli, corteggiando i giovani più talentuosi usciti dall’ateneo di Udine e anche dagli altri poli universitari della regione. Come dire che oggi non sono i giovani a prendersi un periodo all’estero per fare esperienza, ma sono le stesse aziende del Nord Europa, Usa, Canada, Austria, a fare scouting a domicilio direttamente in Friuli.


I PICCHI
I ragazzi friulani che vanno a lavorare all’estero sono parecchi, anche a fronte del fatto che la denatalità che sta raggiungendo numeri da brivido, rischia di creare grossi problemi. Dal 2013 allo scorso anno il Friuli Venezia Giulia perde oltre 2 mila ragazzi l’anno. Il maggior numero di partenze è stato registrato nel 2016 quando 2.896 friulani hanno deciso di andare all’estero, lo scorso anno il numero è sceso a 2.795. Udine complessivamente è la provincia che offre i numeri più alti con poco più di mille l’anno. Seguono Pordenone e Gorizia con meno di 300 partenze. Quasi parità di partenze tra ragazzi e ragazze, con una leggere predominanza del sesso forte.


LAUREATI 
A partire, fortunatamente non più con la valigia di cartone come una volta, è gran parte della futura classe dirigente del Friuli. Il 75 per cento ha una laurea, in Economia, Medicina, Giurisprudenza, ma anche Lingue e Lettere. Dove vanno? Una volta era l’Inghilterra una delle mete più ambite. Con la Brexit le cose sono cambiate. I giovani vanno a fare i medici in Germania, Lussemburgo e Svizzera. Una buona parte dei laureati in Economia si indirizza, invece, ancora verso l’Inghilterra, ma c’è la Francia, Lussemburgo e Belgio. Per non parlare poi di quelli che “scavalcano” l’Oceano e scelgono l’America, ma anche nuove frontiere si sono fatte avanti come il Giappone, la Cina e l’India anche se per ora non si parla di grossi numeri. Resta l’Europa il riferimento. Quanti tornano indietro? Pochi. Dopo 5 anni solo il 15 per cento. E più passa il tempo, più difficile è tornare a casa perchè la casa è dove la si è costruita.

Ultimo aggiornamento: 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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