Sull'orlo della fame, il caro-bollette spinge sempre più famiglie friulane a tagliare la spesa e a chiedere aiuto

Lunedì 7 Novembre 2022 di Cristina Antonutti
In coda per la spesa

I rincari stanno mettendo a dura prova molte famiglie monoreddito con figli a carico. Famiglie costrette a fare scelte che mai, prima d’ora, avrebbero mai immaginato: pagare le bollette per evitare il taglio delle utenze oppure alleggerire il carrello della spesa rinunciando non solo alla qualità, ma anche a cibi molto importanti nella dieta dei bambini. La decisione è facilmente intuibile. E a confermarlo è l’aumento di richieste d’aiuto che ultimamente arrivano direttamente al Banco alimentare del Friuli Venezia Giulia da parte di persone che improvvisamente si ritrovano in quel pericoloso limbo che precede la povertà.


LA SITUAZIONE


Clara Braidotti, responsabile della comunicazione del Banco alimentare che ha sede a Pasian di Prato, spiega che dopo la pandemia le richieste di aiuto sono aumentate da parte delle 317 strutture caritative del Fvg (225) e del Veneto Orientale (92). «Ci chiedono più alimenti - afferma -. Sembrava che la situazione fosse migliorata. I profughi ucraini si erano sostituiti alle persone da noi aiutate, ma adesso, con il caro bollette e i rincari dei generi alimentari, ci troviamo a rispondere a numerose famiglie in difficoltà. Ci scrivono mail, ci fanno capire che non si sono mai trovati in difficoltà. Quando è la prima volta, non sai a chi rivolgerti, se poi a casa ci sono bambini, la famiglia è a rischio. Noi li indirizziamo ai Comuni e alle associazioni per non perderli». Prima del 2013/14 la maggior parte degli assistiti era straniera, adesso gli immigrati sono soltanto la metà. «Il friulano chiede aiuto con maggior difficoltà, fa tanta fatica - spiega Braidotti -. Spesso veniamo sapere delle sue difficoltà per vie traverse. È una sconfitta che ti annienta: sei una famiglia normale che improvvisamente si ritrova in crisi. I rincari? Incidono. Anzi, quest’estate, finite le scuole e chiuse le mense, molti bambini non mangiavano a sufficienza». 


L’ATTIVITÀ


Il Banco alimentare recupera cibo che andrebbe sprecato, raccoglie donazioni e cerca di autofinanziarsi per poter dare di più. Raggiunge circa 46mila persone, di cui 35mila in regione, a cui va aggiunta una percentuale del 15% che non è registrata perché è temporanea. Nel 2021 sono state consegnate quasi 4mila tonnellate di alimenti, per un valore commerciale di 11,5 milioni di euro (21.648 pasti al giorno). La colletta alimentare rappresenta il 13% del canale di approvvigionamento. Il 44% di alimenti arriva attraverso il programma europeo Fead, quindi dall’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, e il 43% viene recuperato dalla filiera alimentare (ristorazione, produttori agricoli e industriali, distribuzione). Sono 78 le aziende che donano alimenti e beni; altre 42 donano servizi e fanno elargizioni.


LE STRUTTURE


Il cibo viene consegnato Caritas, San Vincenzo, Centri di Solidarietà, Centri di ascolto, Croce Rossa, Centri di aiuto alla vita, Case famiglia, Istituti religiosi, Empori della solidarietà, Comunità per disabili, minori, ragazze madri, malati, Congregazioni missionarie e mense per poveri. Un esercito di 317 realtà. Di queste, 265 distribuiscono pacchi alimentari nella loro sede o a domicilio; 21 offrono un servizio di mensa; 27 sono di tipo residenziale; 5 sono empori della solidarietà; 6 sono unità di strada; 70 aderiscono al programma Siticibo (recupera cibo che andrebbe sprecato, come avviene con Old Wild West di Fiume Veneto, ad esempio, i gruppi Eight Srl, PFGroup e Sodexo. Altri alimenti vengono donati, come fanno una pizzeria e una panetteria che si trovano nel Pordenonese.

Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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