Il tabaccaio: «Me lo sono visto
di spalle, paura e ho sparato»

PER APPROFONDIRE: correzzola, tabaccaio
Franco Birolo e la sua tabaccheria a Correzzola
PADOVA - «Me lo sono trovato di spalle e ho avuto paura. Ha saltato il banco della tabaccheria e mi è passato sulla sinistra. Io ho sparato». Franco Birolo ricostruisce con il pubblico ministero Benedetto Roberti e i carabinieri il tragico furto nella sua tabaccheria di Civè di Correzzola, nella Bassa padovana, di giovedì notte.

Il 47enne tabaccaio-edicolante ha raccontato davanti al magistrato tutti gli attimi della sua tragedia. «Ero a letto e dormivo tranquillamente quando ho sentito un forte botto che ha fatto scattare il mio allarme». Franco Birolo capisce che nel suo negozio, sotto l’abitazione, sta avvenendo qualcosa di molto grave. Gli basta un attimo per decidere che deve armarsi. La moglie Tamara Fabbian è al suo fianco con un’espressione di terrore. Si è svegliata anche la figlioletta.

«Ho caricato la mia Glock calibro 9 e sono sceso. Ho fatto lentamente le scale perchè volevo arrivare senza farmi vedere nell’ufficio che confina con il negozio con una tenda». Franco Birolo dice di averne visti quattro di malviventi. «Quando sono uscito dalla tenda dell’ufficio e mi sono trovato davanti un bandito che passava le stecche di sigarette. Ho urlato che ero armato. E l’individuo che avevo davanti ha cercato di fuggire. Gli ho puntato la pistola e l’ho minacciato. Ed è stato in quel momento che è spuntato alle mie spalle un altro individuo. Ha saltato il banco del negozio e mi è passato sulla sinistra per scappare».

É a questo punto che il tabacciaio preme il grilletto e colpisce a morte il giovane moldavo. Il magistrato chiede al tabaccaio degli altri malviventi. «Ne ho visti altri due scappare», gli dice franco Birolo. Ed è lui, con l’aiuto della moglie, che ammanetta con del nastro adesivo da pacchi il giovane moldavo o romeno che non è riuscito a fuggire. Poi lo incappuccia coprendogli la faccia con il suo maglione. Una tecnica militare che ha imparato quand’era parà di leva.

Questa mattina il pubblico ministero Benedetto Roberti porterà davanti al giudice delle indagini preliminari, Lara Fortuna, l’arrestato. I carabinieri lo stanno identificando. Franco Birolo si è nominato un difensore, è l’avvocato Luigino Martellato, che è stato il legale dei familiari di Gianfranco Piras, il gioielliere di Abano Terme che è stato ucciso dai rapinatori nel luglio 2005. Già questa mattina l’avvocato Martellato nominerà i consulenti del tabaccaio. Intanto l’uccisione di un ladro moldavo da parte del tabaccaio Franco Birolo a Civè di Correzzola, ha aumentato nella popolazione locale il senso di insicurezza.

Motivo di preoccupazione che però è in parte smentito dagli ultimi dati sui furti commessi nel comune di Correzzola. «Nel 2011 - ha ricordato il comandante del comando Provinciale dei carabinieri il colonnello Renato Chicoli - sono stati registrati 25 furti tra abitazioni e negozi. Nel 2012 fino all’altro giorno i reati di questo tipo sono stati due». Numeri bassi. «Quanto accaduto - ha proseguito Chicoli - è stato un episodio isolato, parlare di allarme è sbagliato. Certo non abbiamo sottovalutato l’avvenimento. Siamo poi presenti sul territorio. La stazione dei carabinieri di Codevigo, che ha più di dieci militari in servizio, copre egregiamente i tre comuni di Arzergrande, Correzzola e Pontelongo. E poi a pochi chilometri c’è la caserma di Piove di Sacco e anche i carabinieri di Rovigo. L’area è molto controllata». Eppure il senso di insicurezza è costante se non aumentato.

«Il senso di sicurezza - ha terminato il colonnello Renato Chicoli - non si crea solo con le forze dell’ordine, ma anche ad esempio riparando dei lampioni e rendendo più luminose le strade. E poi anche un nomade di passaggio in un piccolo centro può provocare insicurezza nella popolazione».
Restano ancora senza identità il giovane morto e il complice arrestato per furto aggravato. Il ladro avrebbe fornito agli inquirenti le sue generalità e quelle del connazionale ucciso, ma la sua versione non è considerata attendibile. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno spedito le impronte digitali dei due al consolato moldavo, ma ancora non hanno avuto risposta. L’arrestato ha dichiarato agli uomini dell’Arma di essere di nazionalità romena e ha detto: «Io sono minorenne». Affermazione anche questa smentita da un esame medico a cui è stato sottoposto.

Sabato 28 Aprile 2012, 09:18






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