Giordani: «Io, la città e gli alleati: perché sono pronto a ricandidarmi a sindaco»

Domenica 9 Maggio 2021 di Egle Luca Cocco
Sergio Giordani compie 68 anni e si augura che la pandemia finisca e la vita normale riprenda, con lui ancora sindaco a proseguire il lavoro fatto dal 2017 ad oggi
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PADOVA - La sfida per restare alla guida di Palazzo Moroni, gli alleati a volte scomodi, i progetti a volte contestati, la pandemia. Un Sergio Giordani a 360 gradi, che parla del suo futuro e di quello della città. Alla vigilia del suo sessantottesimo compleanno.

Sindaco, nuovo ospedale, tram, Tav e stazione, questura, Prandina... Quale progetto vedremo per primo e quale ritiene fondamentale, a parte l’ospedale ovviamente?
«Tutte queste opere fanno parte di una visione che nei prossimi anni vedrà Padova cambiare letteralmente volto in meglio. Sono davvero orgoglioso ed emozionato per il lavoro fatto, non ci siamo mai fermati ma da imprenditore so bene che le cose belle e utili costano fatica. I padovani sono persone dinamiche e laboriose e Padova è una città che anche grazie a loro e a questi progetti guarda al futuro oltre la pandemia da Covid con grande speranza e con la convinzione che le basi per divenire la capitale del Nordest sono state gettate».

Andiamo nel concreto...
«Il fatto dell’inserimento di tutto il progetto tranviario nel recovery plan per la cifra di 335 milioni è una rivoluzione e porterà Padova a livello delle città europee di primo ordine, saremo una capitale del trasporto sostenibile. Il fatto che il Governo abbia stanziato 10 milardi extra per finanziare l’alta velocità e la nuova stazione di Padova mi esalta, se penso a tutti gli incontri fatti a Roma e al protocollo firmato la scorsa estate con Ministro, presidente di Regione e vertici di ferrovie dello Stato. L’ospedale farà di Padova un polo della salute e della medicina mondiale, gli effetti benefici di quest’opera di oltre mezzo miliardo che abbiamo concordato in tempi rapidissimi con il presidente Zaia e l’università sono incommensurabili. Via Anelli oggi è un campo di terra sgombro dove prima c’erano le palazzine del degrado, la nuova Questura darà più sicurezza e qualità di azione alle nostre forze dell’ordine mentre a breve definiremo anche l’avvio delle progettualità sullo spazio enorme e strategico della caserma Prandina. Insomma, le cose da fare non mancano e ne abbiamo in serbo altre. Ora serve lavorare sodo e uniti».

Progetto significa anche opposizione: pensiamo a tram e pediatria. Chi protesta sbaglia o ha qualche ragione?
«Io ho rispetto delle opinioni di tutti, è il mio tratto caratteriale di moderato per così dire un po’ “democristiano”, però so anche fare le scelte quando serve, so assumermi le responsabilità e credo che alla fine quello che conta sia agire con buon senso. Ora Padova è una delle città che soffre più lo smog in Italia, i padovani vogliono il tram a grande maggioranza, in 4 anni abbiamo portato a casa 400 milioni per questo progetto che migliorerà la qualità della vita di tutti, dovevo forse rinunciare? Pura follia, semmai chi mi ha preceduto dovrà spiegare perché ha detto di no a decine di milioni sul sistema tram che poi sono riuscito io a non perdere per un pelo appena arrivato a Palazzo Moroni».

E Pediatria?
«Anche qua rispetto le ragioni di tutti ma ci sono alcuni punti chiave. Il primo, la situazione strutturale di pediatria è indecente se la paragoniamo all’eccellenza medica che vi alberga e io non sono più disposto a tollerare sofferenze inutili per mamme, papà e bambini; ripartire da zero vuol dire perdere dieci anni. Il secondo, io voglio tutelare le mura infatti il progetto va visto nel suo complesso: nascerà un grande parco delle mura e il pollaio anni 50 che oggi si poggia sopra queste, sarà demolito per valorizzarle. Se invece ci fermiamo resta tutto come è ora, serve buon senso. Punto terzo, io ho vinto le elezioni garantendo che in centro sarebbe rimasto un grande ospedale per i padovani e così sarà. Con gli abbattimenti del monoblocco e la demolizione del caos costruttivo sopra le mura razionalizzeremo e valorizzeremo le bellezze artistiche enormemente più di quanto lo siano ora ma che li qualcosa dovesse sorgere era noto e comunque, solo per fare un esempio, saranno altezze ben inferiori all’attuale policlinico universitario che sarà rigenerato e affiancato da un nuovo pronto soccorso e dalla torre delle emergenze».

Proteste arrivano anche dai suoi alleati. E non solo sulla Prandina. Ultimo il caso del fermo del giovane. Non crede che alle prossime elezioni i nodi arriveranno al pettine? Una forza politica come Coalizione civica come potrà essere ancora al suo fianco in maniera credibile?
«Guardi, credo che una maggioranza divisa non avrebbe di certo prodotto la sfilza di opere che abbiamo elencato poco fa. Non scherziamo, ogni cosa è passata in consiglio comunale, tutto è stato votato. Siamo solidi e stiamo offrendo alla città una politica del fare. Guardi io non sono un politico, ma da quello che vedo in giro e quello che ho letto sulla stampa in passato quando non ero Sindaco le posso garantire che al nostro interno c’è un clima molto unitario e molto costruttivo, sono pienamente soddisfatto e sereno su questo».

Un motivo per ricandidarsi sindaco e un motivo per non farlo?
«Per ricandidarmi, che amo Padova in maniera viscerale e fare il sindaco è un grande onore. Per non farlo, che per fare il sindaco come piace fare a me ovvero spesso anche stando in ufficio anche 12 ore al giorno si devono inevitabilmente comprimere lo spazio per i cari, gli amici, i familiari e questo di certo pesa a me come peserebbe a tutti. Ma lo ripeto, fare il sindaco è l’esperienza più bella che mi sia capitato di vivere. Dopo la storia d’amore con mia moglie Lucia, bene inteso. E aggiungo: non ho ancora sciolto le riserve se candidarmi o meno».

Dal centrodestra, soprattutto versante Lega, sostengono che alla fine sta portando avanti progetti loro...
«Di certo io non sono uno che butta nel cestino progetti buoni per partito politico come si è fatto prima di me. Ciò detto questa è una favola che penso ami raccontarsi la destra perché banalmente non è vero. Guardi io non amo fare polemiche, ma prendere lezioni da una ex maggioranza implosa su se stessa in poco più di due anni sinceramente anche no...».

Tra Marcato, Bitonci, Ostellari e Boron chi vorrebbe avere come sfidante per Palazzo Moroni? E perchè?
«Mi è davvero del tutto indifferente, tanto alla fine decidono i cittadini col voto e non le segreterie di partito».

La pandemia ha stravolto tutto. In quali condizioni ne uscirà Padova?
«La città è forte, i padovani sono gente determinata e noi come amministrazione siamo pronti a fare di tutto per agganciare la rinascita e la ripresa dopo questo incubo. Io sono ottimista, penso che ne usciremo più forti ma solo se saremo coesi e solidali. Mi fido ciecamente della comunità padovana, durante questa pandemia siamo stati anche capitale europea del volontariato e abbiamo saputo dare il meglio di noi. Poi, se come spero a luglio arriva anche il riconoscimento Unesco per Padova sarà un’ulteriore straordinaria spinta».

L’errore più grave che ha compiuto finora. E cosa crede di aver fatto meglio?
«Illudermi che sarei riuscito a superare le lungaggini burocratiche della pubblica amministrazione, è impossibile e anche se ho collaboratori davvero eccellenti i tempi dei progetti ne risentono e sarebbero necessarie riforme strutturali del Governo. Quello che ho fatto meglio? Mantenere la parola coi padovani: niente litigi, cattiverie, scontri frontali inutili e preconcetti ma solo leale collaborazione istituzionale».

Fiera, qualcuno potrebbe dire: state sprecando soldi pubblici mancando un piano industriale... Da una parte l’università, dall’altra la casa della musica: a quel punto a cosa servirà il centro congressi?.
«Quando sono arrivato era di certo più comodo un atteggiamento pilatesco che lasciasse la Fiera al suo destino, ma sarebbe stato un atto di grave irresponsabilità verso la città che si sarebbe trovata una voragine di degrado in centro. La Fiera deve oggi rilanciarsi con nuove prospettive, nuovi mercati, nuovi partner e i soci stanno lavorando a questo con grande forza. Il Centro Congressi darà un impulso in più e tutte le opere che stiamo pensando, arena della musica compresa, non vanno a diminuire lo spazio espositivo ma lo preservano aprendo anzi nuove opportunità. Infatti contiamo di fare a settembre una grande edizione di Auto e Moto d’epoca perchè sono convinto che saremo usciti dalla pandemia anche grazie alle vaccinazioni e al lavoro dei medici».

Domani compie 68 anni. Che regalo vorrebbe ricevere?
«La notizia certa che presto saremo usciti dal Covid, mi manca il contatto umano, mi manca la nostra vita di sempre. Spero di poter condividere con tutti e presto questa gioia».
 

 

Ultimo aggiornamento: 10 Maggio, 09:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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