Inchiesta Grafica Veneta e Bm Service, la Cisl racconta come iniziò: «Gli 11 licenziati ci chiesero aiuto»

Venerdì 24 Settembre 2021
Lavoratori pachistani durante una protesta davanti alla fabbrica
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PADOVA - L'inchiesta per caporalato che ha coinvolto il mese scorso Grafica veneta e la Bm Service ha preso il via da un incontro avvenuto nel maggio 2020 negli uffici della Cisl Padova Rovigo, ai quali si sono rivolti undici lavoratori pachistani. Lo rende noto lo stesso sindacato. «Pochi giorni dopo quei lavoratori sono stati licenziati e attualmente sono protetti dalle istituzioni. Ma l'indagine che ha permesso di appurare i soprusi e le condizioni di lavoro adottate fino allo scorso agosto, nei confronti di altri lavoratori, è partita da lì» raccontano il segretario generale Samuel Scavazzin e la responsabile dell'ufficio vertenze Barbara Marras. I due sindacalisti hanno ripercorso la vicenda in vista dell'inizio del processo per la causa di lavoro. L'udienza, fissata per il 30 settembre, è stata rinviata al 9 novembre.

La tessera bancomat "presidiata"

«Questi undici lavoratori - ricordano i sindacalisti - si sono rivolti alla Cisl di Padova nella seconda metà di maggio, lo scorso anno. Il motivo che li ha indotti a rivolgersi al sindacato è stata la richiesta, da parte della Bm Service, di consegnare la loro tessera bancomat e di rivelare il codice pin. Ogni mese infatti la ditta chiedeva ai lavoratori 200 euro dal loro stipendio come 'accantonamento del Tfr', con la promessa che questi soldi sarebbero stati loro restituiti a fine rapporto. Fino ad allora i ragazzi venivano accompagnati al bancomat perché prelevassero la somma da consegnare». «Dopo questa ennesima assurda richiesta - spiegano - i lavoratori pachistani hanno raccontato agli operatori della Cisl Padova Rovigo le loro condizioni di lavoro. Un orario di 12 ore al giorno con una pausa minima, niente ferie, permessi, contratto part time e periodi addirittura senza contratto».

La spedizione punitiva

Ma rivendicare i loro diritti di fronte al datore di lavoro, accusa la Cisl, «ha generato la spedizione punitiva del 25 maggio 2020. Durante questo pestaggio sono stati sottratti loro anche alcuni documenti personali. Inoltre i lavoratori si sono ritrovati in alcuni casi licenziati con una 'giusta causa' creata ad hoc: per paradosso, sono stati accusati di essere indisciplinati e insubordinati. Alcuni hanno addirittura scoperto di aver rassegnato le dimissioni. E su questo bisognerebbe indagare, perché evidentemente è stato trovato un ufficio 'compiacente' che ha falsificato la lettera di dimissioni». L'ufficio vertenze della Cisl Padova Rovigo, con l'avvocato Laura Ferrara dello studio De Salvo Ferrara Finocchiaro ha quindi proceduto ad impugnare i licenziamenti-dimissioni, e dopo aver verificato i pochi documenti ancora in possesso dei lavoratori, a redigere i conteggi delle differenze retributive dovute per il lavoro straordinario, al mancato pagamento della tredicesima, ferie, permessi. «È stato così riscontrato che nell'ultima busta paga veniva trattenuta l'indennità di alloggio, già ampiamente versata in contanti in modo da compensarla con il Tfr dovuto - sottolineano i sindacalisti -. Il ricorso è stato presentato contro Bm Service e Grafica veneta, perché i lavoratori erano impiegati tramite appalto di servizi nell'azienda di Trebaseleghe, vincolata dalla responsabilità solidale, come committente, al rispetto delle retribuzioni dei contributi relativi al periodo lavorato. Le somme rivendicate vanno da 20 a 100mila euro». 

 

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