Donne incinte non vaccinate, cresce l'allarme: altre due future mamme in terapia intensiva

Giovedì 16 Settembre 2021 di Mauro Giacon
Pazienti covid in terapia intensiva
9

PADOVA - «Ammalarsi di Covid quando si è in gravidanza può essere molto pericoloso. Se la mamma ha problemi respiratori anche il piccolo ne risentirà. Noi da febbraio del 2020 abbiamo avuto 84 casi di madri in gravidanza con la malattia. Di questi 45 solo quest’anno. Sette avevano una polmonite interstiziale. Cinque mamme sono finite in terapia intensiva, attualmente ce ne sono due di 40 e 30 anni».

LE CONSEGUENZE
La dottoressa Maria Teresa Gervasi dirige l’équipe di Ostetricia e Ginecologia all’ospedale. Le sue parole pesano come pietre. «Il Covid è molto più rischioso in una donna incinta. Il parto prematuro aumenta al 13 per cento rispetto al 6 per cento generale. C’è anche il rischio di aborti. Il problema è che in gravidanza la risposta immunitaria è inferiore e di conseguenza c’è bisogno di una maggiore ossigenazione, il cuore deve lavorare di più. Dunque raddoppia la probabilità di finire in Ecmo (l’ossigenazione extracorporea). Insomma il Covid è una malattia molto seria. Invece il vaccino non comporta danni, lo dicono tutti gli studi».

LA PROPOSTA
«Dunque la proposta che stiamo studiando insieme alla direzione generale è di creare un centro vaccinale dedicato alle persone fragili e in particolare alle donne in gravidanza. Questo aspetto forse non è stato evidenziato abbastanza ma ultimamente a tutte le donne che vediamo proponiamo il vaccino con il colloquio e loro accettano». Ne seguono 2.500. «Lo dico perchè il vaccino dopo il terzo mese è consigliato a tutte, anche a chi allatta e a chi programma una gravidanza». Accanto a lei è stata invitata Alessandra Pasqualetto, una mamma che all’inizio di settembre ha fatto la seconda dose. «Sono stata informata, seguita e tranquillizzata. Non ho avuto il minimo problema fisico. L’ho fatto anche perchè se mi ammalassi non vorrei trovarmi a vivere il parto da sola, senza mio marito». 
Il direttore generale, Giuseppe Dal Ben, che si trova a fianco della dottoressa annuisce. «È uno degli aspetti che stiamo affinando per andare sempre più nel dettaglio dell’assistenza. Un altro ad esempio è creare delle aree dedicate, con servizi e personale ad hoc per gli anziani ricoverati con il Covid, che spesso hanno necessità ben differenti a livello assistenziale degli altri pazienti».

I NUMERI
Per quanto riguarda l’evoluzione del virus i dati dell’ultima settimana (dall’8 settembre) raccontano di una sostanziale stazionarietà. Non ci sono picchi ma nemmeno miglioramenti. Il numero di positivi è di 2.442 (più 4 rispetto alla settimana precedente) i nuovi casi si mantengono sul centinaio al giorno. Più interessante il quadro che emerge dai tamponi eseguiti che si mantengono alti, 7.542. Questi hanno rilevato 209 casi di Covid, 2,8 per cento, «percentuale al di sopra della media del Veneto» ha detto il dg.
È l’analisi per fasce d’età quella a dare i maggiori riscontri. Aumentano a 34 (da 29) i positivi sopra i 65 anni. Ma solo appena il 16 per cento. Da 0 a 14 sono 47, ovvero il 22 per cento. Da 15 a 29 sono 24, ovvero l’11,5 per cento. Da 30 a 44 sono 54 ovvero il 25 per cento e dai 45 ai 65 altri 54 il 25 per cento. Significa che forse il virus ora sta prendendo le persone dello zoccolo duro dei non vaccinati adulti.

RICOVERI
Al pronto soccorso negli ultimi sette giorni si sono presentate 2.658 persone. Fra queste 2.234 erano gli adulti, con 195 casi sospetti e 424 i pediatrici, con 144 casi sospetti. Ebbene alla fine sono stati 21 i ricoveri fra gli adulti e 1 solo fra i minori. Molto buona l’adesione alle terapie monoclonali. Sono ormai 200 i pazienti che si stanno curando con questa tecnica di cui 16 solo nell’ultima settimana. 
Il numero dei ricoveri e l’età media è riportato in tabella. Da dire che in malattie infettive il 70 per cento dei pazienti non è vaccinato e il 30 sì. «Questi ultimi sono persone con patologie gravi ma senza dubbio se non fossero state vaccinate sarebbero in terapia in intensiva». Degli otto in terapia intensiva sette non sono vaccinati: l’ottavo è un giovane che ha fatto solo una dose.

TERZA DOSE
Sono circa 20mila le persone «Fra trapiantati, immunodepressi, fragili da richiamare. Lo faremo noi - dice Dal Ben - Torneranno o dove hanno fatto le dosi oppure in ospedale».

IL CONTAGIO
Nel frattempo in città si allarga ancora di più il contagio fra i più piccoli. Ieri sono state chiuse 2 sezioni, nido e materna, al Girasole di Mortise. Sono dieci ormai le sezioni chiuse in varie scuole. La buona notizia è che i risultati dei primi tamponi salivari promossi dall’Ulss 6 nella scuola superiore del liceo Cornaro hanno dato esito negativo su tutti i 53 studenti testati.
 

Ultimo aggiornamento: 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA