Panettiere cerca apprendista: «Offro 1.400 euro, nessuno vuole lavorare»

Martedì 12 Febbraio 2019 di Giancarlo Noviello
Stefano Brigato
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CAMPODARSEGO - Si lavora quando il resto del paese dorme. È forse per questo che il mestiere non attira più i giovani. Colpa soprattutto degli orari (notturni, sei giorni su sette) che sono rimasti pressoché invariati nonostante il progredire delle tecnologie. Così uno dei mestieri più vecchi del mondo, il panettiere, finisce con il perdere fascino e attrattiva. Che impastare farina di notte sia un mestiere difficile e di grandi sacrifici non lo nega neppure Stefano Brigato, che assieme al cognato Guglielmo Peruzzo, gestisce lo storico panificio di Reschigliano di Campodarsego, rilevato 35 anni fa.

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Stefano Brigato parla con il realismo di chi è abituato a lavorare, e non nasconde i grandi sacrifici per una professione che impone orari assolutamente antitetici rispetto alla maggioranza degli altri mestieri. Da diverso tempo sulla vetrina del negozio è esposto un cartello con scritto: “Cercasi apprendista panettiere”. La  ricerca, però, non è andata come si sperava. «Ci serve personale da assumere a tempo pieno, con contratto regolare – spiega Brigato - ma spesso è proprio questo il problema». L’offerta è chiara: otto ore di lavoro al giorno e uno stipendio che può arrivare fino a 1.400 euro netti mensili, in linea con il contratto nazionale dei panettieri artigianali qualificati. Un vero paradosso, se si pensa che la disoccupazione ha raggiunto livelli davvero preoccupanti e che 1.400 euro al mese non sono esattamente da buttare, considerando che in moltissimi settori si lavora di più e con retribuzione minore.
«Di curriculum ne sono arrivati tanti - spiega ancora Brigato - Abbiamo fatto colloqui e attivato diversi periodi di prova, ma non siamo riusciti a prendere nessuno. L’unico dipendente fisso che avevamo è durato solamente due anni. Quello del panettiere è un mestiere antico che lascia ancora spazio alla creatività e se affrontato con passione può riservare ampie soddisfazioni, non solo economiche. Condizione necessaria per svolgere la professione è il lavoro notturno, che viene retribuito con una maggiorazione del 50%». Perchè sempre meno giovani sono disposti ad affrontare i faticosi orari tipici di questo lavoro? «Si inizia alle 2 di notte e si stacca alle 9 di mattina ma rispetto a un tempo l’attività è meno faticosa – conclude Brigato - Le impastatrici automatiche, la lievitazione programmabile e i forni a gas computerizzati hanno alleggerito molto il peso della produzione. Oggi, in pratica, il pane lo fanno le macchine e al panettiere spetta soltanto il controllo delle operazioni. È cambiato il modo con cui i giovani si approcciano a questo mestiere. La nostra associazione dovrebbe collaborare di più con le scuole alberghiere per attivare ad esempio corsi di panificazione. Dobbiamo far capire ai giovani che questo mestiere resiste sempre alla crisi. Già perché, che sia una michetta o un ricercatissimo sfilatino farcito di olive, il pane sulla tavola non manca mai».
Giancarlo Noviello
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Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA