Animali investiti e rimasti feriti sulla strada, ma il veterinario non si trova

L'intervento dopo un investimento

di Olivia Bonetti

Animali abbandonati al loro destino, a bordo delle strade dopo essere stati investiti. È ormai da quasi un anno che non esiste il servizio veterinario per la fauna selvatica ferita negli investimenti. Una triste realtà con cui si sono scontrati, sabato sera, gli agenti delle Volanti. A terra sulla statale 50, a Belluno, un capriolo travolto da un’auto, ma ancora vivo. Dopo un giro di telefonate a Usl, polizia provinciale si sono arresi.  “Fortunatamente” - vista l'agonia - l’animale dopo poco è deceduto: è stato spostato a bordo strada in attesa del recupero della Riserva di Caccia. È l’ennesimo episodio di agonia per un selvatico, come accadde a settembre 2018, quando scoppiò il caso. Da allora l’ente Provincia ci ha provato a creare un servizio veterinario per la reperibilità. Lo ha fatto con ben due bandi di gara andati deserti. Ora il terzo: scadrà il 10 giugno e la Provincia ha raddoppiato i fondi per renderlo appetibile.
LO STALLO
Era settembre 2018 quando la Usl tagliò la reperibilità veterinaria per interventi sui selvatici investiti. E, già da un anno, anche la polizia provinciale aveva tagliato la reperibilità. Lo stallo si scoprì quando a fine settembre 2018 non fu possibile fare nulla per una cerva investita a Santa Giustina, ancora viva e lasciata morente a bordo strada. «L’intervento dei veterinari pubblici sui selvatici investiti - aveva spiegato l’Usl Dolomiti - è un’attività non ricompresa tra i livelli essenziali di assistenza erogati dal servizio sanitario nazionale pertanto dal primo settembre 2018 tale prestazione è venuta a cessare». La Provincia si attivò subito. Venne studiata e predisposta una convenzione con veterinari privati, stanziando 10mila euro. Ma tutte le gare sono andate deserte.
LA LEGGE
«Il soccorso alla fauna selvatica investita - spiega il consigliere provinciale con delega alla Caccia, Franco De Bon - va prestato ai sensi della legge regionale 50 del 1993. Dovrebbero essere istituiti i centri di soccorso, ma su questo c’è l’ampio tema della sostenibilità. Nell’attesa abbiamo pensato al recupero della fauna selvatica con i privati, anche se ricordiamo che nel 99,9% dei casi gli animali investiti presentano lesioni per le quali il loro destino è comunque la morte». Il problema è che i veterinari non si trovano: due bandi sono già andati deserti. Il primo metteva sul piatto 10mila euro, compensi che comprendono il servizio di reperibilità e soccorso (c’è un fisso per la reperibilità e poi un pagamento per ogni soccorso). Il nuovo bando ha raddoppiato le risorse: 20mila euro per gli interventi di ogni anno. «Sono circa 400 gli animali investiti in provincia ogni anno - spiega De Bon -, ma solo il 10% restano vivi sulla strada. Di conseguenza le risorse stanziate sono sicuramente sufficienti per coprire 40 interventi (sarebbero 500 euro per ogni chiamata ndr)». La speranza quindi è che questa volta il servizio venga affidato in modo che casi come quello di sabato non si ripetano più.
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Mercoledì 5 Giugno 2019, 07:00






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5 di 15 commenti presenti
2019-06-07 15:45:07
Un grande amore per gli animali ...ma solo se ben retribuito
2019-06-06 08:30:58
medici veterinari, usl, la famosa sanita' veneta che tutta italia ci invidia
2019-06-05 18:33:13
... alleviare sofferenze è un dovere morale. un impegno civile.. sul come, ci si può mettere d'accordo.. di certo qualche associazione nazionale animal ambientalista sarà in grado di farlo visto che col 5 per mille incassano milioni ..
2019-06-05 17:52:23
ma se è morto quasi subito a che serviva il veterinario? a fargli la puntura della buona morte? a meno che non forniamo il settore veterinario di ambulanze veloci e magari anche di un paio di elicotteri.
2019-06-05 17:04:51
dite a zaia che dopo l'assunzione di medici Romeni assuma veterinari Bulgari. E i nostri veterinari con lo stesso aereo dei medici se ne vanno. D'altra parte chi vorrebbe vivere in questa regione?