Belluno. Migranti, notte in tenda dopo il viaggio di un anno. La testimonianza dolorosa: «Se fossi rimasto in Libia sarebbe stato meglio morire»

Domenica 1 Ottobre 2023 di G.S.
Belluno. Migranti passano la notte in tenda dopo il viaggio di un anno: «Se fossi rimasto in Libia sarebbe stato meglio morire»

BELLUNO - In un primo momento parlano senza preoccupazione. Poi si insospettiscono e temono che non si tratti di una semplice intervista: «Stiamo davvero parlando con un giornalista o questa è un'indagine? Lo sappiamo che siamo approdati in Italia senza permesso, ma la nostra vita in Africa, nel nostro paese che è l'Egitto, e poi in Libia, non ci lasciava scampo». Poi per essere certo che quanto ha detto sia stato capito bene, aggiunge: «Se fossi rimasto lì sarebbe stato meglio morire. In Libia poi non c'è alcuna speranza».

A parlare sono i migranti arrivati a Belluno venerdì e che per tre ore sono rimasti sotto il loggiato della Prefettura in attesa di sapere se, come era stato paventato, avrebbero davvero dormito lì, all'aperto, con il termometro che nella notte bellunese scende sempre di più, forse su una brandina e con delle coperte, oppure sarebbe stata trovata una sistemazione diversa. Poi, come è noto, per una serie di combinazioni, hanno potuto dormire nella tenda che il Comitato della Croce Rossa Italiana di Belluno ha allestito a metà settembre a villa Bizio Gradenigo. Una soluzione che sarebbe dovuta servire in caso di situazioni di emergenza, un primissimo rifugio da usare nel momento in cui all'arrivo in città di nuovi migranti, non vi fossero comuni o cooperative pronti ad accoglierli. Ma che in realtà da quando è stata resa agibile, ha sempre avuto ospiti.

I SOGNI

Se chiedi loro cosa si aspettano, rispondono: «Dimostrare quello che valiamo. Finora non ho potuto farlo anche perché non avevo un lavoro». Fra i sei migranti che venerdì, in accordo con il prefetto Mariano Savastano, venerdì pomeriggio sono stati portati in Prefettura, vi era anche un diciottenne proveniente dalla Guinea Konakre: lui parla francese e non fa gruppo con i compagni egiziani che in mare sono stati salvati da una nave turca che li ha sottratti all'incertezza ed al pericolo delle onde - che conoscono solo l'arabo e qualche parola di inglese. E così per tutte le tre ore trascorse sotto la Prefettura, il ragazzo guineaiano rimane in disparte. E racconta: «Sono arrivato tre, forse quattro settimane fa a Lampedusa, proveniente dalla Libia. Complessivamente il mio viaggio dalla Guinea in Italia è durato circa un anno. Cosa mi aspetto arrivando in Italia? Di vivere meglio di come potevo vivere in Guinea, dove non ho più nessuno, né i genitori né la mia sorellina, morta anch'essa. Io voglio vivere dove posso lavorare; sia che questo sia qui o altrove».

GLI ARRIVI

Ieri intanto si sono registrati altri due arrivi due ragazzi provenienti dal Mali - e altrettanti sono in agenda per oggi perché il flusso non si interrompe e non conosce né sabati né domeniche di riposo. I due nuovi arrivi hanno trascorso la notte sotto la tenda a allestita a Cavarzano. Una soluzione possibile perché uno dei migranti a Belluno già da qualche giorno e che aveva dormito in tenda per alcune notti, è stato ricoverato in ospedale. L'azione di venerdì pomeriggio con i migranti sistemati sotto il loggiato della Prefettura in attesa di una sistemazione e con la concreta possibilità di trascorrere all'addiaccio la notte, era stata concordata da Croce Rossa con il prefetto e avrebbe dovuto suscitare qualche polemica, essere un'azione dimostrativa con lo scopo di generare un po' di scalpore. Anche perché essa aveva come contorno il cuore politico e religioso della città, i palazzi di Prefettura, comune e provincia e il duomo. Invece ciò non è accaduto e una volta evitata la notte in brandina, piazza duomo è ritornata al solito ritmo sonnolento. Come se niente fosse accaduto.

Ultimo aggiornamento: 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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