Mamma salvata, la carabiniera: «Quattro ore perché non si buttasse dal ponte, ora vorrei incontrarla»

Domenica 10 Ottobre 2021 di Elena Filini
martina pigliapoco
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SAN VITO DI CADORE - «Ora forse è presto per entrambe. Dobbiamo metabolizzare quella mattina insieme che ha cambiato il corso delle nostre vite. Ma io desidero rivedere quella donna. Se lei lo vorrà, se non sarà un riaprire la ferita». Il pensiero di Martina Pigliapoco, 26enne carabiniera di stanza a San Vito di Cadore, va sempre lì. A quella donna che potrebbe essere sua madre, a quella donna che lunedì le ha messo in mano il suo dolore e la sua angoscia: sospesa sul ponte tibetano, per ore ha parlato con lei, per convincerla a non lasciarsi andare. «Ho il terrore che tutta questa visibilità mediatica la faccia stare male di nuovo, le faccia rivivere quel maledetto lunedì». 
Come vi siete lasciate lunedì? 
«Ho voluto accompagnarla a fare gli accertamenti, volevo capire come stesse, volevo condividere più tempo con lei. Quello che abbiamo vissuto insieme è stato fortissimo. Ci siamo promesse di rivederci. Ma forse ora abbiamo bisogno di tempo. E a prescindere dal fatto che lei decida di far parte della mia vita concretamente, per me sarà sempre un parte fondamentale della mia storia». 
Cosa non si è detto ancora? 
«Forse non si è detto abbastanza che io non ero sola, ero di pattuglia con un collega, che siamo saliti entrambi correndo nel bosco, che il caso ha voluto che io lo precedessi di pochi metri. Ed è per questo che io oggi sono l'eroina. E, ecco, io non mi sento proprio tale».
Un gesto straordinario però.
«Non ho pensato a nulla. Sono arrivata in cima al sentiero, il sindaco era lì, mi ha dato una pacca sulla spalla mi ha detto: vai. E io su quel ponte mi sono scoperta una persona diversa, capace di empatia e infinitamente paziente».
Davvero quella donna le ricordava sua madre? 
«Aveva un'età che poteva essere quella di mia mamma. Ho pensato solo a questo, tenendo a bada l'angoscia di vedermela scivolare giù. Il tempo a quel punto non ha avuto più una parte. Sono passate quattro ore, avrebbero potute essere dieci». 
Quando ha capito che qualcosa stava cambiando? 
«Lei è stata zitta per tutto il tempo. Urlava solo: non avvicinatevi. Per cui l'unico collegamento che avevo con gli altri era WhatsApp. Dopo quattro ore ha detto solo: sono stanca. E lì ho tremato: era aggrappata a quel cavo sottilissimo, avevo preallertato i pompieri, perché non credevo che ce la facesse. Io ormai l'avevo raggiunta. Lei è riuscita a risalire, con una forza incredibile, le ho teso la mano». 
Avete pianto insieme.
«È stata una liberazione. Io piangevo di gioia, ma in molti sensi. Ho deciso di fare questo mestiere dopo il liceo. Ma ho passato due anni durissimi: non riuscivo a passare il concorso. Ne ho fatti 5. Ma sapevo che questo era il lavoro per me. E non ne sono mai stata convinta come lunedì scorso».
Come si trova in Cadore? 
«Ho spirito di adattamento. Ma mio marito vive ad Osimo, siamo sposati da due anni e mezzo. Mi manca la quotidianità».
A San Vito come si vive? 
«In inverno tutta la valle si spopola. È molto diverso da una cittadina di provincia nel cuore dell'Italia. Ho legato con i colleghi, gioco a pallavolo in una squadra del paese: è un modo per inserirsi. E poi, cerco di imparare a cucinare. Per quando tornerò a casa». 
Non credeva di aver pazienza?
«A casa mia dicono che sono fumantina. Scatto subito. Invece lì ho scoperto una nuova parte di me, che spero di poter mettere a frutto in futuro. Mi ha confidato tutto negli ultimi venti minuti. Però nei suoi occhi ho visto che era cambiato qualcosa». 
Cosa le ha detto alla fine? 
«Che aveva sbagliato. Sono certa che quando ho toccato l'argomento dei figli abbia iniziato in qualche modo a riconsiderare il suo gesto». 
Poi cos'ha fatto? 
«Ho mandato un messaggio a mia madre. Il suo pensiero mi ha guidata in quelle ore difficili. E poi a mio marito. Vivere lontani è molto difficile: in questi giorni mi sento molto provata. Per fortuna oggi è riuscito a raggiungermi. Avevo bisogno del suo conforto».
 

Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA