Rigopiano, gli sms di allarme: «Sono tutti sommersi dalla neve». La risposta: «Tranquillo, non succede nulla»

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Rigopiano, gli sms di allarme: «Sono tutti sommersi dalla neve». La risposta: «Tranquillo, non succede nulla»

di Stefano Buda

Sottovalutazioni, superficialità e una buona dose di sufficienza nei confronti di chi temeva le conseguenze del maltempo e dopo la tragedia provò a chiedere aiuto. Sono aspetti già emersi con disarmante chiarezza dagli atti dell'inchiesta sul disastro dell'Hotel Rigopiano e che traggono ulteriori conferme dai due messaggi consegnati qualche giorno fa, ai carabinieri forestali, dal superstite Giampiero Parete. I messaggi, già trasmessi alla Procura di Pescara, sono stati forniti a Parete dal ristoratore Quintino Marcella, suo amico e datore di lavoro. Marcella il giorno della tragedia, dopo l'sos ricevuto dal dipendente, chiamò a più riprese la prefettura di Pescara per segnalare la valanga, ma per oltre un'ora non fu preso sul serio. Negli ultimi tempi, ad oltre due anni di distanza dal disastro, il ristoratore ha ritrovato sul suo cellulare una serie di messaggi ai quali inizialmente non aveva dato peso. Li ha fatti avere al suo amico Parete, che immediatamente ha messo al corrente gli investigatori.

Il primo messaggio risale al pomeriggio del 16 gennaio 2017, due giorni prima della valanga. Marcella è molto legato a Parete e ai suoi familiari. Sa che il suo dipendente sta per andare in vacanza all'Hotel Rigopiano con la moglie Adriana e i due figli di 8 e 6 anni. E' preoccupato per via del maltempo, che in quei giorni sta flagellando l'intero Abruzzo. Conosce Enrico Colangeli, responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Farindola nonché membro della Commissione valanghe e redattore del Piano di emergenza comunale. Decide quindi di contattarlo per avere garanzie e rassicurazioni, in particolare sulla percorribilità della strada di accesso al resort. Alle 12.50 Marcella scrive a Colangeli: »Solitamente la strada la mattina quando c'è neve viene pulita? Oppure no che dici ?». Il tecnico risponde: «Sì passano per le 9. Solitamente anche di notte». Parole che, alla luce di quanto accadde due giorni dopo, lasciano di ghiaccio. Va ricordato però che le condizioni meteorologiche, tra il 17 e il 18 gennaio, subirono un ulteriore peggioramento. Su Colangeli, in riferimento alla vicenda di Rigopiano, attualmente pende la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Pescara.

Il secondo messaggio che vede protagonista Marcella è invece successivo alla valanga. E' il 18 gennaio ed è passata oltre un'ora dal momento del disastro. Il ristoratore continua a fare telefonate per chiedere aiuto, ma nessuno gli crede. Scrive allora un messaggio a Massimiliano Giancaterino, l'ex sindaco di Farindola che conosce benissimo la zona: «Solo due persone fuori il resto sotto. Un'ora e mezza fa chiamo aiuto e Pescara pensava che io scherzassi». L'ex sindaco non si scompone. Anche lui, come gli impiegati della prefettura, non sembra prendere sul serio Marcella. Risponde anzi quasi sarcastico: «Tranquillo. Noi siamo cinghiali. Non abbiamo paura di nulla». Il ristoratore torna alla carica per sottolineare la gravità della situazione e riferendosi ai familiari di Parete scrive: Bambini e la moglie sono sommersi dalla valanga dentro l'hotel con tutti gli ospiti. Solo uno sta fuori col cuoco». Ancora una volta l'ex sindaco snobba Marcella: «Tranquillo. Non accade nulla». Anche per Giancaterino, sindaco di Farindola dal 2004 al 2009 e presidente della Commissione comunale valanghe nel 2005, è stato chiesto il rinvio a giudizio.
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Martedì 12 Febbraio 2019, 09:44






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