Nuova Mala del Brenta, sgominata la banda. I boss storici volevano uccidere Felice Maniero

La frangia dei mestrini voleva ricostituire l'organizzazione mafiosa, dopo la liberazione di alcuni ex esponenti

Martedì 30 Novembre 2021 di Redazione web
Nuova Mala del Brenta, sgominata la banda. I boss storici volevano uccidere Felice Maniero

VENEZIA - Colpo a un gruppo criminale che aveva ricostituito l'organizzazione mafiosa nota come Mala del Brenta. I carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali carabinieri di Venezia, Padova, Treviso e Rovigo, hanno eseguito un'ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal tribunale di Venezia, su richiesta della locale procura, nei confronti di 39 persone, indagate a vario titolo, per associazione per delinquere, concorso esterno in associazione per delinquere, detenzione e porto di armi da fuoco, spaccio di stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri delitti, alcuni dei quali aggravati dal reato di associazione mafiosa. L'indagine, diretta dalla direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia, ha documentato come i soggetti avessero intenzione di ricostituire l'organizzazione mafiosa nota come Mala del Brenta, in particolare dopo la liberazione di alcuni detenuti, esponenti della frangia dei mestrini.

 

 

Ecco tutti i nomi

In carcere sono finiti Gilberto Boatto, Loris Trabujo, Paolo Pattarello, Gino Causin, Cristiano Michielon, Festim Shemellari, Daniele Corradini, Gianfranco Sedda, Luca Livieri, Antonio Guerrieri, Marco Padovani, Anna Pegoraro, Ivan Giantin, Melissa Stefanutto, Riccardo Cargnelli, Davide Zulian, Claudio Bozzola, Nicola Marampon, Flora Stecca, Francesco Rivellini, Roberto Sorato, Fabio Pintonello Seliciato, Denis Trabujo, Alessandro Duse, Roberto Zennaro.

Il procuratore Bruno Cherchi

«Sono gli stessi protagonisti della vecchia Mala del Brenta usciti di carcere. Anche se un po' invecchiati, sono ugualmente molto pericolosi - dice il procuratore della Repubblica Bruno Cherchi - sono invecchiati, è vero, ma è vero anche che sono sempre molto pericolosi, con una grande capacità di aggregazione, e una volta usciti dal carcere, di riprendere i rapporti, soprattutto di spaccio e di approvvigionamento di sostanza stupefacente dai paesi sudamericani, e l'attività delittuosa nei confronti dell'ambiente veneziano. Ci sono i vecchi interessi della fazione dei mestrini legati allo spaccio di droga, questo non significa che abbiamo escluso anche altre attività come rapine e estorsione». Riappaiono i nomi di Gilberto Boatto, Paolo Pattarello, Antonio “Marietto” Pandolfo , Gino Causin e Loris Trabujo.

Il ruolo delle donne

Tra le novità, rispetto alla vecchia Mala del Brenta, il ruolo delle donne. «Le donne ricoprono nella nuova organizzazione un importante ruolo - prosegue Cherchi - ed è una novità, perché nella vecchia organizzazione operavano soprattutto gli uomini del gruppo. Ora invece abbiamo notato l'impiego di diverse donne soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio e la fittizia intestazioni di beni provenienti dall'attività delittuosa».

Armi da guerra

«Sono state sequestrate diverse armi anche da guerra come anche kalashnikov, questo dimostra la pericolosità del gruppo» prosegue il procuratore Cherchi che parla anche di Felice Maniero e sull'eventualità che la banda volesse eliminarlo. «Maniero è detenuto - precisa Cherchi - quindi c'è una difficoltà obiettiva. Che Maniero e coloro che hanno collaborato non fossero particolarmente 'amati' è vero, ma non abbiamo elementi concreti per dire che l'obiettivo del gruppo fosse quello. Si occupavano più di business che di 'riparare' vecchie ruggini della mala».

 

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Il gruppo dei mestrini

E' partito  dagli esponenti della cosiddetta frangia dei mestrini, usciti come detto dal carcere per fine della detenzione, il tentativo di ricostituire sul territorio veneto il controllo criminale esercitato dal sodalizio di Felice Maniero. È quanto ha accertato la Direzione distrettuale e antiterrorismo della Procura di Venezia. La Dda ha documentato l'esistenza di «gravi e concordanti elementi relativi alla ricostituzione della disgregata organizzazione mafiosa nota come Mala del Brenta». Un progetto sviluppatosi a partire dal 2015.

Le indagini dei Ros

​Le prime osservazioni degli investigatori sull'attività del ricostituito gruppo dei mestrini della Mala del Brenta sono cominciate a cavallo tra 2015 e 2016; la parte più «viva» si è materializzata nel 2018 e 2019 e per il patrimonio a cavallo del 2020. Lo ha riferito ai giornalisti il vice comandante del Ros, Gianluca Valerio. «L'indagine - ha aggiunto Valerio - nasce dall'intuizione della Procura di Venezia, che ha deciso di sottoporre a controllo i soggetti che erano rientrati sul territorio e avevano espiato la pena. L'attività è cominciata con intercettazioni, osservazioni e pedinamenti che ci hanno permesso di documentare che avevano ripreso contatti nel territorio per immergersi nuovamente nei traffici illeciti della loro precedente esperienza». Le donne presenti nell'organizzazione, una decina in tutto, «erano validissime alleate - ha proseguito - per una serie di intestazioni fittizie e attività connesse alla schermatura delle attività principali. Aspetto d'interesse per l'investigazione è la capacità di non essere entrati in competizione con altri aggregati criminali che sopravvivono nel territorio, senza conflitti». 

Chi è coinvolto nell'indagine

Sono nomi molto noti alle forze dell'ordine quelli che emergono dall'inchiesta sulla ricostruzione della Mala del Brenta. Si tratta di Gilberto Boatto, Paolo Pattarello, Antonio “Marietto” Pandolfo , Gino Causin e Loris Trabujo. 

Il presidente Zaia

«La giornata si apre bene, con l'ennesima vittoria della legalità sulla criminalità. Complimenti e grazie da tutti i Veneti per bene ai Ros dei Carabinieri e alla Procura Antimafia, che hanno sgominato una banda composta da vecchi pregiudicati e nuovi malavitosi che agivano per arrivare al controllo del territorio -  commenta il presidente del Veneto Luca Zaia - Le prime notizie parlano di droga, estorsioni, armi rapine e mancate vendette maturate nel mondo del crimine. Un mix devastante, per la legalità, ma anche per la serena convivenza sociale di un vasto territorio, che poteva avere conseguenze sempre più gravi. Averlo stroncato è una delle più importanti operazioni messe a segno dalla Forze dell'Ordine e dagli inquirenti negli ultimi tempi. Stamattina una vasta parte del territorio veneto sa di poter vivere più serenamente; sa che il crimine non si arrende, ma che i tutori dell'ordine non arretrano di un centimetro».

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA