Ovovia di Calatrava, storia di un'opera costosa e rinnegata da tutti

Lunedì 8 Aprile 2019 di Davide Scalzotto
L’accessibilità del ponte, la spesa lievitata, i cambi di progetto
Corsini: «Parve l’idea migliore». Rumiz: «Costretti a proseguire»
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VENEZIA - Non sarà servita a traghettare persone da una parte all’altra del ponte della Costituzione, ma quanto a capacità di autotraghettarsi e resistere al susseguirsi di ere politiche e amministrative, lievitando nei costi come una colomba pasquale, l’ovovia del suddetto ponte non la batte nessuno. Ora, come per tutti gli ovetti che si rispettino, proprio sotto Pasqua arriva la notizia che sarà smantellata senza costi per il Comune. Lo ha detto la Corte dei conti. L’avessero saputo prima, le amministrazioni che hanno retto Venezia dal lontano 2005, certamente ci avrebbero pensato loro. Almeno, è quanto par di capire. Perché quell’ovovia, oggi, è orfana. Non ha padri. O meglio, non ha padri che la riconoscano come propria figlia. Ecco allora la storia di un’opera rinnegata.
 
LA GIUNTA COSTA
Fu Marco Corsini, attuale sindaco di Rio (isola d’Elba), nonché commissario della Pedemontana e vice avvocato generale dello Stato, a portare in giunta, il 21 gennaio 2005, il “dispositivo traslante”. Il progetto, redatto dalla società Iconia Ingegneria civile dell’ingegner Renato Vitaliani, prevedeva un’ovovia che in 6 minuti portasse due persone da una parte all’altra del ponte sul Canal Grande. “Il costo complessivo - fu scritto - è previsto in un milione 44mila 400,42 euro, finanziato con fondi della legge speciale per Venezia”.
«Quel progetto - ricorda oggi Corsini - emerse da una serie di progetti proposti dalle associazioni di disabili al termine di un acceso dibattito sulla necessità di dotare il ponte di un apparato che consentisse di renderlo utilizzabile da chi aveva difficoltà motorie. Lo stesso Calatrava si offrì di modificare il disegno del ponte, prevedendo una parte con pendenza diversa proprio per favorire le carrozzine. Ma si decise di non scegliere questa strada perché il progetto, già in fase avanzata, avrebbe dovuto essere rivisto. Così Calatrava, tra le proposte delle associazioni disabili, scelse l’ovovia, dopo che il sindaco Costa, anche a seguito della campagna di opinione pubblica, decise di attrezzare il ponte. Allora l’ovovia parve la soluzione migliore, anche a detta degli stessi utilizzatori».
LA GIUNTA CACCIARI
Il compito di Corsini finì qui, perché quello stesso anno l’amministrazione cambiò. Arrivò Massimo Cacciari, con l’assessore ai lavori pubblici Mara Rumiz. «Sono passati anni - premette Rumiz - e certi passaggi non li ricordo bene, bisognerebbe tornare a vedere le carte. Ma l’errore iniziale fu non aver dato a Calatrava indicazioni sull’accessibilità del ponte. Se fin dall’inizio fosse stato fatto, Venezia avrebbe dato l’immagine di una città moderna, con un nuovo ponte senza barriere firmato da una archistar». Un rimando alla prima amministrazione Cacciari, che nel 1999 affidò all’architetto spagnolo il progetto del ponte. Il Cacciari-bis del 2005 vide crescere il ponte (a rilento) fino a una apertura in sordina l’11 settembre 2008. Ma quell’ovovia procedette ancora più lenta del ponte. E i costi lievitarono: da un milione si arrivò al milione e 700mila euro finale.
Nessuno se ne accorse in Comune? «Di sicuro - prosegue Rumiz - i tecnici seguirono costantemente i lavori, ma quando venivano a relazionare, fornivano spiegazioni e motivazioni su costi e si andò avanti con un progetto che, va detto, era sperimentale e innovativo. Se non ricordo male anche la ditta costruttrice cambiò, ma noi dovevamo seguire una indicazione e proseguire. Se non l’avessimo fatto, avrebbero potuto esserci conseguenze. Mi ricordo che mi informai con l’autorità nazionale dei lavori pubblici della possibilità di revocare l’incarico, per le tante lungaggini. Ma mi dissero che non era possibile».
In effetti l’ovovia passò di mano. Il progetto iniziale fu fatto dall’ingegner Vitaliani, ma l’impresa Cignoni (a cui fu affidato il ponte), incaricò della progettazione la Pmp srl di Giovanni Parise. Fu poi così la Cignoni a realizzarla, con tanto di presentazione a Porto Marghera il 19 gennaio 2007, alla presenza dell’assessore Rumiz, del direttore dei lavori Roberto Casarin e di Marco Zanon, progettista esecutivo della Cignoni. Quindi a un certo punto, dopo l’afflato iniziale, anche l’amministrazione Cacciari si rese conto che quell’ovovia era un buco nell’acqua. Eppure nessuno fu in grado di fermarne la marcia e i costi.
LA GIUNTA ORSONI
E l’opera, come nelle migliori staffette delle incompiute, arrivò alla Giunta Orsoni (2010-2015). «Non abbiamo mai voluto inaugurarla perché per noi non si doveva fare - mette in chiaro Alessandro Maggioni, assessore ai lavori pubblici di quella giunta, dal 2010 in poi - Siamo sempre stati contrari». Maggioni ricorda perfino l’incubo di una prova in cui lui e un tecnico del Comune rimasero bloccati a metà ponte durante un collaudo. La goccia che fece traboccare il vaso. Ma allora perché nessuno bussò alla porta dei costruttori, chiese conto di un marchingegno che non funzionava? «Io personalmente non sono andato da loro - dice Maggioni - ma i tecnici del Comune lo hanno fatto, tant’è che se fosse stato possibile l’avremmo rimossa noi». Ma perché non fu possibile allora, mentre è stato possibile adesso con l’amministrazione Brugnaro?. «Perché l’opera fu finita verso lo scadere della nostra amministrazione - spiega Maggioni - non c’erano tutti gli elementi per accertarne la mancata funzionalità e allora non eravamo sicuri di evitare la denuncia per danno erariale. Ci fossimo trovati nelle condizioni di Brugnaro, averemmo fatto lo stesso».
Oggi, intanto, Brugnaro non infierisce. «Non è nel mio interesse - ha commentato ieri - strumentalizzare gli errori del passato, anche perché la gente è intelligente e sanno come stanno le cose. Già quattro anni fa avevo chiesto alla Corte dei conti se si sarebbe potuta togliere l’ovovia. Ora, senza trionfalismi, arrivo a dire che ci hanno dato ragione. Togliamo una cosa sbagliata, ma cerchiamo di non strumentalizzare le cose negative. Venezia può aspettarsi di meglio che andare in prima pagina perché eliminiamo l’ovovia».
Davide Scalzotto
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 20:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA