Lo scrittore che abbandona la laguna: «Questo turismo sta degradando tutto...», e bacchetta i veneziani

Andrea Molesini, (1954) scrittore e saggista veneziano

di Adriano Favaro

Vive sempre meno nella sua Venezia terribile città di affittacamere. Metà del tempo lo passa a Parigi, adesso che è in pensione da poche settimane, dopo 43 anni di versamenti. Non ne potevo più della burocrazia dell'Università, ammazza l'entusiasmo, registri, riunioni inutili: un contorno che non ha niente a che fare con l'anima. Andrea Molesini, (1954) scrittore e saggista veneziano, Supercampiello nel 2011, ha trovato casa nella capitale francese; e pur non mollando la sua città la guarda sempre più da distante.

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Venezia le andava stretta?
«No, continuo a viverci anche se Olivier, un amico parigino mi ha fatto notare come in alcune riviste francesi e americane si sconsigli alle élite di andare a Venezia perché è città di turismo di massa».

Sorpreso?
«Questo turismo sta degradando tutto; vero che è conseguenza delle scelte politiche degli anni scorsi ma possibile che i veneziani non siano riusciti ad inventarsi qualcos'altro? Una grande università e istituzioni mondiali come Cini, Fenice e Biennale non bastano se soffocate dai veneziani che pensano solo a far soldi»...

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Martedì 3 Aprile 2018, 08:47






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5 di 54 commenti presenti
2018-04-04 15:59:12
Hai casa a Parigi, e perdi pure tempo a dire perche' te ne vai da Venezia ???
2018-04-04 09:57:09
Quando leggo commenti del tipo "Cini, Fenice e Biennale non bastano se soffocate dai veneziani che pensano solo a far soldi" da uno che emigra con la coda tra le gambe predicando dall'alto della sua superiorità mi girano ... Il problema e' proprio che Cini, Fenice e Biennale creano poco lavoro per pochi eletti siamo sempre li! Per cambiare Venezia bisogna trasformarne l'economia, e deviarla dal turismo, investendo in un piano industriale piu' serio, il parco scientifico Vega ne e' un timido esempio,un inizio, purtroppo con poco successo ma bisogna insistere. Bisogna investire in agricoltura per le isole puntando su qualità e sulla specificità dei prodotti (Sant Erasmo, Vignole etc).Bisogna investire in VERO artigianato, vetro di Murano, Merletti, gli squeri, restauro mobili etc. E poi pesca infrastrutture etc Bisogna investire di piu' nei Servizi (non solo turistici) che sono già una buona parte dell'economia Veneziana, ricordo che Venezia e' capoluogo di Provincia e Regione e spesso le sedi amministrative sono fuori Venezia per risparmiare e lasciare i vecchi palazzi alle solite multinazionali del turismo...Tornando ai commenti dello scrittore Veneziano/Parigino/Emigrato se dixe spuar sul piato dove ti gà magnà...
2018-04-04 11:48:47
"Bisogna investire in agricoltura..." vai tu a coltivare i campi?!...
2018-04-04 12:09:13
Perche' no? Meglio contadino che affittacamere abusivo o tramezzinaro a mio parere. Con agricoltura locale e venditori diretti di prodotti possibilmente a domicilio per la sempre piu' anziana popolazione quanti posti di lavoro potremmo creare ? E i prodotti sarebbero piu' sani e freschi ..tutti ne beneficierebbero e noi risparmieremmo
2018-04-04 11:58:36
Sig. freeveneto, lei fa delle analisi e cerca di dare soluzioni con la testa rivolta al passato, quando si portavano le verdure a Rialto da S,Erasmo o da Pellestrina, magari a remi, oggi con quel tipo di agricoltura non riuscirebbe a sopravvivere neanche una sola famiglia, da quei fazzoletti di terra privati si ricava qualche verdura stagionale per uso proprio. La pesca, ecco questa avrebbe potuto essere una risorsa, ma bisognava scegliere, tra la pesca, e Marghera con tutte le sue industrie e il porto. Artigianato potrebbe sopravvivere in quelle condizioni solo se agli artigiani si garantisse un reddito pubblico di cittadinanza Veneziana, e comunque non è detto che sceglierebbero comunque di stabilirsi in centro storico, basta vedere al mattino le migliaia di persone che scendono a Piazzale Roma ,segno che comunque a Venezia il lavoro non manca. La scelta di andarsene da Venezia deriva soprattutto dallo estremo disagio che la città , ma soprattutto le isole, costringono a vivere le persone, oggi la mentalità è totalmente cambiata e non posso mai scordare mia povera suocera, che dopo 50 anni trascorsi in centro storico, con il cuore in pianto, obbligata a trasferirsi a Mestre, dopo solo un mese mi confidò " magari 30 anni prima".