Oxfam, a rischio il posto di lavoro di 15mila operatori dell'accoglienza

Lunedì 6 Maggio 2019
Un richiedente asilo (foto Elena Pagliai - Oxfam)
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«Il modello italiano di accoglienza diffusa rischia di venire completamente smantellato e a farne le spese non saranno solo i migranti e richiedenti asilo, che si vedranno negati servizi essenziali, ma anche migliaia di giovani operatori». È quanto sostiene Oxfam nel rapporto Invece si può! in cui si ricorda che nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) ha trovato ospitalità l'80% dei migranti e hanno lavorato oltre 36 mila operatori. L'organizzazione non governativa chiede quindi un tavolo di concertazione al ministero del Lavoro e al ministero degli Interni per rivedere i capitolati per i centri d'accoglienza.

Nei primi 4 mesi dell'anno, afferma Oxfam, secondo i dati di Cgil Funzione Pubblica nazionale hanno perso il lavoro oltre oltre 4.000 operatori che potrebbero diventare 15.000 entro la fine dell'anno, via via che scadranno i bandi di assegnazione in vigore e a cui secondo l'Ong si deve aggiungere il taglio del cosiddetto «indotto», rappresentato dai corsi di formazione professionale, servizi legali, di mensa, affitti degli appartamenti. Azzerate inoltre le ore di assistenza psicologica, i corsi di italiano e quelli di mediazione culturale.

Per Oxfam inoltre a fronte della riduzione dei contributi dati per l'accoglienza del singolo richiedente asilo, il prezzo minore sarà pagato dai centri di grandi dimensioni. Nei centri di accoglienza fino a 300 posti, infatti, i tagli complessivi saranno solo del 28%, a fonte di quasi il 40% previsto per i piccoli appartamenti di accoglienza diffusa. Ad esempio, la Prefettura di Roma stabilisce, con i nuovi bandi, un pro capite pro die di 21,35 euro per l'accoglienza diffusa in appartamenti, e di 26,35 euro per i centri di maggiori dimensioni.

«Siamo di fronte a tagli ai finanziamenti che non sono “orizzontali”, ma commisurati al numero di persone accolte in ogni struttura e alla “tipologia” di accoglienza realizzata – sostiene Marco Omizzolo di In Migrazione - Al contrario delle aspettative, per cui tanto più un centro è grande, tanto dovrebbe pesare la scure sul finanziamento, chi pagherà di più il prezzo di questi tagli saranno coloro che propongono l’accoglienza diffusa, cioè ospitalità in singoli appartamenti in distinte unità immobiliari. Una modalità molto positiva di accoglienza che caratterizza da anni una buona parte dei centri Sprar e che sui territori veniva sempre più sviluppata anche in molti Cas virtuosi».
  
«In questo modo rischiamo di perdere un bagaglio straordinario di esperienze, compromettendo definitivamente un modello di buona accoglienza. Il rischio è quello di creare veri e propri “ghetti”, in cui abbandonare a sé stesse persone che, dopo essere state costrette a lasciarsi tutto alle spalle, chiedono la possibilità di ricostruirsi una vita dignitosa – conclude Giulia Capitani, policy advisor per migrazione e asilo di Oxfam Italia –. E, nel farlo, si lasciano per strada migliaia di giovani lavoratori. Chiediamo perciò al Ministero dell’Interno di rivedere al più presto i capitolati di spesa relativi ai bandi per i centri Cas, la cui base d’asta risulta sottostimata e incongrua, e alle Prefetture di annullare i nuovi bandi.  Chiediamo inoltre al Ministero del Lavoro di aprire subito un tavolo di concertazione con i sindacati e altre forme di rappresentanza organizzata per affrontare la questione della perdita dei posti di lavoro degli operatori dell’accoglienza e delle misure di sostegno da attivare».


  Ultimo aggiornamento: 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA