Almodovar e Penelope Cruz, commuovono le sue "madri parallele" e le ferite ancora aperte del franchismo

Giovedì 2 Settembre 2021 di Adriano De Grandis
Penelope Cruz e Pedro Almodovar alla mostra del cinema di Venezia

VENEZIA - Pedro e le donne. Pedro e le madri. Pedro e la Storia. Pedro e il franchismo. Pedro e Venezia. Sono tanti i Pedro che si alternano al Lido, durante la presentazione del suo ultimo film Madres paralelas, film in Concorso e di apertura della 78ª Mostra di Venezia, che ha raccolto già notevoli consensi, lasciando aperta la porta a un riconoscimento finale. Che Almodóvar parli di donne e madri è abbastanza scontato, conoscendo la sua storia cinematografica. Meno che affronti per la prima volta uno snodo politico di grande attualità, come il revisionismo della recente stagione dittatoriale spagnola, il dramma dei tanti desaparecidos e la spinta che la destra, non solo iberica, ma di estensione europea, porta a rallentare una presa di coscienza storica sull'accaduto. Con i suoi occhiali neri e l'esuberante chioma bianca, Pedro ha capito che forse questa è diventata un'urgenza anche per i suoi film. Sentiamolo. Ed è veramente un'esternazione dura, sofferta.


«La memoria storica ancora in sospeso e il debito enorme verso le persone scomparse, sepolte in fosse comuni senza alcuna dignità, restano cicatrici sul presente del mio Paese, che non è riuscito ancora a darsi una legge seria, se non quella parziale e incompleta voluta da Zapatero nel 2007. Dopo 85 anni la ferita è ancora aperta, la Storia non ha ancora chiuso questo capitolo tragico. Siamo ormai arrivati alla generazione dei nipoti e dei pronipoti, ragazzi nati già al tempo della democrazia, che non hanno vissuto l'epoca terrorizzante della dittatura, tanto che noi a casa, quando io ero ancora giovane, si faceva fatica ad affrontare l'argomento. Quando nel 1978 è tornata finalmente la democrazia, si pensava che tutto fosse destinato già al passato e invece non è così nemmeno oggi. Il governo non fa praticamente nulla per questo e sentire certe frasi da un ex presidente del Consiglio come Mariano Rajoy è un insulto. Io con questa destra estremista attuale non entrerò mai in discussione. Non rifiuto la battaglia, ma sono personaggi deliranti. Il mio Paese, e non solo, vive un momento difficile, con partiti e politici che dicono cose anticostituzionali e che si comportano in modo volgare».

I DESAPARECIDOS

Tra tutti i morti, anche illustri, il poeta Garcia Lorca senza dubbio è il desaparecido più ingombrante: «Per me è sempre stato una fonte di ispirazione. Negli anni '70 quando cominciavo a girare dei Super 8, lui è sempre stato presente. Ma la Spagna è un Paese che ha permesso il suo omicidio brutale, senza interessarsi mai di trovare il suo corpo. E questo mi addolora».
A due anni dalla consegna del Leone d'oro alla carriera, il regista di Dolor y gloria e The human voice, per restare solo ai suoi film più recenti, torna a Venezia con la storia di due madri (Penélope Cruz e Milena Sint), che partoriscono contemporaneamente, allacciando un'amicizia dagli sviluppi impensabili: «Una storia di madri complesse e imperfette, dopo le tante onnipotenti che mi hanno educato e attraversato la mia vita. Una nuova storia di donne, che si somma a queste ricerche di corpi sotterrati e dimenticati. Scelte personali che fanno discutere, al pari di quelle sociali e politiche».
Una di queste, Janis, è una Penélope Cruz chiamata forse al ruolo più complicato della sua carriera: «Un nuovo viaggio con Pedro intenso e avvincente. Un regalo. Una nuova meraviglia scritta da un uomo al quale devo tutto se oggi sono un'attrice affermata. Il ruolo credo più difficile per me. Abbiamo lavorato per mesi, per dar vita a questo personaggio. Pedro concede sempre tutto il tempo necessario. Sono molto fortunata a lavorare con lui, gli sono molto grata. Quando squilla il telefono e vedo il suo nome, so già che mi chiama per fare un film assieme. E sono felicissima».

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