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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Nudi o vestiti in Parlamento? Ma il
new beauty look è MODO non Moda

 
E’  scoppiato:   prima sotto forma di interrogazione, poi come denuncia di scandalo, e ancora come proposta da analizzare e da studiare. Il  “nudi o vestiti . sì o no”  sta dilagando  come interrogativo  in  ogni trasmissione televisiva dedicata alla cronaca del nostro sociale, da colonne di quotidiani , da pagine dotte o solo scandalistiche in cui figurano immagini di donne più svestite che vestite, e di uomini imprigionati sotto completi “giacca , camicia e pantalone” dietro scrivanie invano popolate da ventilatori per calmare i quaranta gradi all’ombra di questa estate torrida. Ma il torrido c’entra davvero o è solo un pretesto per dare fiato alle trombe di una inchiesta che sta diventando  il nuovo tormentone dell’estate,  truccato ora da cenni femministi, ora da istanze maschiliste, ora da colorazioni politiche del tutto gratuite che mi fanno venire in mente la canzone di Gaber con lo spazzolino da denti di sinistra e quello per le unghie di destra?
Pare che a originare il tornado  ”nudo sì,  nudo no”  sia stato un selfie posto sul profilo di un deputato  (il quarantottenne Federico Mollicone ,  FDI) che , sotto il titolo  “Montecitorio Beach“, ha presentato  una serie di foto di deputate al Parlamento Italiano in abiti definiti  “ più da spiaggia che da Camera dei Deputati”. Indipendentemente dall’appartenenza politica, signore e signorine di ogni età appaiono in abiti estivi (ai quali siamo super abituati) che lasciano libere ampie zone di nudo, dai pantashorts scosciati a filo di glutei alle scollature che raggiugono senza confini zone sud lasciate  non  più solo  intuire, abiti decolletès che non si sa se copiati da una collezione di biancheria di Victoria Secret o da una capsule stile educanda a luci rosse, per non dire dei piedi in sandali nudi che scoprono i dialoghi delle dita in libertà.  
Giusto?  Sbagliato?  Pare che tra i primi a farne una questione da dibattere , a  esigere l’avvio di provvedimenti, sia stata una deputata  (Giusy Versace ? ) che starebbe  raccogliendo firme per una proposta di “abbigliamento decoroso”, una sorta di codice rosa per riportare, dice ,  “dignità e rispetto”.  
“ Non è sciatteria: è moda”  - ha sentenziato  la pentastellata  Maria Pallini,  “non è giusto che le donne possano venire alla Camera a braccia nude e noi  …  giacca e camicia” - squilla un  sostenitore delle pari  opportunità.  
“Per fare politica  dovrei rinunciare alla mia personalità ? “  chiede  Gabriella Carlucci,
Colpevole la moda? Prima di tutto vorrei esorare un cambio di termine  e chiamerei modo questo che non vuole più tenere conto della destinazione di un abito ma del suo quoziente  adatto all’  ormai irrinunciabile visibilità. Troppe cose sono cambiate da quando un vestito corrispondeva al desiderio di apparire più eleganti, anche più belle, interpreti di una seduzione sottile, da scoprire.  Oggi quell’eleganza è scaduta, datata, bellezza è quella che soddisfa la propria vanità: non sono gli altri che devono apprezzare ma io stessa , il mio selfie, il bisogno di esporre carne nuda che si evince anche passeggiando in una qualsiasi  via di  qualsiasi città  incrociando cosciotti in libertà, quintali di carne nuda in  esposizione, pantaloni corti che negli uomini  liberano  gambe irsute, o, senza distinzioni di genere, tatuaggi come piovesse che non possono  essere visti solo  da pochi intimi ma hanno bisogno di esporsi al giudizio di tanti, di tutti.  Pelle  libera, al vento. Pantashorts  a  confini di glutei  per donne anche oltre il quintale, seni strizzati sotto la bretella di uno zaino, camicette slacciate, buchi, i famosi  (costosi) buchi su jeans di tutti i generi.
Modo, abbiamo detto, un modo che certamente a chi era abituato a considerare un vestito un  incentivo all’eleganza, suona quasi nemico, in ogni caso irrispettoso. Ma il rispetto - come la bellezza che ha cambiato linguaggio - è relativo, cambia con il cambiare della società. O qualcuno vorrebbe un dress code stile ex-giudice Bellomo?
C’è, e per fortuna resiste, uno stuolo magari minoritario, di persone che amano ancora ciò che abbellisce nel senso di un’eleganza ricercata, che ci aiuti ad allontanarci  dalle espressioni brutali del mondo animale. Stiamo correndo verso pascoli popolati da bestie umane dai bicipiti sudati strizzati da zaini ponderosi , gonfiati dai pesi di  valige, borsoni, bimbi , carrozzelle e seggiolini con neonati , in angoscianti migrazioni turistiche nel globo terrestre,  in viaggi che abbrutirebbero un rinoceronte. Ne abbiamo esempi vicini a Venezia - ma non solo - quando sbarcano a frotte orde di umani con selfie  in canna e nudo a gogo.
 Non chiamiamola moda per favore ma modo, e armati di comprensione e di spirito “libertario”  cerchiamo  di  sopravvivere al “new beauty look”.  

Venerdì 12 Luglio 2019, 18:24
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