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Modi e Moda di Luciana Boccardi

A Venezia in Palazzo Ducale India
preziosa antica dal 3 settembre

Ci piace pensare che arriveranno su una nave nera che batte bandiera della pirateria, o cercare nel riflesso brillante di una pietra preziosa antica il fascino del mistero che da sempre aleggia intorno ai gioielli dell’India proibita, quel segmento di mondo che per secoli esisteva solo per potenti e regnanti, principi, maharaja, principesse avvolte in damaschi e sete intessute di luce e costellate di diamanti, smeraldi, topazi, ametiste.  Spille a coda di pavone interamente costruite con perle orientali, smalti, turchesi, lapislazzuli; anelli dotati di apertura segreta per il veleno di vipera da tenere sempre a portata di delitto, bracciali che si portano oltre il gomito e che si avvolgono nel braccio come per un racconto che si  snoda ineffabile e segreto. L’intera storia delle gemme e dei preziosi indiani dai tempi più antichi  abiterà a Venezia, in Palazzo Ducale, dal 3 settembre prossimo al 3 gennaio 2018 con la  Mostra promossa dalla Fondazione dei Civici Musei Veneziani, “Tesori dei Moghul e dei Maharaja :  la collezione Asl Thani” :  un viaggio dentro rituali antichi , usanze tramandate, lavorazioni di artigiani –artisti che conoscevano i segreti del colore di uno smeraldo,  i mutamenti repentini della luce di lapislazzuli, i riflessi degli zaffiri  del Kashmir, i vari rossi dei rubini del Badakhshan. Cinque secoli, dal XVI  al XX secolo che Gabriella Belli, direttore scientifico con il supporto di Gian Carlo Calza  ha voluto a Venezia nella sede più prestigiosa, il  Palazzo Ducale dove nei tempi in cui era la sede di Governo della Serenissima Repubblica di Venezia,  dall’India pietre e gioielli  rari, autentici tesori di arte orafa  i cui segreti di trattamento delle pietre risalgono  al tempo di Gengis Khan adornavano cappe e mantelli suntuosi di patrizi che sempre hanno privilegiato l’arte orafa dei paesi mediorientali,  dell’Asia,  dell’India misteriosa, non solo per il valore intrinseco dei materiali  ma per la bellezza delle lavorazioni e per il simbolismo ad esse legato.  Nell’India antica il gioiello ha sempre  costituito oggetto rituale, scaramantico, portatore di fortuna o di malasorte, talismano o dotato di poteri terapeutici la cui  credenza trova ancora spazi di fede.
 La collezione di proprietà dello Sceicco Hamad bin Abdullah Al Thani, della famiglia reale del Qatar, arriva perla prima volta in Italia.



 

Sabato 5 Agosto 2017, 10:24
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