Simone Biles soffre di «twisties»: ecco cos'è il disturbo che l'ha costretta al ritiro alle Olimpiadi

Venerdì 30 Luglio 2021
Simone Biles: «Soffro di twisties». Ecco cosa sono i «demoni» che l'hanno costretta al ritiro

I demoni di cui ha parlato Simone Biles, atleta Usa di ginnastica costretta al ritiro per dei problemi legati allo stress mentale, hanno un nome: «Soffro di twisties», ha spiegato lei dopo l'addio alle Olimpiadi di Tokyo. Già, ma cosa sono? Nello slang della ginnastica si tratta di quel pauroso senso vuoto, quasi si galleggiasse nello spazio, quando si volteggia in area e si perde qualsiasi punto di riferimento. Nell'esercizio e nella propria vita. «Ringrazio per tutto l'amore che ho ricevuto», ha detto la ginnasta Usa, con un messaggio via social a tutti coloro che le sono stati vicini, da Michelle Obama all'ultimi dei tifosi. «Mi ha fatto capire di essere qualcosa di più degli ori che ho vinto, cosa che non avrei mai immaginato prima».

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In effetti, a vincere tanto e a volare alto, si corre il rischio di perdere coscienza di sé. E un ginnasta questo non può permetterselo. Da Nadia Comaneci in poi, che la ginnastica non sia solo quei sorrisi a fine salto ma sofferenza e angoli oscuri è acclarato. Ma anche senza dittatori alle spalle o mostri tipo Nasser dentro casa, una normale vita da ginnasta olimpica ha risvolti di dolore che la vicenda Biles sta facendo emergere, e che gli Stati Uniti ora scandagliano con curiosità quasi morbosa. «Nel 2016 vinsi un bronzo al volteggio, ma per farlo ho dovuto affrontare i miei "twisties"», ha raccontato in un documentario la svizzera Giulia Steingruber. «Giravo su me stessa e non avevo più la sensazione di dove fossi: era orribile, una sensazione di vuoto. Ritrovavo un riferimento solo quando impattavo a terra».

Può essere molto doloroso, se esegui un "Amanar", salto all'indietro con due avvitamenti e mezzo che comportano capriola e avvitamento insieme: doveva essere il colpo da maestro di Simon Biles, ma per la perfezione serve talento e una dote che i medici chiamano "propriocezione", percezione del proprio corpo. Non sarebbe possibile tuffarsi ad Acapulco o vincere oro alle Olimpiadi, senza. Non è solo una banale "perdita di figura".

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Il "coming out" degli atleti

Biles, secondo il suo ex allenatore Boorman, ha esattamente quel "senso dell'aria" che nessun allenatore può insegnarti. Lì, nel vuoto, sa esattamente dove sta in ogni istante delle sue infinite rotazioni, che neanche un timelapse può catturare. «Negli allenamenti del mattino ho i twisties», ha raccontato Biles per spiegare i suoi «demoni», e pochi hanno capito a parte i tecnici. Che conoscono anche gli altri "slang" della ginnasta ferita. Come il "balking", il blocco di un esercizio a metà che diventa pericolosissimo nei salti mortali all'indietro. Resta da capire cosa ha causato, fuori dal tappeto, questo vuoto improvviso alla campionessa Usa. Ma la sua confessione ha aperto il vaso di Pandora e decine di ginnaste sui social hanno scritto «ho avuto twisties» anche io. E ora tutto il mondo sa che anche le ginnaste in gara senza Biles hanno demoni simili, ma nascosti.

 

Ultimo aggiornamento: 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA