Elena Aubry morta in moto, via al processo: 8 imputati tra funzionari comunali e ditta manutenzione strade

Sabato 23 Ottobre 2021 di Adelaide Pierucci
Elena Aubry morta in moto, via al processo: 8 imputati tra funzionari comunali e ditta manutenzione strade

A quasi quattro anni dallo schianto, sbarcherà in un'aula di giustizia il caso di Elena Aubry, la biker uccisa dal manto sconnesso dell'Ostiense il 7 maggio 2018. Il 10 gennaio a piazzale Clodio di fronte al gup Roberta Conforti dovranno presentarsi 8 imputati, tra dirigenti e funzionari comunali, e responsabili della ditta, tutti accusati di omicidio stradale in concorso per non essersi curati, secondo i pm, della manutenzione della strada. La richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Laura Condemi è stata notificata a Fabio Pacciani, Roberto Botta, Marco Domizi, Nicola Di Bernardini, Fabrizio Pennacchi, Alessandro Di Carlo, Paolo Fantini, Francesco Campagnoli.

Elena Aubry, processo fissato il 10 gennaio

 

In cima alla lista di pubblici ufficiali ci sono gli ultimi due direttori del dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, il Simu: Fabio Pacciani e Roberto Botta. Sarebbe stato loro dovere, per l'accusa, dare l'ordine di abbattere gli alberi, all'origine del dissesto dell'asfalto martoriato dalle radici.

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Anche Francesco Compagnoli, responsabile della manutenzione ordinaria del lotto 6 della grande viabilità, e Marco Domizi, responsabile della manutenzione stradale, sono del Simu. Nell'elenco anche due funzionari del Municipio X: Paolo Fantini, direttore dell'ufficio manutenzione, e Nicola De Berardini, direttore tecnico. Fabrizio Pennacchi è invece il rappresentante legale dell'azienda incaricata di effettuare i lavori in via Ostiense, mentre Alessandro Di Carlo era addetto alla sorveglianza.
LA MADRE
Per Graziella Viviano, la madre di Elena, che ha intrapreso una battaglia affinché, come dice, «le strade non uccidano più«, la fissazione dell'udienza preliminare è un passo importante. «Saremo tutte donne, dal pm al giudice - in quell'aula, ndr - Donne che, con a capo Elena, voglio pensarla così, hanno già cambiato l'orientamento della magistratura in questa materia. Prima di Elena non era concepibile portare alla sbarra le istituzioni. Da qualche tempo, dopo che un anno fa si è saputo che il pm, la dottoressa Condemi, lo aveva fatto, sono arrivate le prime sentenze e si è fatta un po' di doverosa giustizia».

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L'INCIDENTE
La mattina del 6 maggio 2018, su una via Ostiense assolata, Elena, 26 anni, universitaria e grafica, cavalca la sua moto verso Roma centro. Al suo fianco due auto e uno scooter. Ha un appuntamento di lavoro alle 11.30. Alle dieci e mezzo, lo schianto. La biker viene sbalzata contro il guard rail e poi lontano sull'asfalto. Uccisa dalla strada sconnessa, accerteranno le perizie. A conferma dopo mesi di indagini anche sei testimonianze. Tra cui quelle di un automobilista, un papà: «Guarda, come è prudente, ho commentato con mia figlia. L'avevamo confusa con una nostra dirimpettaia... Dopo un attimo l'ho vista volare».
 

 

 

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