Decreto sicurezza, Benciolini e Nalin: «Mille fantasmi senza controllo»

Venerdì 11 Gennaio 2019
IL PROBLEMA
PADOVA Mentre a Roma Sergio Giordani durante il direttivo dell'Anci lanciava un appello al premier Giuseppe Conte, invitandolo a trovare una soluzione, contemporaneamente a Palazzo Moroni Marta Nalin, che ha la delega al Sociale, incontrava don Luca Facco della Caritas e gli avvocati di strada per individuare delle contromisure per arginare gli effetti dell'applicazione del provvedimento. Le conseguenze del Decreto sicurezza, infatti, preoccupano moltissimo l'amministrazione. «Per effetto del Decreto Salvini, entro qualche mese potremmo avere in città almeno 1000 disperati che girano senza identità. Ben che vada saranno ridotti a mendicanti, ma molti potrebbero cadere nelle maglie della delinquenza. Chiedo quindi a Conte di dare ai sindaci risposte concrete e nel merito di queste evidenti criticità, tutte a carico, nei costi e nelle conseguenze, dei Comuni», ha detto il primo cittadino durante il vertice dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani. Gli uffici di Piazza Capitaniato, intanto, hanno calcolato che nelle prossime settimane saranno 950 le persone ora residenti nelle strutture dei Centri di accoglienza straordinaria, e registrate all'Anagrafe, che potrebbero diventare irregolari. «Saranno di fatto dei fantasmi spiega Francesca Benciolini, assessore ai Servizi Demografici . Oltre a loro subiranno l'effetto di questa legge i titolari di protezione umanitaria i quali, non potendola rinnovare, resteranno senza documenti, impossibilitati a proseguire percorsi avviati di lavoro e di vita, ridotti allo stato di irregolari. E l'Anagrafe, che ha il compito di fotografare la situazione, non potrà più farlo. Coloro che perderanno il diritto alla residenza continueranno a essere presenti in città, ma senza controllo».
LA GESTIONE
«Senza iscrizione all'Anagrafe - aggiunge Marta Nalin - gli immigrati non potranno accedere ai servizi, se non quelli a bassa soglia, per esempio in campo sanitario il pronto soccorso. Questo, oltre ad avere un costo sociale elevato, costringerà queste persone a mendicare nella migliore delle ipotesi, oppure a ingrossare le fila della criminalità. Perché quando non ci sono vie legali per mantenersi si finisce per usare quelle illegali». «Inoltre - hanno concluso entrambe - dobbiamo considerare che le persone oggi residenti nei Comuni della provincia, e che non saranno più regolari, si sposteranno a Padova, dove ci sono il pronto soccorso e più servizi, come le Cucine Popolari, grazie al volontariato. Ma dove anche la criminalità è più presente. Depotenziare lo Sprar, inoltre, sfila un'ulteriore possibilità di controllo. Non capiamo come questo Decreto possa essere definito Sicurezza, quando invece non fa che riversare problemi complessi sui Comuni».
Nicoletta Cozza
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