Un'impiegata spiegò il meccanismo agli inquirenti

Domenica 8 Giugno 2014
Un hard disk fedele, un paio di files compromettenti e le annotazioni della figlia del titolare di una cooperativa di Chioggia. Da qui è nato tutto, da un ufficio in via Maestri del Lavoro 70, sede amministrativa dell'Impresa San Martino Società Cooperativa, consorziata nel Co.Ve.Co, impegnata nei lavori alla bocca di porto di Chioggia. Se nel 1991, quando ancora Mani Pulite non era ancora nata a Milano, la Tangentopoli veneta cominciò con una cimice che un carabiniere piazzò in un ufficio di una società del Veneto Orientale, la caduta dei potenti lagunari è generata da una banalissima verifica fiscale a Chioggia. Perchè è lì che si cominciò a scoprire la ragnatela delle false fatturazioni, il rastrellamento di denaro da consegnare ai vertici del Consorzio, che si sarebbe poi occupato della distribuzione ai politici.
La data che resterà negli annali è il 6 marzo 2008. I finanzieri si presentano al presidente Mario Boscolo Bacheto, al vicepresidente Antonio Boscolo Cucco e al consigliere Stefano Boscolo Bacheto. I nomi che accendono il faro sono quelli di Istra Impex, società austriaca, e dall'italiana Corina. Le loro fatture insospettiscono, portano alla scoperta di documentazione extracontabile. Gli austriaci collaborano e i finanzieri capiscono che le operazioni fatturate sono inesistenti. Così si crea il "nero", che poi si scoprirà attuato su vasta scala. Ma è stata un'impiegata a fornire le dichiarazioni «analitiche, dettagliate, esaurienti e precise», come ricordano gli investigatori di allora, che ha confermato, oltre alle fatturazioni fasulle, l'esistenza di una contabilità parallela in nero. Era lei stessa redigerla, trasferendo su una chiavetta Usb le annotazioni che le venivano consegnate da Stefano Boscolo "Bacheto". E fu lui a dare l'ordine, dopo l'accesso delle divise verdi, di distruggere i documenti cartacei. Il consigliere della cooperativa non può parlare, perchè da mercoledì è ristretto in carcere.
Tutto cominciò dal file "nicla.boscolo 06" che conteneva alla colonna delle "uscite" elargizioni che non avevano riscontro nel mastro-cassa della contabilità ufficiale. I primi due nomi, con cifre, dell'inchiesta. Quello di "Tomarelli" con indicati "20.000 euro + 20.000" e di "Savioli" con le cifre "25.000 euro + 60.000". I primi 125 mila euro, le prime gocce di una marea inaspettata. Un dato accomunava Stefano Tomarelli e Pio Savioli. Avevano entrambi ricoperto cariche dirigenziali nel Consorzio Venezia Nuova, essendone stati consiglieri dal 2002 in poi. Mercoledì Tomarelli, già presidente del Consorzio Italvenezia e consigliere di Condotte d'Acqua, è stato arrestato. Savioli è solo indagato, perchè a suo tempo ha già vuotato il sacco.