Statali tutti in ufficio Partenza con turni e ingresso flessibile

Sabato 25 Settembre 2021

LA STRATEGIA
ROMA Dal 15 ottobre la modalità ordinaria di lavoro dei dipendenti pubblici è il lavoro in presenza. Parte con questa affermazione di principio il decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato dal premier Draghi. Un provvedimento che segue, temporalmente ma anche logicamente, il decreto legge di martedì nel quale viene definito l'obbligo di green pass per i lavoratori pubblici e privati. Questo testo sarà accompagnato da linee guida che sono in corso di definizione da parte dei ministri Brunetta e Speranza, in cui verranno indicati gli strumenti tecnologici necessari per le piattaforme che dovranno verificare il green pass.
I NODI
A valle del Dpcm è poi previsto un decreto del ministero della Pa che fissa le modalità per un rientro ordinato dei dipendenti, a cui seguiranno poi ulteriori linee guida. Si tratta del resto di un'operazione complessa che dovrà essere governata in tutti i suoi aspetti. Di fatto per la pubblica amministrazione italiana si tratta del ritorno alla situazione precedente l'emergenza Covid, quella che era stata disciplinata nel 2017 dalla legge dell'allora ministra della Pubblica amministrazione Madia, che poi è stata ulteriormente ritoccata. Si avvia quindi a chiudersi una fase iniziata un anno e mezzo fa, nel marzo del 2020; l'esecutivo punta ad un'attuazione rapida anche se ordinata e con qualche passaggio intermedio. A questo serviranno il decreto ministeriale della Pa e le relative linee guida. Uno dei nodi più importanti da sciogliere, che non riguarda solo i dipendenti pubblici ma li vede coinvolti in modo rilevante, è quello relativo agli orari di ingresso: sia per quanto riguarda l'afflusso dei lavoratori negli uffici, sia per i trasporti pubblici nelle ore di punta. La soluzione consiste in un'ampia flessibilità degli orari di entrata e uscita. Inoltre in attesa di nuove disposizioni sanitarie sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, nei casi in cui non potrà essere garantito il distanziamento sarà possibile ricorrere a forme di turnazione. La Funzione pubblica stima che i dipendenti pubblici non vaccinati siano 320 mila su circa 3,2 milioni: un'incidenza di circa il 10 per cento che può garantire un ritorno sicuro, anche tenendo presente il probabile progresso dei numeri della vaccinazione.
Il secondo capitolo dell'operazione è quello che riguarda lo smart working di domani, che nelle intenzioni dell'esecutivo dovrà essere un vero lavoro agile e non un semplice svolgimento a distanza della prestazione professionale, come quello deciso l'anno scorso sull'onda dell'emergenza. A regolarlo sarà la contrattazione, ma finché non c'è l'intesa con le organizzazioni sindacali sarà possibile solo in caso di accordo individuale e sulla base di alcuni principi che verranno esplicitati nell'atteso provvedimento ministeriale.
LA PIATTAFORMA
Quindi si potrà lavorare da casa solo a condizione che questa modalità non vada a pregiudicare o a ridurre i servizi resi a favore degli utenti, che sia predisposta una piattaforma digitale o un cloud (o altri strumenti tecnologici) per garantire la sicurezza delle comunicazioni tra lavoratore e amministrazione, che sia definito un piano di smaltimento degli arretrati e infine che vengano forniti al lavoratore stesso appositi strumenti. Finirà quindi l'era del lavoro da casa fai da te che era iniziata nelle settimane concitate del lockdown, con l'obiettivo di garantire in quelle condizioni difficili la continuità della macchina amministrativa.
Le modalità attuative confluiranno poi in una sezione del Piano integrato della pubblica amministrazione (Piao), strumento previsto dal decreto legge approvato nello scorso giugno per rafforzare la pubblica amministrazione in vista dell'afflusso dei fondi del Recovery Plan. L'obiettivo è dotare tutte le amministrazioni, dal prossimo primo gennaio, di uno strumento di semplificazione e pianificazione di attività e strategie.
Luca Cifoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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