Riciclaggio i dati del 2020. A Nordest Verona, Trieste e Bolzano sono ad alto rischio. Ci sono 17mila imprese "schedate" I numeri e le tabelle

Sabato 10 Luglio 2021
Riciclaggio, i dati del 2020

Riciclaggio, record di segnalazioni nel 2020 in Italia, ma il Nordest è in controtendenza per quanto riguarda questo dato. Prato, Milano, Napoli, Roma e Caserta le province più coinvolte. Per quanto riguarda il Nordest le province ad alto rischio sono Verona, Trieste e Bolzano.

Anche a causa degli effetti economici della pandemia, le segnalazioni sospette di riciclaggio segnalate dalla Banca d'Italia sono in aumento: 113.187 nel 2020 (+7% sul 2019). Lo rileva la Cgia di Mestre osservando che oltre il 99% di queste denunce sono per operazioni di riciclaggio di denaro, molto probabilmente di provenienza illegale e solo lo 0,5%, invece, riconducibile a misure sospette di terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa.

Riciclaggio in Italia

Le situazioni più critiche nelle province di Prato (352 segnalazioni ogni 100 mila abitanti), di Milano (331,3), di Napoli (319,6), di Roma (297,9) e di Caserta (247,5). Le province meno coinvolte, invece, sono state: Nuoro (76), Viterbo (75,5) e Sud Sardegna (57,8). La Cgia spiega che le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel tessuto produttivo del Paese avvengono sempre più spesso attraverso il ricorso ad attività usurarie o estorsive nei confronti di attività che, rispetto ad altre, hanno più risentito della crisi pandemica.

Le denunce fatte in riferimento ai reati contro il patrimonio sono diminuite in misura significativa: estorsioni (-6%); danneggiamenti (-15,4%); rapine (-18,1%); ricettazione (-26,5%); furti (-32,9%); contraffazione (-43,5%). Aumentate le truffe/frodi informatiche (+14,4%) e l'usura (+16,2%). 

Il giro d'affari

Secondo l'Istat il giro d'affari della criminalità organizzata in Italia ammonterebbe a 19,3 mld (dato del 2018) , per l'Università Cattolica Sacro Cuore-Transcrime sfiorerebbe i 30 mld (anno 2014) . Per la Banca d'Italia l'economia illegale tra il 2005 e il 2008 potrebbe aver pesato per oltre il 10% del Pil: attorno ai 170 mld. L'aumento delle segnalazioni di riciclaggio potrebbe trovare una sua giustificazione sul fatto che in questi ultimi anni gli impieghi bancari alle imprese hanno subito un netto calo. La stretta creditizia tra marzo 2011 e marzo 2021 è stata pari a 250,2 mld (-22,4%). Nell'ultimo anno, però, grazie alle misure a sostegno delle Pmi messe in campo dal governo Conte, i prestiti bancari sono aumentati di quasi 50 mld (+7,5%). Una inversione di tendenza importante, ma momentanea e, comunque, del tutto insufficiente a colmare la caduta verticale patita nell'ultimo decennio. Tuttavia, sono poco più di 176 mila le imprese che presentano crediti in sofferenza. Una condizione che non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate approvate nel 2020 con il «decreto Liquidità». Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario queste Pmi, a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini.

Fondo per la prevenzione dell'usura

Per evitare tutto questo è necessario incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell'usura. Uno strumento, quest'ultimo, presente da decenni, ma poco usato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione. Secondo il Ros le imprese senza liquidità sono facile preda delle mafie i cui capi hanno una quantità enorme di liquidità proveniente da operazioni illecite da reimmettere nel mercato. E così il finanziamento erogato alle imprese in difficoltà diventa il grimaldello per acquisire una partecipazione significativa nell' amministrazione societaria dell'impresa. Poichè l'imprenditore non è più nelle condizioni di restituire la somma ricevuta, col tempo i malavitosi diventano i nuovi proprietari. 

 

 

Riciclaggio a Nordest: Verona, Trieste e Bolzano a rischio alto

Sebbene a livello nazionale le segnalazioni sospette di riciclaggio ricevute dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia siano in aumento, nel Nordest, invece, diminuiscono: l’anno scorso le “denunce” sono state 12.105, 185 in meno rispetto al 20191. Oltre il 99 per cento del totale delle segnalazioni giunte nel 2020 riguarda operazioni di riciclaggio di denaro che, molto probabilmente, sono di provenienza illegale e poco meno dell’1 per cento, invece, sono riconducibili a misure sospette di terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa2.

Province a rischio riciclaggio in Vento, Fvg e Trentino Alto Adige

A livello provinciale le situazioni più critiche si registrano nelle province di Trieste (232 segnalazioni ogni 100 mila abitanti), di Bolzano (189,4), di Verona (186,2), di Padova (174,7) e di Vicenza (174,4). Rispetto al 2019, gli incrementi percentuali più preoccupanti si sono verificati a Bolzano (+29,2 per cento), a Belluno (+21,6 per cento) e a Gorizia (+17,9 per cento).

 

Più credito bancario alle imprese, meno infiltrazioni

La contrazione delle segnalazioni di riciclaggio avvenuta a Nordest potrebbe trovare una sua “giustificazione” nel fatto che in questo ultimo anno gli impieghi bancari vivi 3 alle nostre imprese sono tornati a crescere. Se tra il marzo del 2011 (picco massimo di erogazione dei prestiti bancari alle aziende) fino allo stesso mese di quest’anno, le aziende nordestine hanno subito una stretta creditizia pari a 27 miliardi di euro (-18,6 per cento), nell’ultimo anno, grazie alle misure a sostegno delle Pmi messe in campo dal governo Conte, i prestiti bancari sono aumentati di 8,7 miliardi (+7,9 per cento). Una inversione di tendenza importante, che potrebbe aver evitato a molte imprese il rischio di “incorrere” in operazioni economico/finanziarie poco trasparenti.

 

Quasi 17mila imprese “schedate”: sono quelle più a rischio

Tuttavia, sono poco meno di 17mila le imprese nordestine che presentano crediti in sofferenza. In altre parole stiamo parlando delle aziende e delle partite Iva che risultano essere “schedate” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi. Una classificazione che, di fatto, pregiudica a questi soggetti economici di accedere a prestiti erogati dalle banche e dalle società finanziarie. Una condizione che, ovviamente, non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate approvate l’anno scorso con il “decreto Liquidità” 5. Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario queste Pmi, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini.  Al 31 marzo scorso, le situazioni più critiche riguardano le province di Padova (2.500 imprese in sofferenza), di Vicenza (2.465) e Treviso (2.197).

 

La conferma anche dai Ros: le imprese senza liquidità sono facile preda delle mafie

Una platea di aziende, quelle segnalate alla Centrale dei rischi, a cui è pressocchè interdetta la possibilità di chiedere un “sostegno” alle banche che, rispetto alle altre, sono le più esposte al rischio di essere “avvicinate” dalle organizzazioni criminali. Una tesi che è stata confermata anche dai vertici dei Ros (Raggruppamento operativo speciale). In un’intervista rilasciata sul principale giornale economico del Paese6 ben prima dell’avvento della pandemia, il comandante Pasquale Angelosanto ha sottolineato come i mafiosi detengono una quantità enorme di liquidità proveniente da operazioni illecite da reimmettere nel mercato. Spesso, manager in doppio petto si offrono alle imprese in difficoltà come risolutori di queste crisi. Insomma, si presentano come una banca, anche se poi applicano ben altre regole. Il finanziamento erogato diventa il “grimaldello” per acquisire una partecipazione significativa nell’amministrazione societaria dell’impresa. Poichè l’imprenditore non è più nelle condizioni di restituire la somma ricevuta, col tempo i malavitosi diventano i nuovi proprietari.

Ultimo aggiornamento: 13:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA