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Costi insostenibili: chiude Vemars, la scuola degli ufficiali mercantili

Domenica 7 Agosto 2022 di Tomaso Borzomi
Un ufficiale in plancia

VENEZIA . Non c'è più niente da fare per Vemars (Venice Maritime School), il Consiglio di amministrazione ha stabilito la messa in liquidazione dei beni del centro studi veneziano. Un altro pezzo di città se ne va, dopo il covid i costi erano troppo alti per mantenere un centro che erogava 1.300 ore di lezioni all'anno nell'ultimo trentennio. Una scelta, quella di chiudere, che porterà alla dispersione di un patrimonio di conoscenze che chi vorrà approfondire dovrà andare a reperire altrove.

DOPO IL COVID
Il comandante Giovanni Faraguna Bon, ideatore del progetto e fondatore dello stesso, da anni si spende per quello che era un polo adibito alla generazione di figure professionali di primo piano per il mondo portuale e della laguna, spiega: «Dovranno andare da Ortona in giù, ammesso che abbiano i software necessari per provvedere all'erogazione della preparazione». «La scuola è stata chiusa per questioni economiche, con il covid e con la mancanza di contributi nazionali è andata in sofferenza economica», spiega il direttore. Faraguna prosegue: «Chiudere significa perdere un centro del nord Adriatico per la formazione di ufficiali di coperta e di macchina, oltre ai piloti che lavorano in laguna anche in condizioni meteorologiche avverse, come la nebbia. Offrivamo anche corsi radar strutturati per la nostra laguna e per la navigazione fluviale fino a Mantova». Il rammarico del rappresentante dell'istituto riguarda tutto quello che è stato fatto: «Gli allievi sostenevano la scuola contribuendo, ma i docenti erano abilitati alla divisione tre del Ministero e dal Comando Generale, oltre a lavorare in sintonia con la Capitaneria di porto».

ALTA TECNOLOGIA
Ora le prospettive sono di migrazione: «Chi vorrà ottenere i titoli dovrà andarsene altrove, noi avevamo un software il cui pagamento era stato effettuato per aggiornare le mappe di tutta la laguna, oltre a ottenere il modello matematico». Proprio le strumentazioni erano il punto di forza del centro: «Abbiamo un simulatore di manovra con dodici postazioni contemporanee, è nel magazzino sedici vicino all'Autorità di sistema portuale, in un capannone di duecento metri quadrati. Lo strumento è stabilito dalla normativa e vuole ricreare un ambiente vicino alla nave. Il concetto è proprio quello di essere a bordo, con la consolle e strutture conformi agli standard. Tutto è coerente con le normative».
Faraguna racconta poi il destino del centro: «Con l'ultimo cda è stabilita la messa in liquidazione, c'è dispiacere perché io ero comandante sull'Adriatica e ho voluto ricrearne l'ambientazione». Accusa il colpo Paolo Bonafé, segretario di Azione Venezia: «Ritengo veramente assurdo che gli organi preposti alla amministrazione del sistema portuale e di questa città (anche la neonata Fondazione Venezia) non trovino tra le pieghe del Pnrr i fondi disponibili per la formazione professionale degli addetti di un settore, la marineria, che per Venezia e per l'intera penisola italiana, dovrebbe essere una attività primaria».

 

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