Felicita Bevilacqua La Masa, la duchessa gentile con Venezia nel cuore

Lunedì 22 Febbraio 2021
Felicita Bevilacqua La Masa

Felicita Bevilacqua La Masa (1822-1899) Nobildonna, mecenate e benefattrice

 “Avrei voluto far molto bene all’umanità, ma gli scarsi mezzi non permettono di dare esistenza agli ideali che sorridevano a mio marito ed a me”. Malgrado il testamento di Felicita Bevilacqua La Masa contenga anche molti spunti critici e riflessioni amare sulle persone che l'avevano delusa o addirittura attaccata nei momenti difficili, la duchessa veronese che amò Venezia fino a farne la sua città, di bene riuscì a farne, eccome. Non fosse altro che sotto il suo nome e quello del marito, il generale garibaldino Giuseppe La Masa, ancora oggi l'arte giovane ha una casa felice, in laguna. E quella moderna e contemporanea un palazzo intero: Ca' Pesaro, che fu la sua dimora. Ma Felicita Bevilacqua fu molto più di questo; fu un esempio di sacrificio e abnegazione: nel seguire e supportare il marito e il fratello minore Guglielmo (il fratello maggiore, Girolamo, fu ucciso nel 1848 a Pastrengo mentre tentava di sottrarre la bandiera a un reparto austriaco); per salvare la sua famiglia, cercando di preservare il patrimonio e perpetuare la gloria e il nome dei Bevilacqua; per liberare la sua Patria e costruire la nazione italiana invocata da molti.

Nata a Verona nel 1822 dai conti Alessandro Bevilacqua e Carolina Santi (nel veronese la famiglia possedeva e viveva nel castello di Bevilacqua), a tredici anni rimase orfana del padre e fu la madre a reggere con forza le redini della famiglia. I Bevilacqua avevano avvicinato le posizioni sabaude da qualche decennio: in famiglia si respirava una posizione anti-austriaca che avrebbe influenzato la vita e le scelte di tutti i suoi componenti. A 23 anni, nel 1845, incontrò a Firenze il generale Giuseppe La Masa, originario di Termini Imerese; e sebbene la loro unione fu coronata solo diversi anni più tardi, fu fin da subito un grande amore: in lui Felicita proiettò un'idea di salvezza e di gloria per l'Italia. Tra il 1847 e il 1848 La Masa animò la rivoluzione a Palermo contro lo stato borbonico, per poi combattere in Veneto e a Roma durante la prima Guerra di Indipendenza. Ma il 30 aprile 1848 morì a Pastrengo il fratello Girolamo, mentre Felicita e la madre allestirono un ospedale da campo per soccorrere i feriti.

Per i Bevilacqua i danni della guerra furono ingenti e a questo si aggiunse il prestito imposto dall’Austria, di 200mila lire austriache. La situazione finanziaria fu sempre più critica e quando nel 1849 morì anche la madre, tutto ricadde sulle spalle di Felicita. La sua volontà combattiva la portò a resistere e quando, nel 1866, Venezia e il Veneto entrarono a far parte dello stato italiano, negoziò un prestito nazionale garantito a fronte dei suoi meriti patriottici, ammontante a 25 milioni di lire (94 milioni di euro attuali), considerato di rilievo nazionale. Nel frattempo il fratello Guglielmo era morto improvvisamente nel 1857, poco prima che anche sua moglie Ernestina perisse di parto insieme al figlio che portava in grembo; era stato lui, sei anni prima, a ottenere per sé e la sorella il titolo ducale, lo stesso anno in cui aveva acquistato Ca’ Pesaro. Rimasta da sola e con un patrimonio gravato da problemi finanziari, Felicita pensò di trasferirsi nelle Americhe con il generale La Masa.

Alla fine del 1858, dopo oltre tredici anni dal loro primo incontro, si sposarono. Nel 1860 Giuseppe La Masa partecipò alla spedizione dei Mille in Sicilia e la coppia viaggiò tra il castello di Bevilacqua, Verona, Venezia e Roma. Il prestito concessole dallo stato italiano sembrò risollevare le sorti della casata, ma fu un sollievo poco durevole: Giuseppe La Masa divenne cieco mentre un altro ramo Bevilacqua intentò una causa a Felicita per espropriarne il patrimonio, adducendo un’origine feudale che avrebbe escluso la linea di trasmissione femminile. Nel 1881 il generale morì e le vicende finanziarie del patrimonio di Felicita subirono nuovi violenti contraccolpi; la donna cercò sempre di difendere l’integrità dei possedimenti, ricorrendo a prestiti e continuando a coltivare la memoria del marito e il culto della tradizione familiare. Felicita trascorse gli ultimi anni a Ca' Pesaro. Morì a Venezia il 28 gennaio 1899. Per sua volontà sua erede universale fu l’Opera Pia Bevilacqua La Masa, oggi Fondazione, che a distanza di 120 anni – fedele alla sua missione – promuove, aiuta e forma, con gli strumenti e il supporto adeguati, i giovani artisti.

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA