La rivolta dei pescatori contro l'Europa: «Lasciateci lavorare»

Domenica 13 Giugno 2021 di Tomaso Borzomì
La protesta dei pescatori

VENEZIA - Sirene spiegate come un grido di aiuto per un settore che è in ginocchio. I pescatori di Chioggia e Caorle, ma anche della costiera Adriatica ieri, sabto 12 giugno, si sono riversati in laguna alle 11, entrando dalle loro bocche di porto, per manifestare il dissenso alle normative sempre più stringenti dell’Europa. Alle Zattere, di fronte alla Capitaneria di porto, si è formato subito uno spiegamento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa, anche se non ce n’è stata l’esigenza. I pescatori non hanno accennato il minimo contatto, in una protesta pacifica con il solo obiettivo di rivendicare il diritto al lavoro, per mantenere le proprie famiglie, senza preoccuparsi della fatica. Si alzano a mezzanotte e passano diciassette ore in barca al giorno, alternando sonno e veglia tra le onde e vedendo le famiglie solo nel fine settimana.

LAVORO DURO
Pioggia o vento non fa differenza, mare mosso o calmo nemmeno, le ondate sono compagne di viaggio con cui condividere la vita, perché alla fine: «Bisogna seguire il pesce dove va», raccontano. Le nuove direttive europee non permetterebbero proprio quel sostentamento utile alle famiglie e per questo il popolo della pesca si è riversato alle Zattere. Il prolungamento del fermo pesca, le nuove normative legate alle reti e le richieste di strumentazioni sempre più dispendiose stanno strozzando i lavoratori: «Ci stanno soffocando lentamente», spiega uno di loro. La passione per il mare è il vero impulso che sostiene i lavoratori del settore, ma ora le cose stanno diventando sempre più rischiose, a livello soprattutto economico. «Vogliono portare da 140 a 100 i giorni utili alla pesca, con reti differenti, per il rispetto dell’ambiente. Siamo noi i primi a voler sostenere il mare, perché è il nostro futuro e quello dei nostri figli», raccontano alcuni pescatori di Chioggia. Al punto che si sono dati un limite: «Potremmo lavorare 96 ore a settimana, ma ci siamo autoimposti un limite di 64 ore», continuano.

LE RICHIESTE
Una delle richieste di questi lavoratori è l’attenzione verso la specificità: «Non si può paragonare la pesca in oceano con quella in laguna. La laguna ha una sua peculiarità, così come l’Adriatico - continua un pescatore - Noi peschiamo con fondali a 40 metri, non si possono fare parallelismi con chi va a pescare su fondali di centinaia di metri». Alberto Cavallarin ha 38 anni, sulla sua “Stella polare” di 17 metri “vive”: «Non possiamo andare avanti così, oggi peschiamo come vogliono loro, ma noi vogliamo rispettare il mare, valorizzando anche il prodotto. Le famiglie le vediamo se va bene sabato e domenica, ma la domenica subito dopo cena dobbiamo dormire due ore, perché alle 23 c’è la sveglia e si parte». Su un’imbarcazione gli equipaggi sono da 7-8 persone, spesso padri di famiglia: «Facciamo anche cinque ore di navigazione per andare fuori, ma se c’è un problema al motore e si perde la giornata, viene comunque contata come lavorativa», spiega un altro pescatore. La volontà è solo quella di essere ascoltati, c’è chi è in mare da 20-30 anni: «Non ci sono statistiche che tengano, è l’esperienza che ti spiega cosa fare e cosa non fare». La politica ieri si è stretta attorno a loro, le parlamentari Giorgia Andreuzza (Lega) e Sara Moretto (Italia Viva), assieme alla parlamentare europea Rosanna Fonte (Lega) si schierano, così come l’assessore regionale Cristiano Corazzari, con i lavoratori: «Sono loro i custodi del mare» e «Non si possono calare dall’alto in basso normative, i pescatori sono le vere vittime», raccontano. Alessandro Scarpa Marta, consigliere delegato ai rapporti con le isole del Comune rivendica maggiore attenzione: «Bisogna trovare soluzioni specifiche per le diverse realtà. Ci sono in ballo i destini di migliaia di famiglie».
 

 

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