Mose, il provveditore alle opere pubbliche: «La relazione dei commissari vaga e poco sostanziale»

Venerdì 10 Aprile 2020
Mose, il provveditore alle opere pubbliche: «La relazione dei commissari vaga e poco sostanziale»
Relazione dei commissari sul Mose. Scoppia la polemica. «Pochezza della sostanza e vaghezza delle informazioni, che non significano niente se non denigrazioni senza costrutto né fondamento; sono inoltre riportate molte informazioni inutili allo scopo, molte informazioni ripetute, a volte contraddittorie»: così Cinzia Zingone, Provveditore alle opere pubbliche del Veneto, contesta la lettera di 29 pagine che i due amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova, che si stanno occupando dell'ultimazione del sistema Mose, Francesco Ossola e Raffaele Fiengo, hanno fatto recapitare agli inizi di aprile sul tema delle consulenze alla Commissione Ambiente della Camera, su interrogazione dell'on. Nicola Pellicani (Pd). Una relazione che è stata «girata» all'organo parlamentare per tramite del supercommissario Elisabetta Spitz attraverso la Prefettura di Roma, competente sulle nomina dei due commissari.

Nella sua missiva, Zincone sottolinea che a suo giudizio l'intento della relazione «sia quello di fuorviare il destinatario, in quanto vengono riportati dati incompleti e vengono messi a confronto elementi del tutto incoerenti e scorretti». Non si discute quindi in assoluto, afferma, che gli amministratori si sia avvalsi di un aiuto nello svolgimento delle loro attività «ma che questo sia stato eccessivo e pertanto ingiustificato, non sempre motivato da esigenze reali, anche a scapito di una struttura già esistente che ha operato per anni di comprovata esperienza».

Nel passo seguente Zincone rincara la dose. «Si ritiene anche che la competenza dei consulenti debba riguardare un'ampiezza di esperienza maturata per interventi di entità e di carattere analogo antecedente alla prima collaborazione affidata, anche nell'ambito di opere pubbliche e idrauliche». Duro il giudizio finale: «Certamente se gli Ams si fossero concentrati sulle funzioni a loro attribuite dal decreto di nomina non ci saremmo trovati oggi con la città ancora indifesa, con la devastazione della grande acqua alta del 12 novembre scorso - conclude - e con una produzione in libera caduta».
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