Caso Marco Zennaro, nuovo rinvio dell'udienza

Lunedì 29 Novembre 2021 di Nicola Munaro
Marco Zennaro

VENEZIA - L’ultima carta per allungare ancora una volta i tempi e trasformare sempre di più la vicenda di Marco Zennaro in una sorta di sequestro riconosciuto, è stata giocata ieri mattina in tribunale a Kartum, capitale del Sudan, lo stato centrafricano dove Marco Zennaro, 47 anni, imprenditore veneziano è di fatto ostaggio dall’1 aprile e a processo civile per una truffa su una partita di trasformatori che sarebbero stati difettati. 
In quella che, dopo due rinvii, era annunciata come l’ultima udienza con tanto di deposizione dell’accusatore, il miliziano Abdallah Esa Yousif Ahamed (zio di Mohamed Hamdan Dagalo detto “Hemeti”, il generale sudanese a capo delle milizie adesso al governo del Paese dopo il colpo di stato di fine ottobre) gli avvocati del miliziano hanno chiesto di acquisire e inserire nel fascicolo un atto noto da tempo: il contratto tra la ZennaroTrafo, la ditta di Marco Zennaro, e la società sudanese Gallabi per l’acquisto, da parte di quest’ultima, dei trasformatori. 
L’obiettivo dei legali del miliziano è quello di replicare con questo documento alla clausola sull’arbitrato presentata da Gallabi e dimostrare, così, che la merce venduta da Zennaro fosse difettata. 
L’udienza è stata quindi aggiornata a giovedì quando il documento dovrebbe - il condizionale è ormai d’obbligo - arrivare in aula e sbloccare così l’ultima udienza. Poi la Camera di consiglio e dopo circa due settimane quindi la sentenza, attesa tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022.


LA VICENDA
«È in corso l’estorsione del miliziano che tiene sequestrato Marco», il commento lapidario di Cristiano Zennaro, padre dell’imprenditore. Da quando è stato liberato, ma con il divieto di lasciare il Paese fino alla decisione del giudice, il quarantasettenne vive nell’ambasciata italiana da dove ha ricominciato a lavorare via web per la sua azienda. Il morale però è basso, complici i continui rinvii e un orizzonte che si allontana sempre più. 
La vicenda giudiziaria continua a trascinarsi da mesi. In piedi è rimasta l’accusa di uno dei due processi in sede Civile, dopo che i processi penali (sulle stesse contestazioni) sono stati vinti da Zennaro a cui è stata riconosciuta la bontà dei trafsormatori venduti alla Gallabi. La famiglia ha messo sul piatto una garanzia da 800mila euro per lasciare che la causa intentata dalla società di Dubai che accusava la ZennaroTrafo (l’impresa del 47enne veneziano) di non aver spedito delle forniture di trasformatori elettrici già pagati, prosegua anche senza la presenza dell’imputato. A trattenere l’imprenditore in questo momento è la mancata garanzia sulla causa presentata dal miliziano che, per ritirare la denuncia, vuole 975mila euro.

 

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA