Turista morto dopo la lite al camping: «Molestava la mia compagna, io l'ho solo spinto via, non volevo ucciderlo»

Venerdì 27 Agosto 2021 di Giuseppe Babbo
I carabinieri al camping Portobello
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CAVALLINO-TREPORTI - «Non volevo farlo cadere a terra, ma solo allontanarlo dalla mia compagna». È questa la spiegazione fornita al proprio legale, l’avvocato jesolano Rodolfo Marigonda, da Gianni T., il 56enne indagato dopo la morte di Waldemar Parschakow, un turista tedesco di 72 anni avvenuta martedì sera, 24 agosto, all’ospedale dell’Angelo di Mestre dopo tre giorni di coma.

L’INDAGATO
Originario di Mestre, residente a Cavallino-Treporti, dove lavorava come manutentore al campeggio Portobello di Ca’ Savio, sabato sera l’uomo è rimasto coinvolto in un alterco avvenuto all’esterno della struttura ricettiva. Una scena immortalata dalle telecamere di sorveglianza della stessa struttura ricettiva. E proprio in virtù di quelle immagini, il 56enne, di fronte al proprio legale, ha ricostruito quanto accaduto quella maledetta sera. All’interno del camping si stava svolgendo una serata musicale, con l’esibizione di una band locale che annovera tra i musicisti anche lo stesso manutentore. Ed è da qui che l’uomo, descritto come una persona provata e molto dispiaciuta per l’accaduto, ha fatto partire il suo racconto.

LA RICOSTRUZIONE
Ha ricordato come il turista tedesco, arrivato nel litorale nella stessa giornata di sabato, assieme alla moglie e alla figlia, era particolarmente euforico. E forse su di giri per effetto dell’alcol. «Era insistente – ha ricordato il 56enne – cercava di ballare con gran parte delle signore presenti». Insomma, l’ospite avrebbe tenuto un atteggiamento sopra le righe. Troppo. E per questo a un certo punto sarebbe stato allontanato dal camping. Soprattutto dopo che avrebbe tentato di abbracciare una ragazzina. Per questo il 72enne è stato invitato ad uscire dalla struttura. Ed è stato lì, ad alcuni metri di distanza dalla recinzione del camping, che si è consumata la tragedia, con l’uomo caduto a terra battendo il capo sul cordolo di un marciapiede. Il tutto sotto gli occhi di altre due persone e a poca distanza della moglie corsa in strada poco dopo. «Ho visto quell’uomo avvicinarsi alla mia compagna – ha ricordato Gianni T. al suo legale – sempre con il solito modo di fare: dopo quello che era successo prima volevo solo allontanarlo, per questo ho appoggiato le mani sul petto. Non volevo farlo cadere». Parole che nei prossimi giorni dovranno essere vagliate dai carabinieri della Compagnia di San Donà e dai colleghi di Ca’ Savio, che hanno avviato da subito le indagini, visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza e ascoltando i testimoni, compresa la compagna dell’indagato.

RIENTRO IN GERMANIA
La notizia ha suscitato una grande impressione in tutto il litorale, dove anche ieri non si parlava praticamente d’altro. Per i gestori del camping Portello, che si sono messi immediatamente a disposizione dei carabinieri, hanno parlato di grande dolore e sgomento per quanto accaduto. Massima l’assistenza fornita alla moglie del 72enne e alla loro figlia, una ragazza disabile che necessità di particolari attenzioni. Ieri mattina al camping è arrivato un autista inviato dall’Adac, l’Automobil club tedesco, che già ieri pomeriggio ha riaccompagnato in Germania le due donne. Martedì prossimo, intanto, si terrà l’autopsia sulla salma del turista.

L’ASSOCAMPING
A ribadire come nel litorale non ci sia un problema sicurezza è Francesco Berton, presidente di Assocamping: «Quanto accaduto è molto grave e triste al tempo stesso – dice – Siamo sicuro che la magistratura saprà fare chiarezza su quanto successo e chiarire ogni responsabilità. Questo episodio rimane una vicenda isolata, ci sentiamo di sottolineare come il nostro Comune sia sicuro su ogni fronte, circostanza che rafforza la nostra offerta turistica».
 

Ultimo aggiornamento: 18:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA