Giorgio Lago, il grande giornalista che sul Gazzettino trasformò Paolo Rossi nel Pablito nazionale

Lunedì 14 Dicembre 2020
Giorgio Lago ritratto da Matteo Bergamelli

Giorgio Lago (1937-2005) giornalista, direttore de Il Gazzettino

In dodici anni di direzione de “Il Gazzettino” – dal 1984 al 1996 – il giornale raddoppiò le copie vendute e si attestò nella diffusione tra i grandi quotidiani nazionali. Ancora oggi Giorgio Lago, che successivamente divenne editorialista del gruppo Espresso-Repubblica, è molto ricordato per quella sua felice esperienza di direzione, che si accompagnò a un crescente approfondimento della questione dell’identità veneta, della quale divenne uno dei massimi studiosi e divulgatori.

Figlio di Abele Lago, segretario comunale originario di Tombolo, e di Emma Giovanna Francescon, maestra elementare originaria di Mel, Giorgio Lago nacque a Vazzola – nel trevigiano – il primo settembre 1937, terzo di quattro figli. Si formò al liceo classico Canova di Treviso e poi all’Università di Padova, dove studiò giurisprudenza. Attirato dalla politica, si avvicinò quasi per caso al giornalismo sportivo, iniziando la sua carriera nel 1963, alla redazione milanese di “Supersport”, passando poi a “Tuttosport”: erano gli anni del Milan di Nereo Rocco e dell’Inter di Helenio Herrera.

Nel 1968 tornò in Veneto per fare l’inviato de “Il Gazzettino”, del quale finì per diventare caporedattore della redazione sportiva. Nel frattempo si era sposato con Emmina Chiavacci e aveva avuto i figli Paolo e Francesco. “Io sono fatto di due cose – amava dire di se stesso –: del liceo Canova di Treviso e dei sei anni trascorsi a Milano: anni che mi hanno insegnato tutto. Allora c’erano due scuole di giornalismo sportivo: quella padana di Gianni Brera e quella napoletana di Gino Palumbo. La prima era tecnica, la seconda più patriottarda, anima e cuore. Mi dicevano che io ero a metà strada”.

Dal 1963 al 1984 seguì raccontò quattro Olimpiadi e cinque Campionati del Mondo di calcio, trascorrendo diversi mesi all’estero come inviato speciale. Fu testimone di eventi sportivi e storici come la partita Italia-Germania del 1970, l’attentato terroristico alle Olimpiadi di Monaco nel 1972, la vittoria italiana della Coppa Davis nel 1976 nel Cile di Pinochet, le medaglie di Nadia Comaneci alle Olimpiadi di Montreal nel 1976 e il trionfo azzurro ai mondiali di calcio di Spagna del 1982. Quattro anni prima, in Argentina, proprio lui aveva coniato per Paolo Rossi il soprannome di “Pablito”. Il 20 giugno 1984 la svolta: la nuova proprietà del quotidiano scommise su di lui e lo avvicendò alla direzione di Gustavo Selva. Furono anni di impegno giornalistico e di scommessa su un territorio, quello del Nord Est, che era alla ricerca di una identità; Giorgio Lago iniziò a tracciare i confini di questo enorme laboratorio economico, culturale e sociale, e uno dei primi a indagarne i contenuti con metodo.

La politica, altro suo amore, non lo aveva mai abbandonato, ma Lago decise di interpretarla al servizio dei cittadini, con una idea di federalismo che partisse dal basso, scevra da ideologie. Nel 1995 scrisse la famosa “Lettera aperta ad un Sindaco del Nord Est” e poco dopo lanciò il “Movimento dei Sindaci” assieme all'allora sindaco di Venezia Massimo Cacciari e a quello di Oderzo Giuseppe Covre. L'anno successivo lasciò “Il Gazzettino” e divenne editorialista del gruppo L’Espresso-Repubblica dove continuò a scrivere interventi che spaziarono dallo sport alla politica, dalla cultura all’economia.

Sempre nel 1996 pubblicò per Neri Pozza insieme a Gianni Montagni il libro-intervista “Nordest chiama Italia”. Resistette al corteggiamento dei partiti e volle mantenere una posizione laica. Morì a Castelfranco Veneto, a soli 67 anni, il 13 marzo 2005. Il suo lascito è ancora vastissimo: tutti i suoi scritti – articoli, lettere, materiali relativi ai convegni dei quali fu relatore, talvolta accompagnati dalle bozze dattiloscritte e dalle annotazioni – sono conservati al “Centro Studi Regionali Giorgio Lago” dell’Università di Padova. Parte di questi materiali sono raccolti nel volume “Il facchino del nordest. Giorgio Lago, un'eredità da raccogliere. Trent'anni di giornalismo critico”, edito nel 2006 da Marsilio; altri volumi contenenti il suo pensiero sono “L'inguaribile Riformista”, curato da Paolo Possamai, e “C'era una volta il Nordest”, a cura di Francesco Jori e Gianni Riccamboni. Nel nome di Giorgio Lago sono nati una Associazione a scopo culturale e civile e un premio giornalistico. Il comune di Vazzola gli ha dedicato la biblioteca e l'auditorium.

Ultimo aggiornamento: 15:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA