Fincantieri, 12 dirigenti indagati per i subappalti: ecco tutti i nomi

Giovedì 7 Novembre 2019 di Davide Tamiello
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 VENEZIA Ci guadagnavano tutti: i titolari delle aziende, che ottenevano prolungamenti dei lavori in appalto e i dirigenti, che arrotondavano i loro stipendi con bustarelle e regali. Tutti, tranne gli operai. L’ultimo anello della catena produttiva, nel quadro investigativo dipinto dalla guardia di finanza di Venezia, era il motore (inconsapevole) del meccanismo, sfruttato e vessato tra paghe da miseria e condizioni capestro prive di ferie, tfr e straordinari. L’inchiesta del nucleo di polizia tributaria, coordinata dal pubblico ministero lagunare Giorgio Gava, al momento conta 34 indagati, tra figure apicali di Fincantieri e titolari di aziende, un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per uno di questi, il bengalese Mohammad Shafique, a capo di due ditte di Mestre, la Gazi e la Cnb Srl, e un sequestro di 200mila euro, soldi che secondo l’accusa sarebbero stati sottratti ai lavoratori. Ieri mattina le fiamme gialle hanno eseguito 80 perquisizioni tra le varie sedi dei cantieri navali (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Campania, Puglia e Sicilia) per i reati di sfruttamento della manodopera, corruzione tra privati, dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture false.
 
LE DENUNCE
L’indagine era partita nell’estate del 2018. A farla scattare una serie di denunce presentate agli uffici della finanza da degli operai, che lamentavano appunto pesanti condizioni di sfruttamento: paga da 5 euro l’ora, niente tredicesima, niente ferie, niente tfr. Fincantieri, da protocollo, prevede criteri rigidi anche per il trattamento economico-contributivo di chi lavora in subappalto: come aggirarli, dunque? Il sistema utilizzato era quello della “paga globale”: in busta veniva certificato il compenso in base al contratto nazionale, ma poi al lavoratore veniva corrisposto un importo di gran lunga inferiore, aggiungendo voci fittizie. Bastava annotare un minor numero di ore, un (fasullo) anticipo di tfr o qualche compenso aggiuntivo. Shafique, indagato per sfruttamento della manodopera, tra le sue due ditte aveva 56 dipendenti, ed è a lui che la procura ha requisito quei 200mila euro (129mila alla Gazi e 71mila alla Cnb). Oggi, assistito dall’avvocato Federico Veneri, comparirà davanti al gip Francesca Zancan. Per gli investigatori, diretti dal tenente colonnello Gianluca Campana, gli operai sfruttati, principalmente albanesi e bengalesi, sarebbero almeno 200 tra quelle 19 aziende che si occupano di carpenteria e saldatura: Oltre alla Gazi e alla Cnb, infatti, sono coinvolte altre 11 ditte tra Mestre e Marghera (Dieffe Group, Gma, Gvek, Gold Bengol, Carpent Marine, H&S Marine, Hera Cruise, Consorzio Evs, Alf Service,Consorzio gs e K2) più la Arpa (Mogliano Veneto, Treviso), la Arcobaleno (Ancona), la S&A (Martina Franca, Bari), la Ship Building Enterprise (Vicenza), la Ro Welding (Rovigo) e la Generazione vincente (Napoli). I lavoratori venivano costretti ad accettare quelle condizioni, pena il licenziamento. Pur di tenersi il posto, quindi, abbassavano la testa. Per un bengalese non è solo una questione di stipendio: il lavoro è anche una condizione fondamentale ai fini del permesso di soggiorno.
I DIRIGENTI
Ma non finisce qui. Le aziende per finire nei tempi le commissioni, costringevano a turni massacranti i loro dipendenti, richiedevano un maggior numero di ore a Fincantieri (quindi un maggior compenso), anche a volte a lavoro comunque ultimato. Per la procura, però, questi favori non erano gratuiti: i dirigenti di Fincantieri sarebbero stati “ammorbiditi” con regalini (orologi, pc, vari gadget di elettronica) e contanti (le bustarelle andavano da un minimo di mille a un massimo di 50mila euro). In dodici a finire nel registro degli indagati per corruzione tra privati: Andrea Bregante, 42 anni, (Genova), Vito Cardella, 44 anni, (Palermo), Francesco Ciaravola, 50 anni (Castellamare di Stabia, Napoli), Carlo De Marco, 72 anni (Trieste), Luca De Rossi, 50 anni (Mira, Venezia), Alessandro Ganzit, 41 anni (Tavagnacco, Udine), Paolo Reatti, 56 anni (Trieste), Matteo Romeo, 48 anni (Morgano, Treviso), Massimo Stefani, 48 anni (Fiesso d’Artico, Venezia), Mauro Vignoto, 49 anni (Spinea, Venezia), Francesco Zanoni, 65 anni (Mirano, Venezia) e Antonio Quintano, 52 anni (Mira, Venezia), direttore del cantiere della “Costa Firenze” varata ieri. Le perquisizioni sono state effettuate nei vari cantieri d’Italia in cui i dodici hanno lavorato. Le aziende, per accumulare il credito per le tangenti, avrebbero utilizzato il classico metodo delle false fatture.
Davide Tamiello
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