Mappa del rischio contagio in Europa: in Italia, Nordest "rosso scuro". La Regione Veneto: «Non ci riguarda» Cosa può cambiare per i viaggi

Lunedì 25 Gennaio 2021
La mappa del rischio contagio per l'Europa: In Italia, Veneto e Friuli Venezia Giulia diventano "rosso scuro"
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La pandemia Covid dilaga in tutta Europa, costretta ad aggiornare anche la divisione "in colori" dei vari Stati del continente. Da una parte il governatore del Veneto, Luca Zaia, aspira a tornare in zona gialla dalla prossima settimana, dall'altra l'Europa, in una simulazione sul "rischio contagio", inserisce l'Italia tra i paesi con zone che rischiano la classificazione, "rosso scuro", e fra queste potrebbero esserci Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, oltre alla Provincia autonoma di Bolzano. Se così fosse,  le tre regioni italiane sarebbero sottoposte all'obbligo di test e quarantena per poter viaggiare nell'Ue. Va subito precisato, tuttavia, che la classificazione europea non ha effetti sulla modulazione interna all'Italia in fasce (bianca, gialla, arancione rossa), aggiornata settimanalmente dal Ministero della Sanità.

La "smentita" della Regione Veneto 

Dalla Regione Veneto, tuttavia, fanno sapere che il Veneto non rischia la zona rosso scuro, anzi, è abbondantemente sotto i parametri. E il governatore del Veneto Luca Zaia contesta la validità dei dati dell'Ecdc che ritiene «non realistici. Immagino che l'Ecdc - dice - parta dalla considerazione che i dati italiani siano uniformi. È un errore di fondo che porta a dati fuorvianti. Bisogna ribadire per l'ennesima volta che il numero di positivi a settimana su centomila abitanti dipende dalle positività che si trovano facendo tamponi. Basta applicare la proprietà transitiva, ma anche stavolta non è stato fatto, secondo la quale chi fa tanti tamponi trova tanti positivi, chi ne fa meno, ne trova meno».

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Zone rosso scuro

L'Italia è tra i Paesi Ue con alcune zone, quindi, che diventano "rosso scuro", la nuova colorazione per le aree europee ad alto rischio Covid. Lo ha detto il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, anticipando i risultati di una simulazione della nuova mappa del contagio in Ue realizzata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc -European Centre for Disease Prevention and Control).

«Dieci-venti Paesi Ue» presentano zone ad alto rischio che passano nella categoria "rosso scuro": tra questi ci sono ampie zone del Portogallo e della Spagna e alcuni territori in Italia, Francia, Germania e Paesi scandinavi, ha detto.

Quando scatta il rosso scuro?

L'aggiunta del rosso scuro serve «per riflettere l'alto livello di infezioni parzialmente legate a nuove varianti di Coronavirus». Ha spiegato il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, presentando la proposta della Commissione Ue sui viaggi dentro e fuori ai confini Ue. «La nuova categoria» di rischio «si applica alle aree in cui il tasso di notifica delle infezioni di 14 giorni è di 500 o più», ha aggiunto. 

L'impatto su viaggi e spostamenti

La Commissione europea, in sostanza, ritiene necessario scoraggiare fortemente i viaggi non essenziali evitando però la chiusura delle frontiere o proibizioni generalizzate di viaggi mantenendo in funzione il mercato interno e le catene di offerta delle merci. Questo il quadro di riferimento delle proposte di Bruxelles agli Stati che comprendono, oltre alla nuova mappa delle zone a rischio con l'introduzione delle aree a colore rosso scuro anche un'azione per limitare al minimo i viaggi non necessari.

Test e quarantena obbligatori dalle aree rosso scuro

Per chi viaggia dalle aree "rosso scuro" (oltre 500 contagiati su centomila persone nei precedenti 14 giorni) gli Stati dovrebbe rendere obbligatorio il test prima dell'arrivo e la quarantena successiva. Inoltre gli Stati dovrebbero ricorrere più massicciamente ai test prima della partenza anche per le zone arancioni, rosso o grigie. Chi torna a casa deve poter fare un test dopo l'arrivo. Chi vive nelle aree frontaliere è esentato da alcune delle restrizioni di viaggio: se ha bisogno di attraversare frequentemente il confine, ad esempio per motivi familiari o di lavoro, non dovrebbe essere sottoposto a quarantena e la frequenza dei test richiesta dovrebbe essere proporzionata alle situazioni specifiche.

Se la situazione epidemiologica su entrambi i lati del confine è simile, non dovrebbe essere imposto alcun requisito di test.

In linea generale, la Commissione indica che gli Stati dovrebbero richiedere ai viaggiatori provenienti da aree extra Ue di disporre dei un test negativo PCR prima della partenza effettuato almeno 72 ore prima della partenza: i cittadini Ue, residenti e familiari possono farlo dopo l'arrivo. Misure più strette per chi proviene da aree interessate alle varianti del virus. Questi i criteri per modificare le restrizioni sui viaggi non essenziali: tasso di notifica dei casi nei precedenti 14 giorni per centomila abitanti non più alto di 25; asso di test superiore a 300 su centomila abitanti; percentuale di positivi non superiore a 4%; natura del virus in relazione alle varianti. 

Alto Adige

«Purtroppo, le valutazioni si basano soprattutto sull'incidenza settimanale (sui positivi ogni 100mila abitanti), senza mettere questo dato in correlazione ai numeri di test effettuati, ovvero il numero test ogni 100mila abitanti. Seguendo questa logica una regione che non effettua test non avrebbe problemi, perché avrebbe un'incidenza di zero». Commenta a caldo  il governatore altoatesino Arno Kompatscher (e anche il suo omologo emiliano in serata) le affermazioni del commissario Ue sul rischio «rosso scuro». La giunta provinciale domani - 26 gennaio -  valuterà possibili misure e un eventuale invito a usare mascherine Ffp2.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA