Anziani blindati per il Covid, la casa di riposo: «Servono nuove regole»

Lunedì 28 Settembre 2020 di Enrico Galeazzo
MESTRE - Anziani “reclusi” nelle case di riposo per evitare contatti con il virus. Familiari arrabbiati perché non possono andare a trovare i propri cari e tante lettere, appelli a Ulss e Regione in cui si chiede di risolvere la situazione. «Per gli ospiti delle Rsa, vivere, è diventata una pesante disperazione senza fine». Si leggono queste parole nella lettera aperta scritta a metà settembre da un gruppo di familiari di ospiti della residenza per anziani Anni Azzurri di Favaro. Destinatari il presidente del Veneto Luca Zaia e il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben. Le famiglie denunciavano il fatto di non aver mai potuto accedere all’interno della struttura, ma solo nel giardino, dove da luglio, muniti di mascherine e separati da un plexiglass che li colloca a tre metri di distanza, possono incontrare i propri cari per mezz’ora 2 volte alla settimana. 
Parole che a quanto pare non sono rimaste inascoltate dal momento che Enrico Brizioli, amministratore delegato di Kos Care, il gruppo che gestisce anche la residenza assistenziale di Favaro, ha deciso di dare una risposta. «Abbiamo letto l’appello dei parenti dei nostri ospiti per le difficoltà che stanno vivendo a causa delle limitazioni a visite e contatti con i loro cari, restrizioni motivate dalla necessità di tutelare la loro salute e dettate dalla normativa vigente. Siamo vicini a loro in questo momento e comprendiamo pienamente la sofferenza che stanno vivendo».
Parole di solidarietà, dunque, ma quali soluzioni si possono trovare per rendere meno amara la vita a ospiti e familiari?. «Questa pandemia ci sta forzando verso la ricerca di un nuovo equilibrio nella definizione del mandato stesso delle strutture per anziani e dei rapporti tra Aziende Sanitarie, erogatori, ospiti e familiari», risponde Brizioli.
Le Residenze, compresa quella di Favaro, nascono per perseguire essenzialmente due scopi: supportare le famiglie e garantire agli ospiti la migliore qualità di vita possibile. «Ma perché questo percorso virtuoso si verifichi le strutture devono essere aperte, sia alle famiglie per garantire lo scambio emotivo sia al territorio per garantire una continuità di stimoli di vita vissuta agli ospiti - prosegue l’amministratore delegato di Kos Care - Il Covid ha messo in crisi questo modello. Apertura al territorio, se da un lato significa continuità vitale e il mantenimento dei legami affettivi, dall’altro significa esposizione al virus e quindi rischio per la salute e la sopravvivenza degli ospiti delle residenze, persone non semplicemente anziane, ma molto spesso non autosufficienti con una salute molto fragile e diverse patologie concomitanti». 
Ma non è tutto, il contesto infatti è complesso, delicato ed in ballo ci sono pure le indagini in corso da parte della magistratura. «Trovare un nuovo equilibrio è un compito molto difficile con cui le autorità sanitarie si sono misurate e si misurano continuamente nella definizione delle norme e delle indicazioni operative più efficaci, con l’obiettivo di contemperare la necessità di tutelare la salute degli ospiti e le esigenze affettive loro e delle loro famiglie - spiega Enrico Brizioli - Da parte nostra, ci stiamo impegnando per trovare nuove modalità e strumenti per favorire questi incontri, garantendone la massima sicurezza».
Infine una proposta e un’apertura alla speranza: «Auspico che sia possibile far convergere le energie di tutti in un dibattito aperto, non solo veneto ma nazionale, con l’obiettivo di trovare un nuovo equilibrio fatto di nuove soluzioni gestionali, nuove modalità di erogazione dei servizi, nuove sensibilità nella gestione degli spazi e delle relazioni per garantire veramente la miglior qualità di vita possibile ai nostri grandi anziani». 
Soluzioni che, quindi, per Brizioli, devono essere trovate non per una singola struttura, ma aprendo una sorta di tavolo di trattativa a livello nazionale in cui vengono elaborati progetti e idee per garantire il bene comune, gli interessi di tutti, familiari, operatori e, soprattutto, degli anziani. © RIPRODUZIONE RISERVATA