«Il 98% degli hotel costretto a chiudere, sarà dura riprendersi da quest'anno»

Giovedì 2 Aprile 2020 di Roberta Brunetti
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VENEZIA - Un crollo verticale: il 98% degli alberghi chiusi a Venezia, attività azzerate anche sul litorale. Sui 3.150 alberghi di tutta la regione, saranno aperti una ventina calcola il presidente della Federalberghi del Veneto, Marco Michielli. Mai un marzo è stato così nero per il turismo nel Veneto. Gli operatori del settore si sforzano di essere ottimisti, di pensare al futuro. Non è facile. Se per il settore balneare e montano si spera nell'estate, a Venezia ormai si confida nella lontana Biennale, la cui inaugurazione è slittata al 31 agosto. Tutti danno per perso quest'anno nero. E l'obiettivo, per tante attività, è di sopravvivere per tornare a respirare solo nel 2021. In questo momento molte strutture stanno valutando se riaprire d'estate. Siamo il settore più colpito da questa batosta - contina Michielli - perché siamo i primi ad aver chiuso e saremo gli ultimi a riaprire. Di questo il Governo deve tenere conto. Serve un occhio di riguardo per le nostre imprese e per i lavoratori stagionali che solo in Veneto sono 110mila.

LA CITTÀ D'ARTE
A Venezia l'Ava, nel corso di marzo, ha seguito oltre 250 procedure di chiusura per altrettanti alberghi. Gli alberghi aperti sono pochissimi. Qualche piccolo hotel a Venezia, a servizio anche dei medici dell'ospedale che non tornano a casa. E qualche struttura a Mestre che lavora con i tecnici di Marghera conferma il direttore dell'associazione, Claudio Scarpa. Complessivamente in città il settore conta 8mila addetti diretti, che salgono a 30mila considerando l'intera filiera. Voglio premettere che sono orgoglioso della gestione veneta dell'emergenza continua Scarpa -. Ha brillato e questo ci aiuterà anche per la ripartenza. Poter vantare un sistema sanitario all'altezza sarà importante per far tornare i turisti d'Oltreoceano. Ciò detto, prima si riparte meglio è. L'economia non può sopportare a lungo un fermo totale. Ma Scarpa già immagina una ripartenza difficile, con un turismo di prossimità, a cui non eravamo abituati, con risultati economici inferiori alle attese. Arrivi, quindi, soprattutto italiani o dai paesi vicini. Questo sarà un anno di sangue. Sulla riapertura non si possono ancora azzardare previsioni, ma noi stiamo già facendo progetti. Il Comune dovrà mettersi una mano sul cuore e una sul portafogli per una grande campagna di promozione internazionale del brand Venezia. Quello che l'Ava, insieme all'amministrazione comunale, aveva iniziato a fare a inizio anno per riparare ai danni d'immagine causati dalle acque alte di fine 2019. Ma ora servirà un intervento molto più importante. Almeno un milione di euro. Ora che si hanno meno risorse è il momento di investire
IL LITORALE
Preoccupazioni comuni anche agli albergatori del litorale, dove l'avvio della stagione è stata interrotto bruscamente. Poche le attività che avevano aperto, soprattutto per i gruppi. Hanno dovuto chiudere in fretta. La vera apertura doveva essere per Pasqua e i ponti di aprile. Tutto annullato. Solo a Jesolo gli alberghi sono 360 con 6mila addetti calcola il presidente dell'associazione albergatori della località balneare, Alberto Maschio Rispetto alle città d'arte, finora abbiamo subito un po' meno. Ma non ci sono certezze sul futuro. Sappiamo che questa sarà una stagione negativa. Quando riprenderemo a lavorare avremo un calo del 50% del lavoro, forse più. Ma perché l'apertura di un albergo sia sostenibile serve una percentuale minima. Per questo, più che ai lavoratori, serve un sostegno alle imprese che così, a loro volta, possono impiegare gli addetti. Un taglio del 50% del fatturato non si può ammortizzare.
Roberta Brunetti
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Ultimo aggiornamento: 10:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA